Nove esuberi all’Auchan di Fano, la Fisascat: “Inammissibile”. Anche Ricciatti interviene. E il 9 maggio si sciopera

di 

29 aprile 2015

Domenico Montillo*

FANO – Auchan, il Gruppo francese della grande distribuzione che nel nostro Paese conta 49 punti vendita ed oltre 11.400 dipendenti, presenta ai sindacati il costo della crisi. Sono complessivamente 1.426 i dipendenti coinvolti dalla procedura di licenziamento collettivo avviata in 32 ipermercati, dove la percentuale dei dipendenti “strutturalmente in esubero” supera il 20%, mentre si attesta al 12% a livello nazionale. Di questi lavoratori, 578 –  oltre un terzo degli addetti – sono occupati nei 13 ipermercati delle realtà del Mezzogiorno d’Italia, in Campania, Puglia e Sicilia.

L'ingresso dell'Auchan di Fano

L’ingresso dell’Auchan di Fano

Dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale questo è un ulteriore colpo basso attuato da uno dei più grandi operatori della grande distribuzione commerciale che fino ad oggi non ha messo in campo politiche di rilancio.

I dipendenti di Auchan coinvolti dalla procedura di licenziamento pagano a caro a prezzo la mancanza di un piano di sviluppo aziendale finalizzato a fronteggiare la crisi dei consumi.

Se la scelta è quella di ridurre il costo del lavoro in un’ottica complessiva di ristrutturazione, noi ribadiamo fermamente il nostro sconcerto perché è inaccettabile che a farne le spese siano solo ed esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici .C’è da chiedersi se la formula degli Ipermercati e dei grandi centri commerciali funziona ancora in Italia dove la crisi dei consumi si fa ancora sentire. Non dimentichiamo poi che fino ad oggi la società ha chiesto ed ottenuto l’applicazione del contratto di solidarietà per i lavoratori di 21 ipermercati.

In attesa che a livello unitario si programmino ulteriori azioni di protesta, è confermata la mobilitazione e lo sciopero programmato a livello nazionale per l’intero turno di lavoro del prossimo 9 maggio, con  l’ulteriore articolazione di 8 ore di sciopero da decidere a livello territoriale.

Il rischio, secondo la Fisascat, è che i grandi gruppi della grande distribuzione, compreso Auchan, perdano interesse ad investire in un Paese che registra ad oggi timidi segnali di ripresa.

La procedura di mobilità impatta sulle Marche con numeri considerevoli se rapportati agli andamenti sicuramente migliori rispetto ad altre realtà. Su Fano in particolare non sono mai stati utilizzati ammortizzatori sociali, né soluzioni sull’organico a dimostrazione che i 16 esuberi dichiarati non sono ammissibili.

La Fisascat Marche confida nella possibilità di trovare soluzioni alternative ai licenziamenti non giustificabili unicamente al tavolo nazionale, unico luogo in cui la ristrutturazione e quindi la procedura può essere discussa.

Riteniamo per altro indispensabile mantenere la gestione unitaria CGIL, CISL E UIL visto che è il coordinamento unitario dei delegati riunitosi a Roma il 21 aprile 2015 che ha deciso lo sciopero quale strumento di mobilitazione da contrapporre all’atto unilaterale messo in campo dall’azienda.

*Segretario regionale Fisascat Marche – Zona di Pesaro

RICCIATTI INTERVIENE

“Mentre il governo continua a comunicare in modo trionfale i dati, parziali, sulle nuove assunzioni con il Jobs Act, la realtà continua a porci di fronte all’emorragia di posti di lavoro, che pare senza fine”. Lo afferma l’on. Lara Ricciatti di Sel, che ha presentato questa mattina una interrogazione parlamentare sugli oltre 1.400 esuberi annunciati da Auchan, che interessano anche i punti vendita marchigiani di Ancona e Fano, rispettivamente con 36 e 16 esuberi. “Una vertenza che si preannuncia complicata, al pari delle altre che riguardano il nostro territorio – continua – e per la quale ho chiesto la tempestiva apertura di un tavolo presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali”.

“Assistiamo purtroppo ad una strategia che pare essere comune ai grandi gruppi economici che operano in Italia, quella di scaricare interamente sui lavoratori i costi delle scelte aziendali e della crisi economica. Un atteggiamento inaccettabile, sopratutto quando si tratta di aziende che fanno della responsabilità sociale d’impresa un asset comunicativo importante”.

Tra le ragioni che hanno portato agli esuberi, Auchan avrebbe richiamato anche “pratiche di concorrenza sleale”, sopratutto nelle regioni del Sud Italia, poste in essere da diversi concorrenti che non applicherebbero i contratti collettivi nazionali di categoria, utilizzando anche impropriamente contratti part-time per prestazioni lavorative a tempo pieno.

“Se tali affermazioni fossero confermate ci troveremmo di fronte ad un fatto di particolare gravità – aggiunge la deputata di Sel -, dove l’assenza di adeguati controlli da parte dello Stato è concausa di azioni aziendali che penalizzano esclusivamente i lavoratori, che si trovano a pagare da un lato il prezzo delle scelte del management non sempre efficienti, dall’altro l’incapacità dello Stato di far rispettare le regole sul lavoro. Anche su questo – conclude Ricciatti – ho richiamato il ministro Poletti, affinché promuova ed intensifichi controlli sulle pratiche elusive di diverse aziende, che colpiscono tanto i lavoratori quanto i concorrenti che rispettano la legge”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>