La Sinistra sulla vicenda Pesaro Studi: “Responsabilità diffuse e contraddizioni a go go”

di 

19 marzo 2015

Il logo di Pesaro Studi (foto Danilo Billi) davanti all'entrata

Il logo di Pesaro Studi (foto Danilo Billi) davanti all’entrata

Andrea Zucchi*

PESARO – Responsabilità diffuse e molte contraddizioni: questo si legge nella vicenda della paventata chiusura della sede pesarese dei corsi universitari di Urbino ed Ancona.

Le responsabilità sono da attribuire a molti soggetti, se è vero che l’associazione Pesaro Studi è nata con un accordo tra Università, enti pubblici (Comune e Provincia) e soggetti privati, come le associazioni di categoria, accordo che nel tempo nessuno più vorrebbe rispettare. Lasciando perdere la disastrata Provincia, che non ha più risorse per pessima gestione e successivi tagli statali, le associazioni di categoria hanno cominciato per prime, facendo colpevolmente venir meno negli anni i loro contributi, pur essendo forse quelle che hanno maggiormente da guadagnare dalla presenza dei corsi universitari in città, visto che da un lato gli studenti sono consumatori, che creano un buon indotto per le attività economiche (che forse a loro volta dovrebbero chiedere conto ai loro rappresentanti di categoria di questa situazione e della possibile perdita che ne ricaveranno…), e dall’altro, questi stessi studenti potranno diventare importanti risorse per le imprese locali, specializzandosi in lingue orientali e tecniche pubblicitarie, entrambe fondamentali per rinnovare l’economia del territorio, anche in ottica di internazionalizzazione e di apertura di nuovi mercati, soprattutto verso l’est del mondo.

Si è infatti riscontrato che oltre il 60% di questi studenti ha poi trovato lavoro sul territorio, e nel periodo di crisi occupazionale odierna già questo dovrebbe essere un fattore importante da tenere in considerazione.

A catena, anche il Comune vorrebbe farsi da parte, perché i costi sono troppo alti, anche a causa delle spese d’affitto troppo onerose, che per la sede di Pesaro Studi vanno pagate all’INPS, proprietaria dello stabile: non c’è forse qui una doppia responsabilità delle amministrazioni, sia quella attuale che la precedente, che non sono riuscite a trovare, nonostante si auspicasse da tempo, un’altra sede per l’università, magari in centro (cosa che avrebbe dato anche un bell’impulso a risolvere l’altro annoso problema del ravvivarlo…), né sono riuscite a rinegoziare i costi d’affitto con l’INPS, che anzi è stato rinnovato da poco per altri sei anni più sei? Anzi, avrà dei costi recedere, in caso?

Passando alle contraddizioni, sembra che il Comune di Pesaro vanti un ottimo bilancio: è possibile che non riesca a trovare le risorse per mantenere in città un’istituzione importante come l’università, rinunciando ad un’offerta formativa importante, direttamente connessa al tessuto economico, e ad un prezioso indotto per i nostri esercenti?

Ci viene da assimilare questa decisione a quella di vendere le quote di Marche Multiservizi, ovvero il fare cassa subito rinunciando ad una importante risorsa economica e strategica per gli anni a venire. E se si utilizzasse, dato che è stata già deliberata, proprio una parte di quegli introiti per mantenere in piedi Pesaro Studi, invece che investire tutti i 2,5 milioni di euro ricavati per gli arredi della zona mare?

E’ vero che la decisione di chiudere Pesaro Studi era stata già annunciata, ma non ci è mai stato dimostrato quanto questa sia realmente motivata: di certo abbiamo il dato non irrilevante degli iscritti in aumento, mentre meno chiaro è come siano distribuiti i costi di gestione, che paiono parecchio alti: non sono comprimibili in nessuna maniera, oltre alla questione degli affitti di cui sopra?

Anche Fano ad esempio ha una sua sede distaccata dell’Università: costa meno, o l’amministrazione fanese è così più ricca della nostra?

Altra contraddizione lampante è quella di promettere di garantire agli studenti attuali di finire i corsi in essere a Pesaro, stanziando una cifra fino al 2017, salvo poi offrire all’Università su un piatto d’argento 150mila euro all’anno per diversi anni, se si riprenderà gli studenti ad Urbino. Studenti però, di cui molti pendolari, che avrebbero molte difficoltà a cambiare sede, e dovrebbero forse rinunciare, senza considerare che già l’ERSU aveva stanziato fondi per alloggi studenteschi proprio in via Petrucci, a Pesaro appunto, che gli studenti borsisti però potrebbero forse perdere. Un vero pastrocchio insomma. Come non si capisce ancora che fine faranno gli studenti del corso di infermieristica, che è un distaccamento di Ancona.

Non esente da contraddizioni neanche il comportamento dell’Università, che pur essendo statale già da tre anni, se non andiamo errati, si accorge solo adesso dei buchi di bilancio che questo comporta, o che avrà difficoltà a stipulare nuovi affitti per la legge Gelmini: ma qui c’è già un contratto nuovo di zecca valido per molti altri anni a venire.

Cosa dire delle affermazioni dei membri dell’ateneo, che dichiaravano che le scelte vanno fatte a partire dagli studenti, mentre questi hanno scoperto quasi per caso che da dopo l’estate gli esami li avrebbero già tenuti non a Pesaro ma ad Urbino?

Di sicuro c’è che pare già cominciato il noto gioco dello scaricabarile, visto che il Comune di Pesaro fa sapere che le decisioni spettano all’Ateneo, che a sua volta si stupisce per le dichiarazioni dell’assessore pesarese in questo senso che, aggiungiamo noi, in realtà un suo peso nella trattativa dovrebbe averlo, visto che il Comune è stato un socio finanziatore per quasi vent’anni.

In conclusione, speriamo che nell’assemblea di domani, tra studenti, rettore dell’Università e sindaco, si chiariscano almeno tutte le posizioni, perchè la cosa più insopportabile, e che alimenta una ovvia conflittualità, è sempre quella che vede le nostre amministrazioni non coinvolgere mai i cittadini nelle questioni che li riguardano, costringendoli a subirne le conseguenze quando è troppo tardi. Potranno almeno questi studenti finire i loro corsi a Pesaro come promesso, o dovranno sloggiare prima? E’ forse il caso di rimettere tutti i componenti originari di Pesaro Studi, comprese le associazioni di categoria quindi, intorno ad un tavolo, facendogli riconsiderare tutti i fattori in campo in questa vicenda, sia quelli economici che sociali, e vedendo cosa ciascuno possa offrire per arrivare alla soluzione migliore?

*Coordinatore Sel e La Sinistra Pesaro

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>