Vuelle: la rimessa perfetta è sinonimo di ottimismo

di 

16 marzo 2015

Vuelle contro Venezia (foto Danilo Billi)PESARO – Chissà quante volte in allenamento è stata provata una rimessa con meno di un secondo da giocare. Azione che non ti consente tante variabili, perché o liberi dopo una serie di blocchi un tiratore per una conclusione istantanea o provi il cross al centro, parafrasando il calcio, mettendo il pallone nella vicinanza del ferro nella speranza di un tocco decisivo verso il canestro avversario. Coach Paolini ha scelto la seconda opzione, con il tuo miglior passatore – Wright – a fare la rimessa, senza servire il tuo miglior saltatore – Judge – come la difesa avversaria si poteva aspettare, ma liberando Ross ad un metro dal ferro, con la terna arbitrale che fa il suo dovere, fischiando il fallo subito da LaQuinton, con tanto di instant replay consultato per vedere se la penalità era arrivata prima che i tabelloni si colorassero di rosso. Il resto lo ha fatto il numero 0 biancorosso, che si presenta in lunetta con la solita calma e, senza patire l’emozione, trasforma entrambi i liberi e consegna alla Vuelle la settima vittoria stagionale, la quarta sotto la gestione Paolini, in una giornata che, aspettando il risultato di Roma-Reggio Emilia, è stata estremamente positiva per la Consultinvest, che ha visto le dirette concorrenti uscire tutte sconfitte, con la la coppia Avellino-Capo D’Orlando ferma a quota 16, il trio Pesaro-Varese-Roma a 14 e Caserta ferma a 7 punti, con la Vuelle che sa di poter contare sul due a zero negli scontri diretti sia con l’Acea che con l’Upea.

Ma non è stata una bella partita quella contro i siciliani, tutt’altro, con tanti, troppi errori nei primi venti minuti di gioco commessi da una Victoria Libertas confusionaria e imprecisa, incapace di difendere il proprio canestro dalla fisicità di Hunt e Campbell e affidando la fase offensiva al solo Chris Wright. Ma, se va riconosciuto un pregio alla Consultinvest della gestione Paolini, è quello che non va mai fuori ritmo, infischiandosene del punteggio espresso dal tabellone e continuando a giocare il suo basket, che non sarà il più spettacolare del campionato, ma che gli consente di rientrare anche da passivi pesanti (meno 14 ad inizio del terzo quarto), cosa che non succedeva sotto la guida di Dell’Agnello.

Questa Vuelle sa di non poter mai vincere con scarti in doppia cifra, non avendo 80 punti nella mani, e sa che per portare a casa i due punti deve restare in scia dell’avversario fino all’ultimissimo minuto, per giocarsi il tutto per tutto nei finali punto a punto. Scelta rischiosa ma praticamente inevitabile, con l’esito del match condizionato da tantissime variabili e dalla bravura della squadra avversaria (vedi Sassari). Anche a Capo D’Orlando la Vuelle ha rischiato il patatrac, con quella tripla di Mcgee a 43 centesimi dalla sirena che sembrava avesse sancito la sconfitta della Consultinvest, colpevole di aver fallito per due volte la possibilità di portarsi sul più quattro e di non aver fermato il gioco con un fallo per evitare di subire la tripla decisiva, ma gli dei del basket avevano deciso che fosse Pesaro a portare a casa questi due punti e, grazie al timeout saggiamente conservato dallo staff biancorosso, la Vuelle è riuscita a confezionare quell’azione provata e riprovata cento volte in allenamento, magari controvoglia, pensando che nelle partite ufficiali non saranno poi così tante le occasioni di metterla in pratica, ma spesso sono i particolari a fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta, anche se la fortuna stavolta ci ha messo lo zampino.

I PIU’…

Chris Wright
What if? Dove sarebbe la Vuelle senza Wright? E’ una domanda fortunatamente retorica, perché Chris fa ormai parte integrante di questo gruppo, di cui è l’indiscusso leader sul parquet. Quello che detta i ritmi per i compagni, senza dimenticarsi di mettersi in proprio quando serve. Poi si può sempre discutere sulle sue forzature e su qualche passaggio a vuoto difensivo, ma come sarebbe stata la classifica della Consultinvest senza il suo ingaggio? Meglio non saper la risposta, perché potrebbe non piacere.

Tiro da tre e tiri liberi
Pesaro inizia male sia dalla linea dei 6,75, sia dalla lunetta con quei tre errori di Lorant nel primo quarto, poi nella ripresa aggiusta la mira infilando triple importanti con Wright, Musso e Ross e anche dalla lunetta la mano non trema, sia al capitano, che sfrutta una chiamata generosa della terna arbitrale su una sua entrata, sia a LaQuinton, che corona un grande ultimo quarto con i liberi della vittoria.

