Le disfunzioni sessuali femminili: si legge anorgasmia, si pronuncia paura!

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24 marzo 2015

disturbo eccitazione sessuale femminileDott.ssa Arianna Finocchi*

Nel corso dei secoli il valore ed il significato della sessualità, soprattutto della sfera legata al femminile, si è completamente trasformato. Se ricostruiamo il percorso storico scopriamo che il primo simbolo religioso si trova all’ingresso delle caverne paleolitiche, ed è raffigurato dalla vulva, che rappresenta la soglia, l’ingresso alla vita, il distacco dalla morte. Nelle civiltà antiche le donne godevano di una grande libertà sessuale, soprattutto tale libertà era strettamente connessa alla loro spiritualità, in una perfetta ed armonica unione tra mente e corpo. Nella società moderna sembra, invece, si sia perso questo senso di interezza tra spirito e corpo, siamo vittime di una terribile scissione.

Oggi ci chiediamo perché la donna non riesce a godere della sua sessualità appieno e come meglio crede, nonostante sembra ne sia ella stessa l’icona.

Le patologie dell’orgasmo femminile rappresentano quella condizione clinica che impedisce di arrivare al piacere durante l’atto sessuale, nonostante siano state effettuate adeguate manovre di eccitazione.

I disturbi sessuali più spesso lamentati dalle donne sono quelli legati alla disfunzione orgasmica, argomento questo, piuttosto complesso nel campo della terapia sessuale.

Esso è sostanzialmente provocato dalla stimolazione clitoridea diretta o indiretta attraverso la tensione con cui molte strutture dell’apparato genito-urinario femminile, vagina, uretra, o limitrofe come perineo, retto, partecipano al coinvolgimento erotico e sessuale.

Nel meccanismo produttivo dell’orgasmo tutte queste terminazioni sembrano raccogliere stimoli che vengono trasformati in percezioni sensoriali piacevoli in un crescendo che raggiunge un apice nel quale la scarica sensoriale si fa a tal punto intensa ed esplosiva da costituire l’orgasmo con tutta la sua potenzialità appagante.

Nella donna distinguiamo una forma di anorgasmia riferita solo all’orgasmo interno o vaginale (anorgasmia parziale) ed una che coinvolge anche l’orgasmo clitorideo (anorgasmia totale). Se l’orgasmo è irraggiungibile solo in presenza di un partner (o di un preciso partner) ma non nella masturbazione (o con altri partner) l’anorgasmia è relativa, se invece l’orgasmo è assente anche nella masturbazione o con qualsiasi partner ci troviamo dinanzi ad una anorgasmia assoluta.

Le donne che soffrono di questo disturbo sono sessualmente reattive, provano sensazioni erotiche, si lubrificano normalmente e mostrano un inturgidimento genitale, ma non riescono ad arrivare all’acme del piacere, l’orgasmo appunto.

Spesso questo si traduce in condotte sessuali forzate da una forte volontà di voler raggiungere a tutti i costi l’orgasmo, come evento liberatorio ma anche rassicurante (che dia certezza del corretto funzionamento del proprio corpo, che faccia sentire adeguati) e questo sia per la donna che per l’uomo.

Questo atteggiamento, se eccessivo, può scatenare ansie dell’evento così forti e reiterate da divenire un vero e proprio boomerang, creare il cosiddetto “danno di ritorno”, poiché l’aspettativa orgasmica accresce l’ansia e questa stessa finisce per allontanare e contrastare l’orgasmo stesso. Si attiva così un circolo vizioso che peggiora la situazione che appare sempre più priva di soluzione. Si è convinti di fare il possibile per ottenere ciò che si desidera, ma in realtà si sta facendo esattamente in contrario.

Provare l’orgasmo non è e non può essere un atto di volontà perché non è provocabile a comando e, invece di facilitare un atteggiamento di predisposizione al raggiungimento, non si fa altro che creare un altro problema. L’orgasmo dovrebbe essere pensato e vissuto come una mèta alla quale si giungerà al momento opportuno come compimento di una fase più prolungata di percezione del piacere e godimento delle sensazioni erotiche, in progressiva ascesa verso il suo naturale compimento massimo.

Quello di cui siamo certi oggi è che non si può parlare di un orgasmo “buono” e di uno“cattivo”, ma di una via evolutiva attraverso la quale la donna impara ad apprezzare il piacere sessuale.

Fonte non meno importante da tenere in considerazione è la complessità dell’orgasmo, e uno degli elementi più significativi di questa esperienza, che è il concetto di movimento a cui si associa il vissuto dell’abbandono della persona durante il coito.

A differenza di qualsiasi altro ambito della sfera umana, quello sessuale costituisce il più carico di emozioni, affetti e sentimenti, forieri di paure, tabù, divieti, incertezze ma anche di manifestazioni alternative quali espressioni artistiche delle capacità umane. Quello sessuale è un comportamento che ha molto a che fare con gli istinti e la libertà, ma anche e soprattutto con la censura che essi, in particolar modo per le donne, hanno subìto nel corso dell’evoluzione storica e psicologica dell’uomo. La sessualità viaggia su binari di complessità che la eleggono una delle sfere più problematiche della vita psicologica dell’essere umano; questo è dato altresì da ciò che essa rappresenta: la possibilità di generare nuovi esseri umani, aspetto carico di emozioni positive ma anche di grandi responsabilità; il piacere fisico e psicologico che porta in sé vissuti positivi e negativi; l’intimità, con se stessi e con il partner, che necessità di profondo coinvolgimento psicologico oltre che semplicemente fisico.

Non riuscire ad abbandonarsi, non voler perdere il controllo delle proprie sensazioni e comportamenti, la paura di affermare la propria identità, le ambivalenze legate alla relazione con se stessi e con l’altro, sono precetti fondanti della patologia orgasmica nella donna.

L’orgasmo è stato definito come “una fuggevole scomparsa della propria individualità che dispone all’unione confusiva con l’altro” (Rifelli), e in taluni casi dunque l’inibizione orgasmica può essere generata dal trattenersi cosciente contro le sensazioni sessuali man mano che diventano più intense; il timore è quello di “lasciarsi andare”… lasciarsi andare fino a rilassarsi… correre questo rischio!!

Occorre sottolineare però che il blocco può comunque dipendere da numerosi fattori biologici e/o psicologici, e talora può persino essere ricondotto a un problema sessuale del partner.

L’impossibilità di raggiungere l’orgasmo, per una giovane donna può diventare con il tempo una fonte di grave preoccupazione: da un lato perché costituisce un’indiscutibile ferita per la sua identità sessuale, ma anche perché può essere il segnale di qualche problema di salute e, col tempo, tradursi in un fattore di rischio per la tenuta della relazione di coppia. E’ doveroso non banalizzare il problema, aspettando che passi da solo o pensando che si tratti unicamente di una ossessione: con una diagnosi differenziale corretta si possono stabilire le cause del disturbo e definire la cura più adeguata. Con la giusta terapia si può risolvere il problema in tempi anche brevi, e ritrovare così la propria serenità.

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta
Presidente di de.Sidera

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