Frega, Silp: “Controllo sociale dei cittadini per prevenire? Parole che ci sorprendono, idee inaccettabili”

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28 aprile 2015

PESARO – Le parole di Questore e Prefetto hanno lasciato il segno: “Non ronde ma un controllo sociale organizzato dei cittadini per prevenire furti e spingere le vittime di truffe a presentare denuncia”, perché “la sicurezza partecipata non può realizzarsi senza il contributo essenziale dei cittadini”. Su questi temi interviene Pierpaolo Frega, segretario Provinciale SILP CGIL.

 

Pierpaolo Frega

Pierpaolo Frega, segretario provinciale del Silp

“Le parole pronunciate dal Prefetto di Pesaro, ci sorprendono e ci stupiscono – spiega Pierpaolo Frega –  La nostra non vuole essere una critica ideologica aprioristica ma una riflessione sui temi della sicurezza, da parte di chi la vive ogni giorno sulla propria pelle sia come lavoratore ma anche da cittadino.
L’idea della sicurezza partecipata è un’idea che la Polizia di Stato vanta da anni, non è un caso che le ultime feste del corpo riportino come slogan: “c’è più sicurezza insieme”, ma arrivare ad ipotizzare “un controllo sociale organizzato dei cittadini per prevenire furti e spingere le vittime di truffe a presentare denuncia” reputiamo che debba essere di suo già insito nella coscienza civile di ogni cittadino.
Ma come contestammo al precedente Prefetto Visconti, il paradigma una vacanza in meno un’inferriata alle finestre in più, così contestiamo e non ce ne voglia, le parole del Prefetto Pizzi di trasformare l’habitus mentale tradizionale dei cittadini.
Tradotto sarebbe come dire: signori cari, lo Stato latita, organizzatevi.
Ecco come lavoratore, come cittadino, rifiuto categoricamente questo passaggio. Esiste un problema sicurezza che negli ultimi anni è divenuto pressante, complici molteplici cause: crisi economiche, drastici tagli a investimenti su uomini e mezzi, ma di fronte a questo vi doveva essere la necessità di una strategia, di un progetto, di uno studio particolareggiato, che a minor investimenti, facesse quantomeno restare invariato lo standard di sicurezza fino ad allora raggiunto.
No. Tutto questo non solo non si è fatto, non c’è stata nessuna programmazione e benché minima progettazione da parte dei governi che negli ultimi 20 anni si sono succeduti.
Allora che proponiamo? Cari concittadini cambiate mentalità, barricatevi e rendete la vita impossibile ai malintenzionati!
Riassunto in una parola: inaccettabile.
È lo stato, che con le tasse che impone, deve tutelare i suoi cittadini, è la politica che decide le strade di indirizzo che la sicurezza e le stategie ad essa connesse devono imboccare, non incentivare i cittadini all’autotutela, perchè di questo passo il prossimo step sarà quello della detenzione e libero uso a scopo di difesa delle armi. Insomma un far west in salsa contemporanea.
La sicurezza non si applica a seconda dei mal di pancia e le emozioni del momento, la sicurezza si pianifica e si progetta. I comuni non devono essere assenti, anzi supportare le forze dell’ordine nell’installazione di nuove tecnologie, vedasi telecamere, monitoraggio delle targhe nei transiti sulle principali direttrici viarie, potenziamento delle polizie locali con referenti di quartiere, illuminazioni efficacci specie nei quartieri dormitori, ma anche asfaltando le strade, perchè sicurezza è anche consentire a mezzi e motocicli strade dignitose.
Da parte del Prefetto avremmo preferito una presa di posizione netta nei confronti del Ministero dell’Interno, urlando a gran voce che con gli attuali organici della provincia, delle varie specialità della Polizia e dei Carabinieri, uno standard adeguato e consono per il territorio è inapplicabile, soprattutto alla luce delle mutazioni dei numeri di reati predatori attuali.
Di certo avrebbe trovato la sponda dei sindacati di Polizia locali che da anni si fanno portavoce della pericolosa deriva imboccata, anche quando eravamo tacciati di essere gufi”.

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