Alma, è una stagione memorabile

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27 aprile 2015

Sandro Candelora 

FANO – Probabilmente sarà secondo posto, anche se non è ancora detta l’ultima parola. Ma il dolce sapore del successo abita qui ormai da tempo, praticamente fin dall’inizio di questo fantastico campionato. Sì, perché questo gruppo ha già vinto, assicurandosi, al di là della classifica, il primato che più conta, quello che alberga nel cuore e nella mente, dove resterà impresso per sempre. Si parlerà infatti per generazioni dell’anno di Alessandrini e Sivilla, Gucci e Borrelli, le cui gesta sono destinate a diventare leggenda proprio come le imprese a suo tempo compiute dagli eroi di cui si nutre la sterminata cultura popolare granata, da Pipi Diotallevi in qua.

Questo gruppo ha qualità assolute (siamo in effetti convinti che un pacchetto di ‘over’ come quello messo insieme dal buon Canestrari ce l’abbiano in pochi, anche a livelli superiori) che, abbinano virtù tecniche eccelse a doti morali inattaccabili, imprescindibili le une e le altre per realizzare capolavori in serie, l’ultimo in ordine di tempo lo spettacolare trionfo nel derby. Voluto a tutti i costi, inseguito con sudore, lacrime e sangue e infine ghermito per l’apoteosi finale di uno stadio in amore.

I giocatori del Fano sotto la curva granata

I giocatori del Fano sotto la curva granata

Ma il gruppo non è solo la squadra, ammirevole in tutti i suoi componenti, dal primo titolare alla riserva meno utilizzata. Di esso fa parte integrante ed insostituibile la massa dei tifosi, cementata in una sintesi perfetta che affianca lo zoccolo duro ai simpatizzanti dell’ultima ora. E’ una presenza trascinante, puntuale, di categoria superiore quella garantita dalla curva, che nella sfida di campanile ha saputo essere semplicemente strepitosa, allestendo una coreografia di impatto clamoroso e di impensabile richiamo letterario (vuoi vedere che anche il divino Leopardi era un supporter ante-litteram dell’Alma?). Questa sinergia vincente tra atleti e sostenitori ha permesso di meritare insieme tutto quanto si è fatto, guadagnandolo uniti ogni maledetta domenica, ché gli omaggi, i ricchi premi e i cotillons di cui beneficiano altri (vero Donna Maria Francesca?) sono sconosciuti a queste latitudini. La gioia deve dunque essere totale e legittima, trovando suggello ideale nel ritorno tra i professionisti. Ora, subito. Non importa come. Quando la palla cesserà di rotolare (il più tardi possibile, invero, dal momento che sarà essenziale andare avanti fin dove si può nei playoff) toccherà a Gabellini scendere in campo. Per afferrare quella sporca ultima meta. E regalarsi, regalandoci, un sogno. Mai stato bello e reale come questo.

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