Fano, violenza sessuale su giovanissimi e prostituzione minorile, albanese condannato a 8 anni

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6 maggio 2015

FANO – Il Tribunale di Ancona ha recentemente emesso una sentenza di condanna ad otto anni di reclusione nei confronti di un quarantenne albanese che, sulle basi delle indagini condotte dalla della Polizia di Stato, è stato ritenuto responsabile dei reati di prostituzione minorile, violenza sessuale ai danni di minorenni, anche di età inferiore ai 14 anni, corruzione di minorenni e violenza privata.

I fatti risalgono all’estate 2014, allorchè personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Fano interveniva in un parco ubicato in zona semicentrale, ove era sta segnalata la presenza di tre minorenni, rispettivamente di 13, 14 e 15 anni, in evidente stato di alterazione alcolica.

Dalle dichiarazioni rilasciate nella circostanza dai tre ragazzini, emergeva un torbido quadro di violenze ed abusi.

I Poliziotti, coordinati dal Vice Questore Agg.to dr. Stefano Seretti, accertavano, infatti, che nella stessa giornata, l’albanese aveva attirato i tre minorenni, promettendogli piccole somme di denaro, all’interno della villa disabitata, ubicata sempre in Fano, ove egli aveva trovato momentanea dimora.

Qui, dopo averli fatti ubriacare somministrandogli superalcolici al fine di vincerne le resistenze, aveva abusato di uno di loro, di solo tredici anni, compiendo su di lui atti sessuali.

Al termine della violenza, li aveva fatti salire sulla sua macchina, per poi trasportarli sino al parco pubblico, ove li aveva lasciati.

Le tempestive indagini consentivano, nel giro di pochi giorni, di trarre in arresto il sospettato, sorpreso nella flagranza del reato di prostituzione minorile e di accertare il coinvolgimento, quali vittime di abusi, iniziati nel gennaio 2014, di una decina di minori, di età compresa fra i 13 e 16 anni, indotti a prostituirsi per piccole somme di danaro (dai 3 ai 20 euro) o, addirittura, con la promessa di pacchetti di sigarette.

Il 40enne rimaneva ristretto in carcere sino al processo.

Con la sentenza di condanna di I grado, il giudice disponeva, inoltre, l’espulsione con accompagnamento alla frontiere al termine dell’espiazione della pena.

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