Vendevano a Pesaro e provincia hashish e cocaina provenienti da Lombardia ed Emilia Romagna: arrestati 2 marocchini

di 

14 maggio 2015

URBINO – Ieri 13 maggio 2015 i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Urbino, coadiuvati da quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile di Pesaro e della Stazione di Montecchio, hanno eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare – una in carcere ed una agli arresti domiciliari – emesse dal G.I.P. del Tribunale di Urbino, dottor Egidio De Leone, nei confronti di due cittadini magrebini.

Questa operazione rappresenta l’epilogo ultimo di quella complessa attività di indagine denominata “Martedì Grasso”, condotta sempre dai militari dell’Aliquota Operativa di questa Compagnia, coordinati dal Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino, dottoressa Simonetta Catani, p.m. titolare dell’inchiesta, che oltre un anno fa – il 4 marzo 2014 per l’esattezza – aveva, come noto, permesso di eseguire 24 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti, smantellando un vasto giro di sostanza stupefacenti con epicentro nel complesso edilizio denominato Urbino 2.

I destinatari di queste due nuove ordinanze cautelari eseguite ieri, a cui debbono poi essere aggiunti tre ulteriori deferimenti in stato di libertà nei confronti di altre tre persone – due uomini (un marocchino e un tunisino) ed una donna marocchina – debbono a tutti gli effetti essere considerati i capi di questo imponente traffico di droga portato alla luce.

In questa ultima tranche investigativa gli elementi di prova raccolti hanno consentito di accertare che i due arrestati acquistavano in grandi quantità hashish in Lombardia e cocaina nella vicina Emilia Romagna provvedendo poi ad rifornire il mercato locale. L’area geografica di distribuzione andava da Pesaro ad Urbino non tralasciando tutti i Comuni dell’entroterra che si trovano tra le due cittadine. I quantitativi trattati erano discreti: sono state accertate infatti forniture di hashish da 100 grammi alla volta mentre per la cocaina si partiva dai 5 grammi; richieste inferiori non venivano assolutamente prese in considerazione.

Inoltre i due erano un vero e proprio punto di riferimento per trafficanti di altre province o addirittura regioni che da loro venivano per rifornirsi, principalmente di hashish. Ingegnoso era anche il meccanismo di consegna dello stupefacente. Una volta infatti stabilito con il cliente il luogo di incontro, uno dei due prelevava l’acquirente mentre l’altro recuperava lo stupefacente e attendeva il socio in località isolate, di campagna per evitare trappole o imboscate.

Nonostante tutti questi accorgimenti i carabinieri del nucleo operativo hanno raccolto testimonianze di acquirenti, confessioni di alcuni degli arrestati nel blitz del 4 marzo 2014, elaborato e sintetizzato l’enorme mole documentale consentendo al p.m. prima e al Gip poi di elaborare le oltre 100 pagine di ordinanza cautelare che hanno scardinato il traffico suddetto.

La clientela era vasta ed eterogenea: si andava da connazionali a loro volta gestori di giri di spaccio (e come detto finiti nel blitz di un anno fa) ad italiani/e incensurati, insospettabili, impiegati, operai, titolari di piccole imprese, ma con il vizio del fumo (non di sigaretta) o della cocaina e che per evitare di mescolarsi ai normali utenti della droga che frequentano le piazze, forti della loro solidità economica, acquistavano discreti quantitativi per puro e semplice edonismo ( non tralasciando poi il vantaggio economico; in questi casi – come in tutti i mercati – più sostanza acquisti e meno spendi).

Quanto ai soggetti coinvolti:

M. F., nato in Marocco nel 1981, è stato arrestato e tradotto presso la casa circondariale di Pesaro Villa Fastiggi, ufficialmente residente a Colbordolo ma di fatto si ignora il suo esatto domicilio. Egli preferiva infatti, proprio per sfuggire alle investigazioni, alloggiare presso connazionali o amici. Conosciuto nel mondo degli stupefacenti con vari soprannomi. Si è dimostrato l’autentico catalizzatore di questa complessa ed articolata attività di indagine. Si rivela, unitamente al suo socio L. E.L. (di cui si parlerà subito dopo), elemento di raccordo tra consumatori, spacciatori e trafficanti di più elevato livello. Insieme al connazionale tratta indifferentemente hashish e cocaina. Si dimostra scaltro e abile nell’eludere le investigazioni di P.G. utilizzando diverse utenze, avendo l’accortezza di non qualificarsi mai al telefono e rimproverando gli interlocutori che inavvertitamente lo facevano. Non svolge alcuna attività lavorativa lecita e trae, all’evidenza, i propri mezzi di sostentamento dal traffico di stupefacenti. Quanto emerso nei suoi confronti appare schiaccianti. Al momento dell’arresto era sottoposto alla misura dell’obbligo di firma presso i carabinieri di Montecchio tre volte a settimana solo che questa volta ha dovuto apporre il proprio autografo sull’ordinanza di custodia cautelare in carcere che i Carabinieri del N.O. gli hanno presentato. M. F. vanta un curriculum criminale di tutto rispetto: egli fu arrestato nel 2006 per detenzione a fini di spaccio di 300 grammi di cocaina da personale del nucleo operativo dei carabinieri di Pesaro. In quell’occasione M. F. per sfuggire all’alt imposto da una pattuglia non esitò a darsi alla fuga aprendo lo sportello della sua auto in corsa che continuò la sua corsa contro un albero, provocando gravi lesioni ad un Vice Brigadiere e ad una malcapitata passante.

E.M. L., nato in Marocco nel 1977, residente a Villa Fastiggi in via dei Canonici, 36, dove è stato tradotto per essere sottoposto al regime degli arresti domiciliari, coniugato. Muratore a inizio indagine muratore, imprenditore di successo al termine in quanto attualmente titolare dell’esercizio pubblico Marrakesh sito in Pesaro nella centralissima viale Trieste. Incensurato, socio e braccio destro di M. F.. Sono infatti continui, costanti e febbrili i contatti tra i due in cui è evidente la gestione comune dell’illecita attività. Anch’egli, al pari di M. F., si mostra particolarmente accorto nei suoi contatti illeciti, avendo cura di utilizzare schede SIM intestate ad altri soggetti e di cambiarle con notevole frequenza – addirittura cinque nell’arco di soli 5 mesi di attività di indagine. Anche per lui le prove raccolte sono state schiaccianti tanto che è stato collocato dal GIP agli arresti domiciliari in quanto incensurato.

Riepilogo dei risultati conseguiti con l’intera attività d’indagine:

  • 26 O.C.C;
  • 1 Fermo di P.G.
  • 15 arresti in flagranza;
  • 15 deferiti in s.l.
  • Sequestro di oltre 2 kg di hashish e 200 grammi di cociana
  • Sequestro di oltre 3000,00 euro quale provento di spaccio.
  • Circa 150 assuntori identificati

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>