Capitano, mio capitano: il vero leader dell’Alma è Nodari, fanese autentico

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11 maggio 2015

Nodari

Nodari

Sandro Candelora

FANO – Fanesi si nasce o si diventa? L’una e l’altra cosa, a seconda dei casi e degli eventi della vita. Dal canto suo, Alex Nodari membro onorario della città della Fortuna lo è divenuto una prima volta a furor di popolo e quindi una seconda in obbedienza alle leggi del cuore. Nella scorsa stagione il capitano granata si è guadagnato l’onorificenza grazie ad un comportamento esemplare, tale da farne subito un idolo agli occhi dei tifosi, un totem al quale chiedere certezze in un torneo in verità non poco sofferto. Di lui hanno colpito sin dall’inizio l’inappuntabilità delle chiusure difensive, il carisma posseduto in quantità industriale, l’elevata, mirabile capacità di sofferenza (in quante occasioni l’abbiamo visto resistere in campo pur visibilmente menomato?), la capacità di inserimento in area avversaria per mettere a frutto le sue notevoli doti acrobatiche. Esercizio quest’ultimo che si traduce spesso e volentieri in gol pesantissimi, per vittorie preziose.

Come quella conseguita nel derby dello scorso marzo, maturata appunto grazie a una sua prodezza che gli è valsa l’ufficiale, plebiscitaria nomina a fanese acquisito per meriti imperituri. E a suggellare la causa di elezione al soglio metaurense ci ha pensato poi Cupido, facendogli incontrare proprio a Fano la donna della sua vita (accade in effetti di frequente che i calciatori dell’Alma si innamorino di ragazze locali: questo non è il primo caso né sarà l’ultimo), che nel frattempo gli ha già dato un figlio.

E’ uno di noi al quadrato, insomma, il centrale arretrato di Alessandrini, che anche nella stagione attuale ha figurato sempre fra i migliori, garantendo un’invidiabile continuità di prestazioni unita a presenza (fisica ma anche mentale) costante e sempre importante nei momenti topici. L’atto culminante, il coronamento perfetto (ma non certo conclusivo) di un tale rapporto d’amore fra Nodari e questa terra è già impresso in anteprima a chiare lettere nella mente e nel cuore di tutti, attendendo solo l’auspicata traduzione in realtà. La scena vedrebbe (vedrà?) la gente in festa attorno al suo capitano che a torso nudo, sfinito ma esultante, solleva al cielo in una calda giornata di metà giugno quell’agognato ultimo scalpo. Voluto, inseguito e alfine conquistato per Fano tutta. Da fanese autentico.

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