Morte di un commesso viaggiatore, forti emozioni regalate da Elio De Capitani e il gruppo dell’Elfo

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9 maggio 2015

L'intero cast di Morte di commesso viaggiatore

L’intero cast di Morte di commesso viaggiatore

PESARO – Un classico del Novecento, peraltro di Arthur Miller, si presenta già da solo. Messo in scena per la prima volta oltre sessant’anni fa, Elio De Capitani regista e attore si misura su una prova tutt’altro che facile. Per i pochi che non conoscono la trama, una breve sinossi di questo Death of a salesman (Morte di un commesso viaggiatore, tradotto da Massimo D’amico). Willy Loman, 63enne americano marito di Linda moglie accomodante, devota e padre di Biff e Happy, commesso viaggiatore che vende, prima di ogni prodotto, la propria immagine, coltiva la ricerca della felicità. Il sogno americano riproposto mille volte sul grande schermo anche da Will Smith meno di dieci anni fa. Che poi questa affannosa ricerca rappresenta non soltanto il sogno USA ma la legittima aspirazione di ciascuno di noi. Basti pensare che anche il nostro sindaco, Matteo Ricci, nel 2014 ha edito “L’Italia alla ricerca della felicità”. Ma torniamo a Willy che fa di questa ricerca un’ossessione, tutta statunitense, questa sì, basata sui valori materiali che diventerà negli anni successivi l’universale consumismo. Il fatto che Willy non possa più guidare l’auto lo rende disperato e lo induce a “rifugiarsi nel nucleo familiare” per riflettere su tutto e su tutti. Ma i guai, si sa, non arrivano mai soli. A Willy piacerebbe inventarsi un “posto fisso” ma il tentativo naufraga. Peggio, viene licenziato. I suoi figli vorrebbero aiutarlo riuscendo, almeno loro, a ritagliarsi una posizione di successo nella società ma se la fortuna – come si dice – è cieca la sfortuna ci vede benissimo e neppure i ragazzi riescono a sfangarla inseguendo un maxi progetto ma bucandone il finanziamento. Willy si umilia chiedendo soldi all’amico del cuore Charley ma comprende che la sua situazione è insostenibile. Diverbi con i figli (il prediletto campione di football mancato Biff e il puttaniere Happy) e un ambiente che definire pesante è un eufemismo, inducono Willy al suicidio perché la moglie tragga beneficio dall’assicurazione sulla vita. Due tempi che portano evidentemente alla luce quali siano i valori autentici, soprattutto di una società malata di apparire anziché essere. Una riflessione a tutto campo sul rapporto giovani/adulti in un contesto sociale che non è certamente lo stesso del dopoguerra ma che rivive nella crisi che stiamo attraversando. Elio De Capitani e i suoi compagni della celebre Cooperativa dell’’Elfo (otto lustri di passione) hanno calcato il palcoscenico del Rossini rappresentando al meglio la drammaturgia americana e soprattutto il senso del fallimento sia sociale sia esistenziale che pervade chiunque attraversi più di qualche momento difficile nel lavoro. Eppoi l’incapacità d’invecchiare perdendosi in patetici flashback sul proprio passato, sulle relazioni extraconiugali scoperte dal figlio preferito e dunque sui tanti errori commessi.

Elio De Capitani e Cristina Crippa (Linda e…sua moglie nella vita) hanno saputo trasmettere alla platea quella commozione intensa che il pubblico s’aspettava. Così come Angelo di Genio e Marco Bonadei (Happy e Biff) hanno mostrato un piglio professionale non comune nei giovani attori, specialmente in teatro, pur tradendo a tratti l’impostazione diaframmatica della voce tipica della scuola accademica. Ma non è che un dettaglio quasi trascurabile che non fa perdere spessore alla loro prova..

Due curiosità: – La prima rilettura del lavoro, da parte del Gruppo, è iniziata proprio a Pesaro dove è terminata la tournèè 2015. – In scena Gabriele Calindri (Ben), figlio d’arte del famosissimo padre Ernesto, doppiatore e adattatore di dialoghi, è lui stesso un regista. Curiosità nella curiosità: ha studiato arti marziali.

Quando è calato il sipario (immancabili applausi alla ribalta) di certo s’è risollevato lo spirito degli spettatori, tanti. Perché i drammi che si apprezzano a teatro (una considerazione di chi scrive, ndr.) è meglio gettarseli alle spalle finché possibile. Facile a dirsi, naturalmente…

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