Pesaro non ha vinto la Bandiera Verde? “Non è poi un dramma”. Vi spieghiamo il perché

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13 aprile 2015

 

bandiera verde spiaggiaPESARO – Sapete cos’è la Bandiera Verde? Si tratta di un’iniziativa nata nel 2008, promossa dal pediatra milanese Italo Farnetani, ideatore e coordinatore, che premia la miglior spiaggia famiglia-sostenibile, dotata di sabbia vera, spazio accettabile tra un ombrellone e l’altro, fondali bassi, bagnini di salvataggio, attrezzature ludiche per i bambini, svaghi per adulti (negozi, ristoranti, bar, strutture sportive).

Pesaro non è stata insignita del premio, ritrovandosi a stringere la mano alla sua vicina geografica Gabicce Mare, tra le vincitrici di quest’anno.

Il caso ha sollevato il solito vespaio social-mediatico in cui l’utenza si è espressa tra dissensi, critiche, elogi alla Romagna che a detta di tanti ha capito tutto su turismo e intrattenimento.

Ora, se per ottenere la Bandiera Verde significa trasformare le spiagge dei nostri litorali nella copia di quelle romagnole, da sempre le drag queen della costa adriatica, il divertissment che spesso rasenta scenari grotteschi simili ai film di Matteo Garrone, io ci penserei un paio di volte prima di disperarmi per non avere ottenuto questa gratificazione che si muove su presupposti un po’ diversi dalla Bandiera Blu (te la aggiudichi se mantieni il mare nella sua dignità senza spolverarlo di rifiuti in pvc e schifezze global).

Le nostre spiagge hanno subìto già delle mutazioni transgeniche sulla base dello scimmiottamento di quelle di Cattolica, Riccione, Rimini. E’ un po’ come vedere una donna alta un metro e 56 con un peso di 80 chili indossare lo stesso abito da cocktail di Bianca Balti alla sfilata di Dolce & Gabbana.

Certe cose a noi non vanno bene o se vanno andrebbero gestire nella misura in cui mentalità e spazi disponibili sono inclini a collaborare.

Siamo un po’ “romagnofili” ammettiamolo. Gran parte di noi ha vissuto il post adolescenza facendo il pendolare del weekend verso le discoteche dell’alta costa adriatica più “in” dell’epoca perché Pesaro, a parte il Kaos (ora cinema Metropolis), il Rock’s (ora luogo non ben definito in cui sospetto summit di lap dancer e pensionati ingrifati) e il Colosseo (cosa sia ora non ho idea) e un paio di vasche il sabato pomeriggio nel centro storico non ha mai offerto molto altro.

La nostra realtà ibrida che non ci fa sentire realmente marchigiani (per accento soprattutto) e nemmeno romagnoli (già ci schifano dalle Siligate) ci porta ad essere un po’ una zona franca, una realtà che pare a volte concentrata a catturare sempre il pesce dalle reti altrui senza valutare effettivamente ciò che ha pescato nelle proprie.

Se imparassimo a provare le scarpe finché non troviamo quella giusta per il nostro piede faremmo di questa bella città con i suoi orgogli storici, artistici, musicali, sportivi un piccolo grande gioiello delle Marche.

E le nostre spiagge? Diamo loro il ristorantino, e anche lo spazio area bimbi, e mettiamoci anche un paio di docce riscaldate, perché no. Distanziamo gli ombrelloni in modo da evitare di fratturare la prima e seconda costola del nostro vicino se osiamo solo cambiare posizione sul lettino e potremmo anche evitare imbarazzanti scene in cui siamo convinti di spalmarci l’olio di cocco sulle nostre spalle quando in realtà stiamo ungendo la nuca della signora che ci sta a due millimetri, per colpa della poca considerazione del bagnino che, preoccupato che il mare durante le mareggiate invernali gli ha divorato a morsi parte della sua tratta sabbiosa, si ostina a mantenere lo stesso numero di bagnanti facendoci sentire come dei polli di Francesco Amadori.

