Indice Comit: la Parabola della piccola Banca Popolare

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30 aprile 2015

Spesso in questi giorni i nostri lettori ci fanno una domanda: conviene vendere le azioni possedute (non quotate) delle piccole banche?

Per le Banche in genere Grandi, Medie e Piccole che siano, aprile è tempo di Assemblea per l’approvazione dei propri bilanci (anno precedente) e per vedere se la banca ha fatto Utili, può dare Dividendi delle proprie azioni o ha in atto Cambiamenti strategici.

In questi giorni capita spesso sentire che le direttive disposte da Banca d’Italia, molto rigide, hanno impedito a molte banche che sono presenti nelle nostre zone (sia nelle Marche che nella vicina Emilia- Romagna) di liquidare gli utili prodotti con il bilancio dell’anno passato ai loro soci; costringendole ad accantonare per forza, a fronte rischi che potrebbero arrivare, le cifre che avrebbero acconsentito “il dividendo” a chi possiede delle azioni di quelle banche (azioni non quotate in borsa).

Quasi subito, anche per esperienze di “recenti passati” non troppo felici di “banche locali” ora sotto il diretto controllo di Banca d’Italia – vedi Banca delle Marche – in molti si è insinuato una strano “allarmismo” e la precipitosa “fretta” a vendere quelle azioni che , per l’anno in corso, non hanno prodotto risultato (dividendi).

Ma facciamo alcune chiare considerazioni.

Da qualche anno Banca d’Italia controlla in modo assiduo tutte le Banche. Se qualcuna di queste ha avuto problemi, la stessa Banca d’Italia non ha esitato a “commissariarla” portandola così immediatamente sotto il suo diretto controllo.

Questo sta a significare che le banche che in questo momento sono sul mercato senza “ulteriori problematiche” sono quelle che godono di salute e il cliente e socio sa di essere tutelato.

Per meglio intendere la nostra posizione ci viene in aiuto “ la parabola della piccola banca popolare”..

La parabola della piccola banca popolareIn una regione non molto lontano da noi esiste un fiume (il mercato di oggi) che scorre facendo anse e curve; nei suoi bordi vi sono dei terreni, alcuni bagnati dal fiume, e ognuno di loro è di proprietà di una banca .

Nel lato sinistro esiste un bel pezzo di terra molto grande che appartiene alla Banca del Mare Adriatico, subito sotto sempre a sinistra un altro grosso appezzamento di terreno di proprietà della Banca UniTa; poi ancora sotto un altro bel pezzo di terreno di proprietà della Banca Carica.

Dall’altro lato a destra del fiume , dall’alto verso il basso vi è un grosso appezzamento di terreno di proprietà della Banca della Vecchia Cassa; subito sotto in posizione eccellente, che sfocia nel fiume, un piccolo pezzetto di terreno ottimamente coltivato di proprietà della Piccola Banca Popolare. Subito sotto un altro enorme appezzamento di terreno di proprietà della grande Banca Amica che ha di fronte dall’altra del fiume la Banca Carica.

Ad un certo punto viene “proclamata” da parte dello Stato la legge ai proprietari di appezzamenti grandi , di diventare ancora più grandi unendosi fra loro per affrontare meglio e più forti le logiche del mercato nella produzione delle coltivazioni (aumentare la consistenza patrimoniale per non ricadere in quelle paure dei” salvataggi delle banche” durante l’inizio della crisi..). Quindi Banca Carica si unisce con Banca Unita formando un appezzamento di terreno consistente ed importante. La Banca della Vecchia Cassa si dichiara disponibile ad unirsi con la grande Banca Amica e diventerebbero un vero colosso se non le dividesse quel piccolo terreno di proprietà della Piccola Banca Popolare.

La Piccola Banca Popolare riesce ad essere autosufficiente e non ha nessuna intenzione di vendere; mentre lo Stato insiste fortemente che le due grandi banche si uniscano, dettando scadenze precise..

Intanto il tempo stringe, le 2 banche devono unirsi; ogni giorno che passa li rende sempre meno forti, e a questo punto iniziano a fare delle offerte importanti per quel terreno, che valeva appena ieri 12 lire ..

Così il valore cresce, diventa dopo un giorno 15, poi 18 , poi 21; infine in una settimana è già a 25 lire, e non finisce qui..

La morale è chiara e semplice: in ogni contrattazione il tempo è sempre un fattore determinante;chi ha tempo è quello che riesce a concludere l’affare a suo favore (la fretta è cattiva consigliera).

Forse la linea tracciata dalla Banca d’Italia per le Grandi banche non potrà essere elusa per sempre dalle Piccole Banche. Ogni giorno assistiamo a cambiamenti: prescrizioni, norme, a volte ragionevoli, che dan tempo per adattarsi ai mutamenti; altre esigono tempi stretti o spingono i mercati a forzarne l’immediata applicazione.

Ma siamo convinti che ancora una volta, spetterà al Mercato indicare la strada.

Un commento to “Indice Comit: la Parabola della piccola Banca Popolare”

  1. Giorgio S. scrive:

    saper leggere è importante ma saper scrivere e… scriverlo di più GRAZIE DI CUORE

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