Drudi: “Camera di commercio, un nuovo modello organizzativo regionale per darci una grande occasione”

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14 marzo 2015

Alberto Drudi*

I temi di uno Stato più leggero, di una pubblica amministrazione più efficace, di una governance dei territori che vada in direzione anche di un risparmio sui centri di costo non possono non riguardare anche il sistema delle camere di commercio. E proprio l’ente camerale di Pesaro Urbino – su questi come su altri temi, sollecitati dalle imprese – è da tempo schierato in prima linea, nella convinzione che pensare a una diversa organizzazione sul territorio delle camere di commercio delle Marche sia soprattutto un esercizio di buon senso verso quello che ci ha portato la crisi negli ultimi sei anni e la migliore risposta a quello che chiedono le aziende.

Certo, nel conto vanno messi i tagli straordinari, pesantissimi, che abbiamo dovuto subire in questi ultimi anni, e che ci hanno spinto da un lato a una profonda riorganizzazione interna, ma anche a dolorose scelte sul fronte dei progetti a beneficio del sistema economico locale.

Da semplici cittadini, chiediamo alla pubblica amministrazione di dimagrire e alla burocrazia di diventare leggera e (possibilmente) alleata delle imprese. Come operatori del sistema economico locale, inoltre, vediamo che anche il sistema delle associazioni sta realizzando nuove forme di presenza sul territorio, perché molte aziende chiudono e gli imprenditori hanno modificato profondamente le loro necessità e richieste.

Insomma, intorno alle camere di commercio lo scenario è molto chiaro e l’unica strada percorribile per continuare a essere protagonisti della vita economica di questa regione è pensare a un modello aggregativo, che – pur salvaguardando le specificità di ogni singolo territorio – possa conservare quell’efficacia e quella vicinanza alle imprese, che è nel dna del nostro ente. Le camere di commercio sono utili, sono un punto di riferimento e continueranno a esserlo: non ci sono dubbi in questo senso. Quelle delle Marche possono, dunque, continuare a progettare e realizzare quel progetto di razionalizzazione (anche dei costi), che non ha alternative se si vuole continuare a recitare quel ruolo di regia dell’economia della regione.

Sono alcuni degli spunti che abbiamo condiviso con i colleghi di Ancona e con i quali abbiamo aperto un confronto trasparente e significativo sui contenuti operativi di una possibile aggregazione, lasciando assolutamente fuori gli aspetti legati alla cornice; per continuare a usare una metafora, ci siamo chiesti cosa mettere dentro la scatola, invece che pensare a come confezionarla.

Come presidente dell’ente di Pesaro Urbino, sin da tempi non sospetti, ho spinto in direzione di un’unica azienda speciale regionale e ho espresso la disponibilità alla creazione di due camere di commercio delle Marche ed eventualmente anche una sola se ce ne fossero le condizioni. Proprio grazie a questa posizione, ci sono già stati alcuni incontri con la Regione Marche per la costituzione di un unico soggetto, partecipato sia dalle camere e dalla Regione (che metterà a disposizione le risorse), per sviluppare le politiche di internazionalizzazione.

Su questo percorso di condivisione, invito anche i colleghi residenti delle altre camere marchigiane, perché si possa sviluppare una politica che tenda a unificare il sistema, portando un contributo di idee, di sensibilità e, perché no?, anche di specificità del territorio. Ma è un percorso che ci impone di guardare avanti, di procedere in modo deciso senza tornare indietro: abbiamo la straordinaria occasione, infatti, di disegnare un nuovo modello organizzativo, lasciando ancora una volta un segno tangibile sul sistema economico della nostra regione, che su questi temi non può più considerarsi plurale.

 

*Presidente della Camera di Commercio di Pesaro Urbino

Un commento to “Drudi: “Camera di commercio, un nuovo modello organizzativo regionale per darci una grande occasione””

  1. Michele Marchese scrive:

    Il problema Camcom, come può notare uno che “naviga” a 360 gradi, non è locale, regionale ma nazionale. D’altro canto il sistema ad oggi in Europa e non solo è in pratica solo in due nazioni: Italia e Spagna
    Non sono il solo ad auspicare le Camere di commercio, con tutti i servizi alle imprese, passino sotto la vigilanza del Ministero Sviluppo Economico, eliminando l’assurdo e illegale “diritto camerale” e dando la possibilità alle imprese, tutte, di creare le loro strutture (sull’esempio di Rete Impresa Italia) con iscrizioni libere e con ruoli di proposte e suggerimenti per la crescita e la tutela delle imprese. In ogni caso, se si dovesse confermare lo status quo, prevedere le elezioni per la formazione dei nuovi Consigli camerali, unico modo perché eletti ed elettori siano veri imprenditori e non cercatori di prebende e affari. E gli esempi, anche recenti, mi danno stimolo e ragione.

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