La griffe di Gucci. Il bomber dell’Alma è determinante

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21 aprile 2015

Mister Alessandrini tra Andrea Sivilla e Niccolò Gucci

Mister Alessandrini tra Andrea Sivilla e Niccolò Gucci

Sandro Candelora

FANO – Centravanti si nasce. E lui modestamente lo nacque. Della prima punta patentata Niccolò Gucci possiede innegabilmente tutti ma proprio tutti i crismi. Un fisico potente, costruito su muscoli e centimetri presenti in quantità industriale ma non tale da zavorrarne il dinamismo, grazie al quale riesce a farsi largo con successo nel cuore della retroguardia avversaria. Un bagaglio tecnico completo e di livello superiore, che gli permette di insidiare il portiere rivale nei modi più disparati e sempre con ottimi esiti, poco importa e nulla cambia se ciò avviene di testa o di piede, da sotto misura o dalla distanza. Un carattere che definire esuberante è dire poco (non sarebbe del resto il toscanaccio che è), altra arma che usa (e a modo suo) per duellare con i ruvidi marcantoni nemici. In virtù di tali e tante prerogative, il nostro costituisce l’autentica testa di ponte della meravigliosa Alma di Alessandrini, l’uomo deputato a conquistare terreno e a presidiarlo con le buone o le cattive, consentendo così ai compagni di avanzare con agio verso l’obiettivo. Oltre a segnare con regolarità e non di rado con autentici prodigi balistici, il bomber svolge infatti anche e soprattutto un oscuro ma essenziale lavoro ‘sporco’, dedicandosi ad una poco appariscente ma imprescindibile opera di preparazione a favore dei compagni. Il primo a beneficiarne è senz’altro il gemello del gol Sivilla, che trae innegabilmente gran giovamento dalle sponde aeree, dalle triangolazioni basse e dagli spazi resi liberi dal movimento del suo compagno di reparto per fiondarsi verso la meta con esiti letali. Centrattacco antico e moderno insieme, Gucci si fa apprezzare perché interpreta la partita come una battaglia, che combatte dal primo all’ultimo minuto contro tutto e tutti, senza arretrare di un passo. Avanguardia ideale e necessaria delle truppe d’assalto fanesi, sembra ogni volta volersi caricare sulle spalle il peso delle sorti della guerra. Che vuole vincere, certo. Ma solo dopo aver fatto suoi tutti i singoli scontri parziali. In cui si cimenta come più gli piace. Sempre e comunque, con il coltello fra i denti.

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