Fano, scoperti gli autori e mandanti dell’incendio del rPesce Azzurro: sono dei colleghi ristoratori

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26 luglio 2014

L'attuale nuovo Pesce Azzurro

L’attuale nuovo Pesce Azzurro

FANO – Quelle fiamme avevano sconvolto Fano. Il Pesce Azzurro, istituzione fanese, era stato ridotto in cenere. Erano le ore 00,55 del 15 giugno 2010 e un rogo di vaste proporzioni, e di difficile spegnimento, provocava la completa distruzione di tutta la struttura, pari a circa 1.600 metri quadri di superficie, sede del ristorante causando danni alla Coomarpesca per almeno 500.000 euro. A questi poi devono essere aggiunti i mancati guadagni e in considerazione che il self service viaggia a circa 1.000 pasti al giorno (10 euro il costo del pasto) i conti sono presto fatti. Per questo motivo la Coomarpesca cercava di riaprire, anche se in maniera provvisoria, prima di realizzare la nuova moderna struttura, da lì ad una una ventina di giorni.

Sgomento e dolore per tutti: turisti e non

L’episodio aveva destato clamore e allarme tra la popolazione, non solo a Fano, essendo il Pesce Azzurro un tipico locale della marineria fanese, frequentatissimo sia dalla popolazione indigena che dai numerosissimi forestieri di passaggio per turismo o lavoro. Erano sotto gli occhi di tutti, infatti, le lunghe file di persone all’ingresso negli orari di apertura, attirate dalla sua caratteristica di servire specialità di pesce fresco, pescato nel mare locale dalla marineria fanese e offerto a buon mercato.

Le indagini: prima sicurezza, fu incendio doloso

Sin da subito, dalla pronta azione sul posto di personale del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Fano e di quelli del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Pesaro e Urbino, era compreso come l’incendio fosse di origine dolosa. Le telecamere installate a protezione della proprietà, i cui filmati venivano sottoposti a sequestro avevano infatti immortalato due figure scavalcare la recinzione per entrare nell’area. Pochi minuti dopo si era osservato il bagliore dell’incendio e, quasi contemporaneamente, le stesse due figure saltare velocemente la recinzione e allontanarsi per la stessa via dalla quale si erano introdotte.

Una tanica di plastica con 4 litri di benzina

Peraltro, in quello stesso punto, a ridosso del muro di recinzione ed all’esterno dello stesso, veniva trovata una tanica di plastica da 5 litri, contenente circa 4 litri di benzina verde, anch’essa sottoposta a sequestro. Era noto agli inquirenti come alcuni ristoranti gravitanti nella zona della Sassonia di Fano non navigassero in buone acque, essendo sempre scarsamente frequentati, a fronte dell’elevatissimo numero di persone richiamate dalla concorrenza, costituita dal limitrofo locale “PESCE AZZURRO”.

Atteso che tale stato dei fatti poteva costituire senza dubbio un solido movente posto alla base di quanto verificatosi, e che la distruzione del locale sarebbe stata certamente risolutiva per le sorti commerciali della concorrenza, in considerazione che le vicende relative alla tanica di carburante, come detto rinvenuta nei pressi del punto di accesso dei probabili autori dell’azione delittuosa, costituiva un forte collegamento con un personaggio di origini pugliesi, da tempo residente a Fano e altri personaggi collegati all’entourage di quest’ultimo, nell’immediatezza si avviavano, con carattere d’urgenza, una serie di attività infoinvestigative coordinate dalla Locale Procura della Repubblica riferibili alle persone sottoposte ad indagini.

Il vecchio Pesce azzurro

Il vecchio Pesce azzurro

Le indagini mirate in Puglia

Le successive complesse e articolate indagini permettevano di appurare che i responsabili di tale barbaro gesto risultavano facenti parte di un sodalizio criminoso incardinato in Puglia. Motivo per cui, nel mese di febbraio 2011, la locale Procura della Repubblica trasmetteva gli atti per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e, poiché del fascicolo trasmesso a Bari facevano parte anche gli atti e le risultanze investigative pertinenti l’incendio del noto locale ristorante “PESCE AZZURRO”, la direzione dell’attività veniva assunta dalla suddetta Autorità Giudiziaria.

