Pesaro Studi salva, Zucchi contento della vittoria degli studenti: “Però i dubbi rimangono”

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21 marzo 2015

Andrea Zucchi

Andrea Zucchi

Andrea Zucchi*

PESARO – Con piacere prendiamo atto che la partita per ora l’hanno vinta gli studenti, ottenendo la garanzia (da confermare dal Senato Universitario che la dovrà deliberare ad aprile) di poter finire i corsi iniziati a Pesaro nella stessa sede della nostra città. E’ palese infatti che senza la grande mobilitazione di tutti i ragazzi, e di alcuni loro professori, molto probabilmente la scelta sarebbe stata quella di trasferirli ad Urbino da subito. Ma crediamo si debbano sciogliere ancora alcuni dubbi non da poco: se l’Università diceva di non avere più fondi, usando già i soldi della ricerca per coprire alcuni costi vivi, potrà reperire i fondi mancanti, 300mila euro circa se non andiamo errati, necessari a mantenere Pesaro Studi? Il Comune infatti ne garantisce 427mila per 3 anni, ma il costo totale era di circa 700mila, a quanto risulta dalle notizie circolate. Confidiamo che si rispetti, come ha affermato il rettore, il patto con gli studenti iscritti a Pesaro.

Ma anche mantenendo questo impegno, nutriamo ancora seri dubbi sulla decisione del sindaco e dell’amministrazione pesarese di chiudere baracca e burattini dal 2017, ed auspichiamo che questa sia rivedibile. Non perchè non sia giusta a priori l’idea di abbandonare il decentramento universitario, ma per il metodo con cui si arriva a questa opzione. La scelta appare infatti assolutamente politica e non motivata da serie argomentazioni. Quelle del sindaco sono infatti mere opinioni personali, ma non ci risulta che nessuna analisi approfondita sia stata effettuata sul tema, e nè gli studenti, nè gli esercenti che con la loro presenza in città si sostentano, crediamo si possano accontentare di un semplice parere. E’ stato rilevato ad esempio a quanto ammonta l’indotto totale che deriva dagli studenti di Pesaro Studi per la nostra città? Il sindaco dice che non è rilevante, ma gli studenti hanno raccolto in soli 4 giorni 83mila euro di scontrini e ricevute di affitti. Si è provato ad abbattere le spese, contrattando ad esempio un affitto più basso con l’INPS? Si è ragionato su sedi alternative a costo zero, come la vecchia proposta di palazzo Montani-Antaldi (citata dal sindaco ieri in assemblea) che aveva offerto la fondazione Cassa di Risparmio? Visto che questa era tra i finanziatori di Pesaro Studi, ma poi per le note cause della crisi di Banca Marche ha ritirato il suo contributo, potrebbe ad esempio riproporre i suoi locali per assolvere al suo compito di sostegno alla città. Si è visto se l’offerta di collaborazione del Conservatorio potrebbe essere plausibile, e portare a risparmi? Si è provato a battere cassa con tutte le associazioni di categoria, anche queste colpevoli di aver ritirato anzitempo i loro finanziamenti a Pesaro Studi, visto che molte attività economiche da loro rappresentate – che forse farebbero bene a farsi sentire – fanno buoni guadagni con gli studenti, ed altre potrebbero assumere in futuro come importanti risorse chi esce da queste facoltà, visto che parliamo di lingue orientali, comunicazione e tecniche pubblicitarie, tutte necessarie a svecchiare le nostre aziende e a renderle più competitive? Se anche solo ogni associazione di categoria mettesse 20mila euro ciascuno, si otterrebbe un buon ammortamento della cifra totale.

Si parla tanto di investimenti, finendo sempre per chiedere banali nuovi arredi per la città, quando in questo caso si potrebbe investire davvero sul futuro, umano ed economico!

In fondo Fano fa la stessa cosa, e ci risulta che stanzi molto più dei 25mila euro citati da Ricci. Ed il rettore Stocchi ha portato altri esempi del genere, come Perugia o Macerata.

In conclusione, il sindaco Ricci dice che oggi sedi decentrate non hanno più senso, ma visto che qui non si parla di aprirne una nuova, ma di mantenerne una già attiva e con ottimi risultati, sembra condizione minima la richiesta almeno di valutare seriamente tutti i fattori a disposizione, senza prendere decisioni affrettate e non motivate da seria analisi: è vero che la velocità è una qualità che piace a tutti i renziani, ma una questione così importante crediamo richieda una valutazione molto più approfondita.

In attesa che l’Ateneo chiarisca la sua posizione, comunque alquanto nebulosa, e che l’amministrazione ci dimostri che davvero non convenga tenere aperta Pesaro Studi, speriamo che la partecipazione, vero sale della democrazia, si estenda dagli studenti a tutti quelli che hanno cuore questo importante presidio culturale ed economico, e che l’ascolto dei cittadini non si riduca all’assemblea di ieri…

*Coordinatore La Sinistra e SEL Pesaro

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