Pesaro Studi sì o no? Uno studente racconta: “E’ una storia di protesta, una storia d’amore”

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17 marzo 2015

Carlo Polenta*

 

Potremmo annoiarvi parlando di politica e di economia. Dei tagli al bilancio comunale che hanno provocato il terrore per la chiusura di Pesaro Studi. Del lungo silenzio dell’Università di Urbino da novembre a oggi. Di una confusa assemblea tra comune, ateneo e studenti avvenuta lo scorso giovedì. Di 411.000 euro messi in campo dal comune per i prossimi tre anni che tuttavia sembrano proprio non bastare. Dell’ateneo, che intende difendere i diritti degli studenti ma che non sembra possedere le risorse necessarie. Di un colloquio tra sindaco e rettore non ancora avvenuto.

Pesaro Studi in "trasferta"  a Urbino. Foto tratta da Fb

Pesaro Studi in “trasferta” a Urbino. Foto tratta da Fb

PREFERIAMO RACCONTARVI UNA STORIA D’AMORE. Come quella tra Romeo e Giulietta. Pesaro, solare e sorridente, ama i suoi studenti. Anche gli studenti amano Pesaro e non intendono lasciarla per nulla al mondo. A ostacolare questo forte legame sono i “genitori” che non riescono a trovare un accordo.

La prospettiva, sempre più cupa, è quella di una Pesaro abbandonata e di oltre 400 studenti costretti a “sposare” controvoglia la fredda Urbino per volere dei “grandi”. È vero, Pesaro non è perfetta: non è molto giovanile, non adora le discoteche, si limita ad andare in giro la sera per i suoi tre/quattro pub. A volere dirla tutta, cucina malissimo: non è presente una mensa ed essere costretti a mangiare spesso “fuori” non è così salutare e nemmeno economico.

Ma agli studenti Pesaro piace così com’è, si sentono a casa. Hanno scelto lei come compagna di studi e hanno deciso di provare a costruire insieme il proprio futuro. Ed è per questo che gli universitari hanno deciso di lottare con passione. Perché una sede non vale un’altra.

E NEL CASO DI UNA “SEPARAZIONE FORZATA”?

Sia per gli studenti di lingue orientali, sia per gli studenti di CPO (Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni) la “rimozione forzata” sarebbe un grave danno. Per i linguisti, la prospettiva di un “accorpamento” con i colleghi di Urbino: lezioni più scomode, segreterie affollate, enormi difficoltà per gli studenti pendolari residenti nell’hinterland. Per gli studenti di comunicazione è difficile pensare che la qualità dello studio rimanga invariata. Dove svolgere gli stage previsti in programma? Da Pesaro raggiungere le principali città italiane è obiettivamente molto più agevole (Ancona, Bologna e Rimini in primis). In più, il rischio di perdere numerosi “docenti pendolari” che spesso rappresentano un valore aggiuntivo al corso.

*studente di CPO di Pesaro Studi

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