Palle perse
Pesaro ne perde solamente dieci contro le diciotto degli avversari, merito di un miglior bilanciamento delle conclusioni e di una buona pressione difensiva che ha costretto l’Upea a forzare diversi passaggi.

…E I MENO DELLA SFIDA CAPO D’ORLANDO – PESARO

Panchina
Basile non riesce più a rendersi utile come nel girone d’andata, Crow ha rivisto il parquet dopo un mese di NE e Raspino non era utilizzabile per la febbre. Così il contributo dalla panchina arriva solo da capitan Musso, inevitabile quando puoi contare su una rotazione ridotta all’osso, dove anche una sola defezione ti complica la vita.

Peter Lorant
Stranamente impreciso dalla lunga distanza e se l’ungherese non segna da tre, non ha tante frecce al suo arco per muovere il tabellino, non avendo la necessaria fisicità per liberarsi dentro l’area colorata. Qualche giocata positiva in fase difensiva, ma non è stata la sua miglior partita in maglia biancorossa.

Anthony Myles
A differenza dei compagni, non riesce a cambiare marcia nella ripresa, continuando a forzare le entrate, non riuscendo neanche ad aprire la scatola con il suo tiro mancino da tre. In 36 minuti subisce solamente un fallo, indice di una scarsa pericolosità e di scelte non sempre azzeccate.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Adesso l’importante è non pensare di aver già raggiunto la salvezza, come si comincia a leggere da qualche parte, perché mancano ancora otto partite e il calendario rimane altamente complicato a cominciare dalle prossime due (Milano in casa, Venezia fuori), e Caserta – quando recupererà Domercant – tornerà ad essere una formazione competitiva a medio livello. Ma è anche giusto cominciare a far trapelare un pizzico di ottimismo per una Consultinvest che in questo girone di ritorno ha vinto quattro delle sette partite disputate e ha aggiustato il discorso degli scontri diretti sia con Roma che Capo D’Orlando se dovessero servire, mentre con Varese ha il meno uno nella differenza canestri. A far pendere la bilancia dalla parte degli ottimisti c’è anche l’atteggiamento di questo gruppo che, a parte l’inspiegabile secondo tempo contro Avellino, è sempre rimasto mentalmente dentro le partite, anche quando ha affrontato formazioni di prima fascia come Reggio Emilia e Sassari, segnale di una Vuelle convinta dei propri mezzi che non saranno tantissimi, ma che in un campionato di basso livello come quello attuale (nessuna formazione italiana qualificata per i quarti delle varie coppe europee) potrebbero essere sufficienti per non dover soffrire fino all’ultimissima giornata, dove ci aspetterebbe un drammatico spareggio salvezza proprio contro Caserta. Va dato sicuramente merito allo staff tecnico biancorosso di essere riusciti ad inculcare una mentalità difensiva a questa Vuelle, perché senza difesa non si va da nessuna parte e il brutto primo tempo disputato contro Capo D’Orlando deve essere un monito per il futuro, con Pesaro che sembrava essere tornata la squadra sfilacciata del girone d’andata, ma nell’intervallo coach Paolini ha stimolato l’orgoglio dei suoi giocatori, facendogli capire che o si tornava a giocare di squadra o si rischiava di prendere il ventello, provocando così la giusta reazione emotiva in Wright, Ross e compagnia. Anche se, come spesso accade, è stato Musso a dare la scossa nel momento giusto, con il capitano che dopo 25 minuti sottotono ha dato il via alla rimonta con le sue classiche giocate.

Pesaro è viva e vegeta, ma con una panchina ridotta all’osso, basterebbe qualche malaugurata defezione dello starting five per perdere in competitività e anche per questo non bisogna mai abbassare la guardia in queste ultime otto giornate, dove Caserta comunque difficilmente le vincerà tutte, con la Pasta Reggia attesa dalle prime quattro in classifica tra le mura amiche. Mancano almeno due vittorie a Pesaro per raggiungere la salvezza, difficilmente arriveranno nei prossimi due match, ma il mese di aprile potrebbe essere quello giusto per smettere di guardarsi alle spalle.

DAGLI ALTRI PARQUET

Nessuna sorpresa in questa 22esima giornata con le big che fanno a pieno il loro dovere, cominciando dalla capolista Milano che senza grossi sforzi si aggiudica il derby contro Varese. Bene anche Venezia che nell’anticipo del sabato passa con autorità a Pistoia, mentre Sassari acuisce la crisi di Avellino arrivata alla nona sconfitta nelle ultime dieci gare. Trento consolida il suo quinto posto espugnando il parquet di una Vanoli Cremona mai doma e fanno un bel passo avanti verso i playoff sia Cantù che Bologna, sfruttando il turno casalingo che le ha viste affrontare rispettivamente Caserta e Brindisi, a chiudere la giornata il posticipo di stasera tra Roma e Reggio Emilia.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>