Nel successivo mese di maggio 2012, a seguito dello stralcio della posizione riguardante l’incendio del ristorante PESCE AZZURRO, gli atti pertinenti a quell’episodio venivano restituiti all’Autorità Giudiziaria di Pesaro che iscriveva il nuovo procedimento penale, delegando i Carabinieri della Compagnia di Fano e quelli del Nucleo Investigativo di Pesaro per l’esecuzione di un supplemento d’indagine.

NEI GUAI UNA FAMIGLIA PUGLIESE RESIDENTE A FANO: ANCHE LORO RISTORATORI

Le indagini hanno consentito di raccogliere inconfutabili indizi di colpevolezza, concordanti nel far ritenere i soggetti, nei rispettivi ruoli, responsabili dell’incendio che ha distrutto il ristorante all’insegna PESCE AZZURRO, facendo emergere che:

una coppia di coniugi, di origini pugliesi, da tempo residenti a Fano hanno ideato il proposito criminoso, mossi dalla volontà di eliminare la concorrenza che danneggiava il ristorante da loro gestito. A tale proposito si rivolgevano a un malavitoso gravitante a Barletta, affinché li supportasse nell’intento, individuando soggetti capaci di eseguirlo materialmente.

Per entrambi, si è accertata la pericolosità sociale degli stessi desunta dalle risultanze investigative e rafforzata dalle univoche indicazioni fornite dalle persone informate sui fatti, che nell’ambiente avevano gravitato in quel particolare momento storico.

ANCHE UN IMPRENDITORE FANESE

Un imprenditore fanese, concorrente nel reato, lo ha finanziato, mosso dalla medesima volontà di eliminare la concorrenza che danneggiava il ristorante in questione, anche per evitare che il fallimento dell’azienda, della quale era socia la moglie dell’imprenditore, potesse recar loro pregiudizio.

GLI ESECUTORI MATERIALI

due pluripregiudicati pugliesi si sono adoperati per ingaggiare gli autori materiali dell’incendio, individuati nel territorio di loro influenza, supportandoli, mantenendo contatti con loro per tutta la durata della trasferta finalizzata ad eseguire l’azione delittuosa. Due pluripregiudicati che hanno eseguito materialmente l’azione, all’uopo raggiungendo Fano in treno nelle prime ore della mattina del giorno precedente l’incendio, permanendo a Fano per l’intera giornata e ripartendo, con l’intendo di eludere qualsivoglia controllo utilizzando come mezzo di spostamento il treno dalla stazione ferroviaria di Rimini, due ore dopo l’incendio. Località quest’ultima raggiunda in macchina per il tramite dei mandanti.

L’azione, che ha provocato un ingentissimo danno economico alle vittime, e grave pericolo causato dalla vastità dell’incendio prodotto, che ha distrutto un’area di notevoli dimensioni, ha visto coinvolti soggetti che sono inseriti in un ambiente criminale consolidato, nell’ambito del quale si sono dimostrati profondamente introdotti ed operanti. Il locale imprenditore che inizialmente a tale ambiente pareva estraneo, aveva tuttavia dimostrato di ben destreggiarvisi con certre dinaimiche tipiche della malavita pugliese, cosicché le risultanze emerse circa il suo coinvolgimento diretto, unite alle prove raccolte che già lo avevano fatto ritenere un favoreggiatore, lo inseriscono ora pienamente nel ruolo di concorrente nel reato.

 

Un commento to “Fano, scoperti gli autori e mandanti dell’incendio del rPesce Azzurro: sono dei colleghi ristoratori”

  1. pippo scrive:

    Che brutta storia, cominque non dimantichiamo mai che “siamo tutti a sud di qualcuno…”

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