2 giugno, ecco il discorso del vicepresidente del coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma

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2 giugno 2015

PESARO – Ecco il discorso del vicepresidente del coordinamento delle associazioni Combattentiche e d’arma letto in occasione delle celebrazioni del 2 giugno:

Discorso per festa della Repubblica

Buongiorno a tutti. Saluto il sindaco Matteo Ricci, il presidente della Provincia, tutte le autorità politiche, civili, i rappresentanti delle Forze Armate e dei corpi di polizia operanti sul nostro territorio, le autorità religiose e naturalmente saluto tutti voi, i cittadini di Pesaro, venuti oggi a festeggiare il 69 ° Anniversario della Repubblica Italiana. Permettetemi un saluto particolare a sua eccellenza il prefetto dott. Luigi Pizzi che ha inserito nel programma di oggi anche il discorso di un rappresentante del Coordinamento delle associazione combattentistiche e d’arma. Eccellenza, penso che questa sia la prima volta, e di questo la ringrazio sia personalmente che a nome di tutto il nostro coordinamento.

Poco fa abbiamo deposto delle corone d’alloro nel sacrario dentro la Cappella Sant’Ubaldo Un luogo simbolo perché rappresenta la memoria dei caduti delle nostre guerre. Ma è anche un simbolo per noi del Coordinamento del lavoro infaticabile e carico di passione di un uomo che ha creduto nelle nostre associazioni e che ha contribuito a far sì che la Cappella sant’Ubaldo diventasse sempre più una perla della nostra città, fruibile non solo in queste ricorrenze ma tutto l’anno.

Rivolgo il mio sguardo al cielo e saluto con un grande abbraccio il Granatiere Franco Giorgini.

Oggi celebriamo la fondazione della Repubblica Italiana ed è sempre bene che un Paese si fermi a ricordare le proprie fondamenta, i motivi e le ragioni della sua convivenza. Certo, per noi che non abbiamo vissuto il periodo della Monarchia ci sembra di parlare di un mondo lontano, di una cosa scontata. Ma così non è.

In questo contesto vorrei fare solo una piccolo cammino nella storia del pensiero che ci ha condotto al presente. Siamo partiti dai concetti assolutistici come quello del Principe di Macchiavelli, passando al Leviatiano di Hobbes (1588 ) che proclamava che per ogni uomo, un altro uomo è un concorrente, avido come lui di potenza sotto tutte le forme. Da qui quindi il trasferimento ad un Leviatano del diritto naturale assoluto su ogni cosa. Siamo stati attraversati dai pensieri che cominciavano a minare questo assolutismo quali quelli di Locke e Montesquieu con il concetto che la Libertà la si poteva ottenere solo tramite la distribuzione dei poteri. Siamo stati illuminati dal Contratto sociale di Rousseau, per approdare, infine, alle rivoluzioni democratiche che portarono alle due prime grandi Repubbliche: quella degli Stati Uniti d’America e quella Francese.

Mi soffermo un attimo sulla parola Repubblica. Con questo termine, Repubblica appunto, i romani definirono la nuova forma di organizzazione del potere dopo la cacciata dei Re. Infatti, la Res Pubblica era la cosa pubblica, la cosa del popolo, un bene comune. Qual è il passaggio epocale? E’ quello che nella Repubblica c’è la virtù quale attore principale, che porta ad anteporre il bene dello Stato al proprio particolare interesse.

La costituzione repubblicana, come disse Kant nel suo trattato Per la Pace Perpetua: ”E’ l’unica perfettamente adeguata al diritto degli uomini, ma è anche la più difficile da istituire e più difficile da conservare tanto che sono in molti ad affermare che lo Stato dovrebbe essere uno Stato fatto di Angeli, perché gli uomini con le loro tendenze egoistiche non sono all’altezza di una forma così sublime”.

Bene, il cittadino italiano e i nostri governi non hanno mai ambito a ricoprire un ruolo celeste di kantiana memoria, ma hanno però dimostrato di essere all’altezza della Costituzione, di apprezzarne i principi e di lavorare per far sì che vengano applicati nella loro interezza.

Gli italiani 69 anni fa si sentirono, per la prima volta nella storia, artefici e protagonisti del proprio presente.

Il 2 giugno del 1946, oltre a scegliere la forma di governo (Repubblica), i cittadini italiani (e per la prima volta anche le donne) elessero anche i componenti dell’Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale.

Oggi è la giornata giusta per ribadire che la Costituzione è il nostro faro, la nostra stella Polare, e che bisogna vivere il presente come i padri costituenti la scrissero: superando con la dialettica e il confronto tutti i particolarismi e gli egoismi che caratterizzano l’uomo.

Ma questa ricorrenza ci offre anche l’opportunità per riproporre a tutti l’importanza del valore delle associazioni- come quelle che io oggi rappresento- che si sono sempre impegnate nel tenere vivo il ricordo dei sacrifici; che con la loro partecipazione hanno contribuito e contribuiscono a tenere alto il valore delle istituzioni e rafforzare il concetto di Libertà.

Perché come ha scritto un famoso poeta-cantante (Giorgio Gaber),

“La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”

E noi oggi siamo qui per partecipare.

Viva l’Italia, viva la Repubblica

Davide Venturi

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