Profughi, la risposta di Ricci: «Faremo la nostra parte ma no agli alberghi e impegnare i migranti accolti»

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22 aprile 2015

PESARO – Dice che il territorio «farà la sua parte» nella gestione dell’emergenza profughi, Matteo Ricci, nel vertice in prefettura con i sindaci della provincia. «La comunità ha sempre espresso valori di solidarietà. E qui si tratta di una questione umanitaria, con risvolti drammatici. Diciamo anche noi con forza che l’Italia non deve essere lasciata sola e l’Europa deve fare la sua parte.. Assicura quindi al prefetto Luigi Pizzi: «I sindaci daranno il loro contributo». Tuttavia, davanti al presidente della Provincia Daniele Tagliolini e agli amministratori locali, ribadisce: «Bisogna anche aiutare i sindaci, altrimenti diventa tutto più difficile. Soprattutto in questa fase di tensione sociale, amplificata dalla crisi. E’ la realtà di tutti i giorni: c’è una spaccatura tra comprensione ed esasperazione. Che purtroppo degenera spesso nell’inciviltà, lo vediamo quotidianamente». Così infila alcune questioni, tra richieste e punti fermi necessari: «Più l’accoglienza è distribuita e meglio funziona. Meno concentrazione si crea e più si favorisce la gestione dell’emergenza». Sulle strutture ricettive: «Sono fortemente contrario all’utilizzo degli alberghi nella città – evidenzia il sindaco -. Bisogna fare attenzione e non solo perché Pesaro in parte vive di turismo». Puntualizza: «E’ sbagliato il metodo: nella città molti alberghi sono vecchi, fatiscenti. E ci sono proprietari che cominciano a vedere il tema come un business. Pensano che siccome l’hotel non è più funzionale per il turista, allora potrebbe andare bene per ospitare i profughi. Non possiamo permetterlo: si rischia di trasformare e snaturare un settore. Ripeto: dobbiamo fare molta attenzione in futuro». Ancora: «Non possiamo lasciare questi ragazzi senza fare niente tutto il giorno. E’ un punto essenziale: se si rendono utili alla comunità, anche con iniziative che coinvolgono i Comuni, si incentiva la loro integrazione. Dedicare due o tre ore al giorno di impegno e lavoro socialmente utile, in forma volontaria, verso il territorio che li ospita, è anche una forma di ringraziamento per l’accoglienza. E aiuta la cittadinanza ad avere una migliore percezione culturale del problema». Infine: «I Comuni devono riuscire a raccontare le storie di queste persone, fare comprendere ai cittadini la drammaticità del fenomeno. La stragrande maggioranza fugge solo dalla guerra e dalla fame: questo non può passare inosservato. Deve venire fuori anche nei luoghi informali, per esempio nei pranzi nelle famiglie disponibili della città, come occasione per fare capire davvero di cosa sta parlando».

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