Drudi visita i mobilieri pesaresi al Salone di Milano

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16 aprile 2015

MILANO – “Dal Salone del Mobile di Milano stanno emergendo tre temi che riguardano il futuro, anche immediato del nostro arredamento: la questione delle sanzioni verso la Russia, un significativo ritorno di operatori provenienti da mercati ricchi e la necessità di continuare in direzione di un prodotto di alta qualità”. Così Alberto Drudi, presidente della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino, che oggi ha visitato le aziende pesaresi presenti all’esposizione internazionale di Rho-Pero.

La priorità indicata da tutti gli imprenditori, con il quale si è confrontato il presidente dell’ente camerale, riguarda i rapporti con la Russia. “Ben venga la riconferma dei bonus fiscali per l’acquisto di mobili – ha dichiarato Drudi -: si tratta di una misura a sostegno del mercato italiano, ma lo ‘zero assoluto’ che, anche a Milano, si registra sul fronte commerciale verso la Russia deve spingere il nostro governo a stimolare, in chiave europea, una strategia diversa verso Mosca, che certamente tuteli i diritti dei singoli stati, a cominciare dall’Ucraina, ma salvaguardi gli imprenditori che, da anni e a prezzo di tanti investimenti, hanno costruito relazioni stabili e fruttuose con quel Paese”. Drudi ha auspicato “una riduzione delle sanzioni e una soluzione diplomatica delle controversie aperte”, perché oltre il mobile stanno soffrendo anche “altre filiere produttive delle Marche come moda, agro-alimentare e meccanica”.

Secondo tema evidenziato dalle aziende mobiliere: il ritorno degli operatori provenienti da alcuni mercati ricchi e tradizionalmente di sbocco per le nostre aziende, “come gli Stati Uniti, il Canada, alcuni Paesi Arabi”, sui quali si sono perse posizioni per via della forza dell’euro rispetto al dollaro. “Il dollaro vicino alla parità – ha fatto notare Drudi – ci fa essere nuovamente competitivi”.

Ma il recupero di fatturati persi su quei mercati negli ultimi anni si collega al messaggio che emerge dalla kermesse milanese: “Quest’anno Milano è un chiaro spartiacque tra ciò che si poteva produrre prima della crisi e quello che si dovrà produrre per avere un ruolo stabile sui mercati internazionali, che – ha sottolineato oggi Drudi – sono decine e non più solo alcuni, ognuno con una domanda precisa, ma tutti con un denominatore comune: chiedono qualità assoluta”. “Significa essere più selettivi e realizzare un prodotto adeguato al mercato con cui si hanno relazioni – ha aggiunto -, mostrando capacità di reazione, paradossalmente anche di fronte a una richiesta personalizzata”.

Un’evoluzione “che riguarda anche i produttori di arredi classici: quelli che stanno esponendo a Milano si sono presentati tutti con progetti nuovi e di qualità”.

“Da Milano – ha concluso il presidente della camera di commercio – arriva la conferma che i mobilieri non possono e non devono stare fermi: essere qui oggi significa capire il mercato e costruire il futuro. Rimanere in azienda, non partecipare alle fiere internazionali, equivale a chiudere la propria attività: mi rendo conto che questo comporta un sacrificio in termini economici, ma si tratta anche di un investimento necessario per mettersi alle spalle la crisi”.

Tra i nuovi mercati interessanti per l’arredamento pesarese, Drudi ha indicato la Bielorussia (“a Minsk, dal 13 al 15 giugno è in programma il Sammit, dedicato al mobile”), Uzbekistan e Kazakistan.

Alcune dichiarazioni degli imprenditori incontrati

ITALO VAGNINI (FONDATORE DI MOBIL PIU’)
“Le sanzioni europee verso la Russia, che l’Italia sta condividendo, ci stanno penalizzando: la mia azienda continua a credere in quel mercato, anche se nel giro di un paio di anni siamo passati da 3-4 bilici a settimana a 0. Andremo alla fiera del mobile in Bielorussia e continueremo a puntare sugli Stati Uniti perché il cambio con il dollaro ci è favorevole e si caratterizzano per la presenza di diversi mercati, per cui c’è spazio anche per l’arredamento classico. Paesi emergenti? Sì, ci stiamo investendo molto ma per ora il ritorno è minimo”.

CLAUDIO FULGINI (CONTITOLARE DI ARREDOCLASSIC)
“Le presenze nei primi due giorni del Salone di Milano hanno registrato un calo pauroso. Si tratta dei giorni migliori per le aziende, come la nostra, che hanno una vocazione all’estero perché, abitualmente, sono i giorni riservati ai clienti stranieri. Invece c’è poco movimento, anche se il nostro nuovo prodotto, classico com’è nella tradizione della nostra azienda, sta riscuotendo consensi”.

NAZARENO SALTARELLI (MANAGER DI SALTARELLI MOBILI)
“In Italia, anche per la presenza del colosso Ikea, stanno cambiando sia la concezione, che la richiesta di mobili. Noi siamo proiettati verso l’estero: a Milano stiamo verificando una presenza di operatori del sud del centro America, mente sono praticamente spariti i russi. I cinesi, invece, non mancano mai: pensavo potesse essere il mercato del futuro, ma per quello che abbiamo visto finora, i risultati sono ancora scadenti. C’è una fascia di mercato molto elevata, che richiede grande qualità, perché la qualità è un valore che non riescono a copiare”.

BEN BELAID (TITOLARE DI BENCOMPANY)
“La parità tra euro e dollaro sta muovendo l’attenzione di clienti americani e canadesi. In questi giorni noto anche un risveglio di possibili clienti arabi: ne ho ricevuti due, provenienti da Dubai, molto interessati. Non credo che ci possa essere, comunque, un ritorno alle dimensioni che i nostri prodotti avevano su quei mercati. I russi, invece, finora non li ho proprio visti”.

ROBERTO MALERBA (GENERAL DIRECTOR MALERBA)
“Forse siamo poco conosciuti nel pesarese, ma molto sui mercati internazionali: da vent’anni, ad esempio, i grandi magazzini Harrods di Londra ospitano i nostri pezzi. Facciamo un prodotto di qualità, di design, lavorato e Milano rappresenta la migliore vetrina internazionale. Gli Stati Uniti continuano ad essere il nostro mercato principale, la Cina e più in generale l’Oriente, sono in crescita, stiamo arredando le ambasciate di Arabia Saudita nel mondo. Non abbiamo problemi o, forse, i nostri problemi sono opposti a quelli di tante aziende: da Shangai, ad esempio, ci arrivano così tante richieste che fatichiamo a soddisfarle”.

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