Regia d’autore per l’Alma: la grande stagione di Lunardini

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30 marzo 2015

Francesco Lunardini (Alma Juventus Fano)

Francesco Lunardini (Alma Juventus Fano)

Sandro Candelora*

FANO – Il pallone? Datelo a lui e sarà come metterlo in banca. Il custode del sacro cuoio, il depositario del possesso granata, l’unto degli dei del football quanto al governo della manovra al secolo altri non è che Francesco Lunardini. Che dall’inizio del torneo sta dando a vedere di che pasta è realmente fatto uno che nel proprio lungo curriculum può vantare un invidiabile bottino di presenze distribuite tra serie A e cadetteria. Tutto un altro giocatore rispetto a quello dello scorso campionato, visibilmente penalizzato da una preparazione fisica ritardata e deficitaria. Il cesenate è in effetti l’autentica mente pensante della squadra, uno che gioca sempre e comunque con la testa anche se di rado, e scusate il bisticcio di parole, gioca di testa. Sguardo alto e sfera tra i piedi, il nostro detta i tempi dell’azione e sa sempre cosa fare prima ancora di essere servito, in virtù della vasta esperienza e dell’intuito che solo i veri registi possiedono. Lanci millimetrici, aperture ariose, sagge pause di rallentamento (il sommo Liedholm amava dire che fino a quando la palla ce l’abbiamo noi non ce l’hanno gli altri: logica elementare ma alta filosofia applicata al calcio), sostegno costante al compagno in difficoltà con la parola e l’esempio. E raddoppi di marcatura, pressing a tutto campo, riconquiste continue. Se la buonanima di Vittorio Pozzo (altro grande, l’alpino che ci fece vincere i mondiali del ’34 e del ’38) tornasse in vita, vedrebbe in lui la perfetta incarnazione del centromediano metodista, il fulcro operativo della formazione, il giocatore sul quale tutto poggia ed al quale molto se non tutto si deve in termini di equilibrio, qualità, armonia d’insieme. Un neo? Arriva poco al tiro, che peraltro possiede potente e preciso. Ma siamo realistici: non si può chiedere di diventare anche attaccante aggiunto a chi, per compito istituzionale elevato ad arte di una bellezza quasi geometrica, ai punteros protegge invece le spalle nel mentre fornisce loro munizioni perforanti a iosa. Un’altra qualità, l’ennesima? La capacità di relazionarsi con i compagni, giovani o anziani che siano, istruendoli ognora su cosa fare e come farlo. E’ insomma un autentico allenatore in campo, lo si vede in partita e pure nei semplici allenamenti. E chissà che, intelligente e preparato com’è (ascoltarlo parlare è un vero piacere), non diventi trainer sul serio. In un lontano futuro, ovviamente. Ora ha altro da fare. Da abile stratega dei sette mari, che ha solcato in lungo e in largo, deve reggere il timone del veliero granata, lanciato a folle velocità sulla rotta della gloria.

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