Quando muore un galantuomo. In ricordo di Paolo Mataloni

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3 giugno 2015

Mauro Murgia

La scomparsa di Paolo Mataloni rappresenta una perdita per tutta la citta’ di Pesaro. Non si tratta soltanto di un dolore per un amico che se ne va,quanto del dolore nel sentire la mancanza di uello che avrebbe potuto ancora dare a Pesaro. Rileggevo il pezzo, scritto in occasione della sua andata in pensione e,mi accorgo che le stesse parole hanno un peso che ,neanche io immaginavo. Non e’ solo perche’ e’ stato un bravo poliziotto,bravo nella accezione piu’ profonda,quanto per una umanita’ che,spesso,non rendiamo ai poliziotti ed altri appartenenti alle forze dell’ordine. Paolo Mataloni, il primo dirigente della Polizia, di Pesaro come di Rimini, e’ stato un galantuomo. Galantuomo nella riservatexzza e nel rispetto,nell’amore per il suo lavoro e nel grande amore per la sua famiglia. L’ho conosciuto nei tempi difficili della politica, della militanza, quando la diffidenza caratterizzava anche colloqui formali e mai,come ebbi occasione di dirgli,mai ha manifestato insofferenza ed intolleranza. Ascoltava e si confrontava. Si, ascoltava per comprendere e per diventare migliore. Ecco, il termine migliore gli si addice perfettamente. E, scrissi che non era possibile, che Pesaro perdesse una professionalita’ cosi’ straordinaria, oltre ad una figura di questo spessore. A Volte, la nostra citta’ non riesce a vedere, ascoltare ma, in lui, mai una battuta o un rimpianto. Ecco,voglio ricordarlo cosi’, come gia’ detto, come un galantuomo che ci ha lasciati.

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