Facciamo pure le feste estive a lume di lanterne e di onde che si infrangono sulla battigia ma impariamo a mantenere la sabbia pulita per chi si ripresenterà la mattina dopo con prole armata di paletta e secchiello, così da garantirgli di poter fare castelli con frammenti minuscoli di conchiglie e non con una french persa da una ventenne ubriaca, il resto di una canna e una impanata di umori vari lasciati in modalità bambina dell’esorcista tra la quarta e quinta fila di ombrelloni.

Ché se ottenere la Bandiera Verde significa vantarsi di presentare una spiaggia che pare una balera kazaka mista a centro commerciale Le Befane sventolerei con più orgoglio quelle che ogni estate, issate ai pali di ogni stazione balneare, indicano se il mare è mosso o meno.

OASI DELLE MAMME: CHI SIAMO

L’associazione Oasidellemamme fondata nel marzo 2013 nasce dall’idea di Deborah Papisca (autrice del romanzo autobiografico “Di materno avevo solo il latte” – ed. 2011), presidente dell’Associazione assieme a Enrica Costa con cui ha fondato un blog a tema dal titolo omonimowww.oasidellemamme.it, e la psicologa Clelia Raffaele specializzata da oltre 15 anni in assistenza post parto e allattamento. Il progetto vuole mettere in evidenza quanta poca assistenza -o se c’è di natura frastagliata- ci sia nel contesto del post parto, vale a dire quell’arco di tempo compreso tra la nascita del bambino e i suoi primi mesi di vita.

Servizi dell’Associazione

  • Corsi pre parto
  • Corsi post parto
  • Consulenze individuali (supporto all’allattamento e supporto psicologico)
  • Servizio Tate/i (personale qualificato per il sostegno familiare)
  • Eventi tematici (relativi al puerperio e alla genitorialità)
  • Sconti in più di 30 attività convenzionate con Oasidellemamme
  • Pit stop allattamento e spazio cambio pannolino (alcuni negozi regalano alle mamme la possibilità di fermarsi per poter allattare in pace e cambiare il proprio bambino avendo a disposizione fasciatoio e materiale utile all’operazione offerto gratuitamente)
  • Corsi Pilates e Stretching danza con servizio tata (alle mamme verrà concessa la possibilità di dedicare tempo all’attività fisica presentandosi in palestra direttamente con i propri bambini che verranno accuditi dalle tate Oasidellemamme).

Lo staff di Oasidellemamme:

Deborah Papisca – presidente dell’associazione e blogger oasidellemamme.it

Enrica Costa – blogger oasidellemamme.it

Alessandra Antonini – coordinatrice territoriale progetti associazione

Sonia Duranti – segreteria organizzativa

Elisa Panzieri – grafico

Clelia Raffaele – psicologa specializzata in post parto e allattamento e referente dei corsi pre e post parto

Veronica Bianchi – ostetrica referente corsi pre e post parto

Contatti: info@oasidellemamme.it

Tel. 331.9197084

Oasidellemamme il blog nasce da un’idea di Deborah Papisca e Enrica Costa

Deborah, mamma di Camilla (classe 2006), viene notata in rete per un suo romanzo autobiografico “Di materno avevo solo il latte”, che con toni psicomelodrammatici rivela alcuni “segreti” non svelati sulla maternità.

Enrica è conosciuta per il suo moto perpetuo in giro per il mondo: milanese purosangue prima si trasferisce a Sidney in Australia (dove nascono i suoi due bambini: Matteo 7 anni e Davide 4 anni, per poi stabilirsi a Orange County, a una quarantina di minuti da Los Angeles, California).

Entrambe appassionate di internet e forum “mammeschi” si conoscono proprio grazie al Wi-Fi e tra di loro sboccia una bella amicizia quasi al primo click della tastiera.

Nel tempo decidono di creare uno spazio blogosferico per sostenere la mamma: Oasidellemamme.it che molto presto diventerà inaspettatamente un punto di riferimento on line per le mamme italiane sparse per il mondo.

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