Pesaro Studi, giorni contati. Ma gli studenti?

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14 marzo 2015

PESARO – Un po’ come se vi avessero venduto una macchina, prospettato una strada, vi avessero fatto fare un bel po’ di chilometri e a un certo punto, senza se e senza ma, vi obbligassero a cambiare itinerario e a salire su un furgone. Che per quanto può essere esteticamente bello, con più accessori, affascinante o semplicemente l’unica soluzione possibile, è un altro mezzo rispetto a quello promesso per arrivare al traguardo. Dall’altra parte, però, c’è chi ha le sue buone ragioni. La prima, quella più cruda: è finita la benzina. Anche perché nel frattempo tutti i soci che affiancavano il Comune nel “rifornimento” hanno salutato e se ne sono andati via. “Il decentramento delle sedi universitarie non è cosa da giorni nostri” ha spiegato il sindaco Ricci. La corsa di Pesaro Studi, partita nel 1997, è giunta agli sgoccioli. Si trova a un bivio che pende, tantissimo, verso una strada che appare già segnata: arrivare alla fine dei corsi (improbabile) o chiudere già da settembre e spostare tutto a Urbino (molto probabile, ma con il sostegno del Comune di Pesaro che avrebbe comunque un peso economico in grado di non far uscire Pesaro dal polo studi provinciale). Il Senato accademico è previsto per il 17 marzo: per Pesaro Studi sarà l’anticamera della fine. Quando spiegato giovedì scorso, durante il faccia a faccia pubblico, non ha chiarito del tutto la situazione e per questo, lunedì, ci sarà il bis alla presenza del sindaco Matteo Ricci e del rettore Stocchi. Gli studenti pesaresi lamentano una colpevole disinformazione e su questa base hanno presentato una petizione in Comune e Rettorato: avevano visto in Pesaro, e non in Urbino, la sede ideale per i loro studi con motivazioni (non trascurabili) che vanno dal trovare casa in affitto o un lavoro da affiancare agli studi. Ovvero: sulla scelta avevano influito anche questioni esterne alla qualità del corso. La minaccia? Cambiare università, se non ci sarà la possibilità di conseguire il diploma a Pesaro. Ovvero, si chiedono almeno altri 2 anni abbondanti. Gli studenti hanno la solidarietà dei docenti, del personale Ata e di tutto il mondo (locali, esercenti, ecc) che ruota intorno all’università pesarese. Ma di che cifre parliamo? Da una parte ci sono poco meno di 1000 studenti suddivisi nei corsi di Informazione, media e Pubblicità, Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni, Lingue e culture straniere e il corso Infermieri, dall’altra 700 mila euro all’anno di contributo che il Comune spende.

 

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