25 aprile 1945-25 aprile 2015: 70 anni di Liberazione, 70 anni di Libertà. Prima puntata

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23 aprile 2015

Resistenza

Resistenza

Guido Formica*

In questi giorni si festeggia in vario modo la grande Festa della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. 70 anni sono una cifra importante e fino all’ultimo non avrei sperato di trovare tante manifestazioni per ricordare un evento che sembrava purtroppo sopito negli ultimi anni. Colpa del tempo che passa e che ci lascia sempre meno testimoni della guerra mondiale e della guerra partigiana. C’è stata dopo la retorica dei primi anni una certa “cultura” revisionista che vuole far passare quel formidabile periodo come un periodo minore, colorato politicamente soltanto in un certo modo, cosa non vera perchè alla guerra di liberazione e partigiana parteciparono sia cattolici che comunisti, socialisti e azionisti, sia liberali che monarchici, sia contadini, operai, militari, preti, professori, studenti, carabinieri. E’ stato un movimento di popolo, insomma. Eppure si è cercato e di molto di sminuire questo periodo.

Pochi anni fa per il 150^ dell’Unità d’Italia si era preparato ben di più, ad ogni livello.

Eppure proprio 70 anni fa l’Italia oltre che liberata si è di nuovo riunificata come in un secondo Risorgimento.

Le varie manifestazioni di questi giorni, anche i film che tornano ad essere proiettati in Tv, la riproposizione di certi servizi della vecchia Tv pedagogica non possono che far bene ai giovani e meno giovani per far capire che cos’è stata la Resistenza, fenomeno non solo italiano quanto europeo ma che in Italia ebbe una sua peculiarità in più, quel essere di popolo che è stata la sua caratteristica principale ed incancellabile.

Voglio solo proporre due riflessioni di eminenti studiosi, docenti universitari, che secondo me aiutano meglio a specificare cosa significa parlare di Resistenza oggi a 70 anni di distanza e finché dura la memoria o finché riusciamo a farla durare.

La Resistenza è sempre attuale perché sempre attuale è la sua lezione di responsabilità civile: Essere cittadini liberati significa non essere mai indifferenti alle ingiustizie in nome di una legalità prepotente. Significa essere sempre capaci di un pensiero critico, pronti a farci carico delle sorti collettive di una Patria, che oggi, di fronte alla sfida della sostenibilità ambientale, deve essere allargata all’intero pianeta e alle generazioni future..

Ritrovarsi uniti oggi non vuol dire però azzerare le differenze tra la scelta coraggiosa di una lotta di Resistenza con o senza armi, anche attraverso forme di ressitenza civile, come quella delle donne che raccoglievano i messaggi lasciati cadere dai carri dei deportati, e la scelta di un consenso al fascismo, o dall’altrettanto pericoloso “non dissenso” al fascismo. Vergogna per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della Lotta Partigiana. Allora come oggi l’indifferenza, il non prendere posizione, sono già complicità.” (F.Honsell)

Il modello di sviluppo sta riducendo i corpi intermedi e così aumenta …un sistema relazionale asimmetrico e contrario al principio di democrazia.

La realtà è che siamo di fronte ad una crisi di uomini e di valori che hanno contribuito a metterci in questa situazione; la situazione del paese è da manuale per le regole che descrivono nei secoli le ascese ed il declino delle società: Le società non muoiono mai per morte violenta ma per suicidio perché le élite al governo perdono la capacità di rinnovarsi negli uomini e negli ideali e finiscono per collassare. Gli ideali del “bene comune” dei politici che ci hanno fatto uscire dal dramma della guerra sono diventati gli ideali dell’interesse personale o dei gruppi di potere da realizzare anche a scapito degli altri normalizzando comportamenti illeciti che ogni giorno osserviamo ormai passivamente. Il modello culturale nella sostanza, ancora oggi, sembra non cambiare mai da quello legato prevalentemente all’occupazione del potere. La vera riforma da fare è quella morale e culturale perché i problemi non sono mai né tecnici né economici ma sono sempre e solo problemi di uomini.” (F.Pezzani)

Per questo ritengo validissimo l’appello di questi giorni del Comitato Permanente Antifascista

Sono passati settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla Liberazione dal nazifascismo e mai come oggi la pace, bene prezioso donatoci dall Resistenza italiana ed europea, è in serio pericolo. La guerra è di per sé il contrario dei diritti umani, perché ogni conflitto, necessariamente li calpesta, li mette in discussione e non di rado li annulla. Ma i diritti umani sono il fondamento della nostra esistenza e della nostra convivenza.

Il nostro Paese è attraversato non solo da una gravissima crisi recessiva, ma da una caduta senza precedenti dell’etica pubblica, dal manifestarsi quasi quotidiano di gravissimi fenomeni di corruzione. La conseguenza inevitabile di questa deriva è costituita da una perdita di fiducia, che vogliamo non irreversibile, da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. Il distacco sempre più preoccupante dei cittadini dalla “cosa pubblica” va superato con cambiamenti radicali di prassi, di costume, di modi di essere dei singoli, e con una politica dotata di progettualità che, richiamandosi ai valori della Resistenza, sia al servizio della collettività e del bene comune. Al lavoro, valore fondante della Repubblica, deve essere restituito il suo ruolo e la sua dignità, eliminando il contrasto stridente tra i principi costituzionali e la durissima realtà del nostro Paese.

E’ indispensabile ribadire ancora una volta che i valori a cui ispirarsi sono solo e sempre quelli di una democrazia fondata sulla partecipazione, sulla divisione dei poteri, sul rispetto della persona umana, delle istituzioni, delle regole da parte di tutti. “ ……………

*Ultimo sindaco di Sant’Angelo in Lizzola

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