Vallefoglia, Formica e le note sul convegno di sabato sulle Unioni

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10 marzo 2015

Formica

Gudio Formica

Guido Formica*

VALLEFOGLIA – Ascoltare Piero Fassino, attuale sindaco di Torino e presidente in carica dell’Anci, è sempre un piacere. Non si può non apprezzare la sua lucidità di politico riformista e di tenacia piemontese.

Ho conosciuto Fassino diversi anni fa a Roma ad una conferenza nazionale sul lavoro. E già allora proponeva temi innovativi sull’argomento. Nell’ultima scelta congressuale del suo partito, il PD, ha aderito alle tesi dei “rottamatori”. Anche sabato mattina il suo intervento ha lasciato intendere, a mia personale interpretazione, dopo alcune critiche allo Stato, al governo, che i Comuni devono difendersi ma anche un po’ autoriformarsi.

Comunque sabato mattina alcuni conti non sono tornati. A parte per Vallefoglia che secondo le slides proiettate sembra aver “ottenuto” dal risparmio derivante dalla fusione, in 7 mesi, almeno 400 mila euro… meglio così.

Quello che non torna è che c’è stata una netta contrarietà alle riforme votate e ormai applicate alle Province. Ma vorrei ricordare che la riforma Del Rio porta proprio il nome dell’ex-sindaco di Reggio Emilia, nonché ex presidente dell’Anci, nonchè sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché braccio destro del rottamatore oggi alla guida oltre che del Pd, dell’intero Consiglio dei Ministri. Quindi la riforma in un certo senso parte politicamente proprio dalle rappresentanze degli Enti Locali. Non serve lamentarsi di oscuri tecnici di ministeri che “brutti e cattivi” fanno cose senza conoscere la realtà dei comuni. Può essere vero, anzi sarà sicuramente vero, ma è anche vero che questi provvedimenti li hanno votati sotto forma di decreto prima, i componenti politici del governo come sempre, e poi sotto forma di legge i componenti politici del parlamento. Se i conti non tornano ….è perchè forse erano tutti distratti in quei momenti.

La realtà secondo me è un’altra. Il sistema attuale presuppone di avere istituzioni forti e adeguate, a qualsiasi livello: sono troppe le Regioni forse, alcune troppo piccole, come erano troppe le Province, ecc. e forse troppi sono i comuni o tanti piccoli comuni sono troppi. Se il principio di adeguatezza è un principio importante ..si parta da questo perchè tutto il resto è letteratura. Nessun nega il valore politico istituzionale di difesa di un territorio e di una identità. Ma Forte Apache alla fine è sempre caduto. Quindi meglio l’autoriforma degli Enti Locali (piuttosto che aspettare il solito provvedimento finanziario che va a incidere sull’autonomia) che presuppone una classe dirigente fatta da politici, da amministratori locali, da funzionari pubblici, da imprenditori, rappresentanti del mondo del lavoro, con una visione coraggiosa, ed incosciente a volte, ma comunque strategica per il futuro, futuro che non sarà mai né come il passato che vogliamo ricordare né come il presente che vorremmo.

La difesa della “montagna” italiana non passa solo dall’esistenza del comune di “Santa Rocca” (se esiste) ma da altre questioni. Lo spopolamento non dipende dal fatto se esiste il municipio o meno in quel posto (fatto comunque importante) ma dal lavoro, dalle condizioni di lavoro che possono essere create o meno a favore di un territorio e dei suoi cittadini …. e allora la questione diventa “questione nazionale”, non più comunale o provinciale. L’inurbamento verso la costa dipende appunto da un certo tipo di sviluppo a cui ci siamo dedicati fino ad oggi e che è ora di invertire.

Altrimenti la difesa di Forte Apache diventa la difesa di posti, poltrone e poltroncine…come sempre.

La Legge 241 del 1990 già parlava di unioni e dopo 10 anni di fusione obbligatoria. Fu modificata proprio perché nessun comune aveva aderito per paura di fondersi. Oggi le fusioni si fanno più per premialità finanziaria che per convinzione. E questo non va sicuramente bene o per lo meno non basta.

Serve una visione politica del problema che i partiti non riescono o non vogliono proprio affrontare. Ma il PD che oggi ha un ruolo centrale non può, come non ha fatto in passato, non affrontare.

Il declino nella nostra unione di Pian del Bruscolo, nata con grande entusiasmo, paga questa assenza di visione, questa paura di rompere gli equilibri: abbiamo il palazzo con gli uffici vuoti e il comico (o il dramma) è che gli artefici di questa assenza di strategia oggi sono arrivati in massa al palazzo, più numerosi che in passato….

Ed infine…

La fusione di Vallefoglia è forse la fusione più interessante di tutte quelle che si sono verificate fino ad oggi. Comuni non proprio piccoli e tempo strettissimo, come non mai. In 3 mesi si è riusciti a far partire un Comune nuovo anche con un referendum con purtroppo bassa partecipazione, per quanto favorevole al passaggio storico. Altre realtà hanno seguito iter lunghi, grandi studi e non so cos’altro.

Per fare le fusione servono l’intuizione dei sindaci, la responsabilità dei consigli comunali, che in democrazia rappresentativa sono i depositari della volontà popolare e politica, ma soprattutto servono le capacità dei funzionari che hanno fatto il lavoro “duro e sporco” di preparare un ente nuovo. Senza questo “furore amministrativo”, senza cioè la consapevolezza e le capacità di chi amministra tutti i giorni (non nei bar) tra migliaia di regole e procedure, senza questa essenza, non si governa e non si riesce a far funzionare nessun processo, per quanto nobile e intuitivo sia.

L’autoriforma dal basso è anche questa, rendere la Pubblica Amministrazione efficace, efficiente, responsabile e consapevole.

Ma ora dopo questo incontro di sabato, dopo che l’unione ha impegnato (ho detto impegnato e non speso… sia chiaro!!!!) 1.500 euro per il convegno, i comuni dell’Unione Pian del Bruscolo, la strana maggioranza ibrida e totalizzante (18 consiglieri su 19) che governa oggi l’Unione… cosa farà? riempirà le stanze o le svuota? o aprirà solo i cassetti? Ma per tutto questo… credetemi… non serve un convegno con la presenza di 2 presidenti Anci per quanto bravi, serve la volontà difficile di autoriformarsi, e non solo di mantenere in ordine e bello l’orto di casa.

*Già sindaco di Sant’Angelo in Lizzola

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