Gli zombie alla San Giovanni di Pesaro: successo per il filosofo canadese Maxime Coulomb

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19 maggio 2015

PESARO – Gli zombie sono approdati alla Biblioteca “San Giovanni” di Pesaro insieme al filosofo canadese Maxime Coulombe (autore del libro “Piccola filosofia dello zombie”, Mimesis 2014), che ha catturato il pubblico con un excursus storico sulla nascita ed evoluzione di queste figure. L’incontro ha rappresentato l’anteprima dell’edizione 2015 di Popsophia (8-12 luglio, Rocca Costanza, Pesaro) dedicata al tema “Allegria di Naufragi”, confermando le interessanti collaborazioni in campo internazionale, in questo caso con l’Institut Français Italia, l’Institut Français a Parigi e la Délégation da Québec a Roma.

“Diamo l’avvio ad un festival – ha detto la direttrice artistica Lucrezia Ercoli – che tenterà di interpretare la popsophia come un vero e proprio genere filosofico, in Francia già molto diffuso. Il tema si sposa con l’ossimoro che abbiamo scelto per l’edizione 2015, collegato all’Apocalisse, al crollo definitivo e ad una certa positività che, nonostante tutto, emerge dalla distruzione. Coulombe interpreta paure, angoscie e criticità del presente lasciandosi interrogare da una figura dell’immaginario, lo Zombie. C’è stato anche un lavoro degli alunni del liceo linguistico Mamiani, che hanno letto il libro in francese, sotto la guida della professoressa Stefania Massarini”.

“Ringrazio Popsophia – ha evidenziato la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Marcella Tinazzi – per l’opportunità offerta agli studenti, che non vengono semplicemente invitati all’evento ma hanno la possibilità di fare essi stessi cultura. La scuola non è solo il luogo dove la conoscenza si tramanda, ma dove si forma. Il libro è incentrato su un argomento che affascina i ragazzi, perché interpreta anche le contraddizioni della contemporaneità”.

“In effetti – ha detto Maxime Coulombe, il cui intervento in francese è stato tradotto da Elisa Tamburini – questa figura, fin troppo alla moda, permette collegamenti con le paure che affliggono la nostra storia contemporanea. La sua origine è antica, se ne parlava ad Haiti per esorcizzare l’incubo della schiavitù dei tanti africani portati nell’isola, descrivendo gli zombie come corpi senza coscienza né ragione, che svolgevano le loro mansioni quotidiane inebetiti da una polvere, per poi tornare alla normalità una volta finito l’effetto”. E’ a partire dal XIX secolo che, come spiegato da Coulombe, lo Zombie entra nel folclore americano ed europeo, nel cinema, nella cultura, grazie al cineasta Daniel Romero, che dà però un’altra connotazione, collegata al castigo divino. “Non più una persona viva che sembra morta, ma un morto vivente che quando incontra gli umani esce dall’apatia e li divora, in un cannibalismo tra specie che porta alla distruzione”. Terza tappa, quella del cinema contemporaneo, che collega queste figure alla paura delle epidemie, del contagio. “Gli zombie perdono la loro connotazione fantastica, per richiamare ad una fine del mondo di cui noi uomini siamo responsabili, dall’inquinamento fino ai disastri economici e nucleari. Emerge questo sentimento di colpevolezza che ci caratterizza nell’epoca contemporanea. A volte l’idea di distruzione dell’umanità permette di ricominciare in maniera diversa, possiamo riacquistare una sorta di libertà”.

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