Seri e Mascarin a Sarajevo per costruire un ponte con Fano. Protocollo d’intesa con la biblioteca nazionale bosniaca

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21 aprile 2015

Seri e Mascarin con il dottor Ismet Ovcina, Direttore della Biblioteca Nazionale di Sarajevo

Seri e Mascarin con il dottor Ismet Ovcina, Direttore della Biblioteca Nazionale di Sarajevo

SARAJEVO (Bosnia Erzegovina) – Costruire un ponte tra Sarajevo e Fano. Un ponte che non è fatto di cemento ma di reciproca conoscenza e collaborazione. É questo il senso della visita del sindaco Massimo Seri e dell’assessore Samuele Mascarin, tenutasi ieri, a due importanti simboli della città di Sarajevo.

Il primo, la Biblioteca Nazionale di Sarajevo, bruciata nel 1992 durante l’assedio alla città e che è diventata – suo malgrado – un simbolo della guerra contro la cultura, con l’immagine indelebile di pompieri, bibliotecari e volontari che cercarono di salvare dalle fiamme i libri sotto il fuoco incrociato dei cecchini.

“Una biblioteca che è stata lentamente ricostruita e con la quale abbiamo deciso di sottoscrivere a breve un protocollo di intesa con il nostro sistema bibliotecario – afferma Samuele Mascarin, assessore ai servizi educativi, alle biblioteche e alla pace del Comune di Fano -, una intesa di grande valore civile, oltre che simbolico, che avvicinerà le due città in un percorso di condivisione di progetti culturali e storici, scambi tra operatori bibliotecari e scuole delle due città”.

Mascarin e Seri con il Generale Divjak

Mascarin e Seri con il Generale Divjak

Altrettanto significativo l’incontro con il Generale Jovan Divjak, questa volta accompagnati dai 60 studenti del liceo classico e linguistico “Nolfi” e del liceo artistico “Apolloni”, presso la sede della associazione a sostegno di orfani di guerra e studenti poveri (OGBH, Obrazovanje Gradi BiH, L’istruzione costruisce la Bosnia), che il Generale ha fondato dopo la guerra.

Gli studenti dei licei fanesi Nolfi e Apolloni con il Generale Divjak

Gli studenti dei licei fanesi Nolfi e Apolloni con il Generale Divjak

Divjak, figura simbolo dell’assedio di Sarajevo, che ha difeso – nonostante le sue origine serbe – dalle truppe di aggressione serbe che volevano impedire la creazione di uno stato bosniaco multietnico ed indipendente, é impegnato da anni in una nuova guerra, quella dell’accesso all’istruzione per la parte più povera della popolazione del suo Paese.

Un incontro significativo non solo in termini di memoria storica, ma anche per sottolineare il valore dell’istruzione come strumento di riscatto e ricostruzione.

Samuele Mascarin
Assessore ai Servizi educativi, alle biblioteche e alla pace

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