Trenta opere di Sguanci collocate in forma permanente all’ex tribunale, Ricci: «Regalo straordinario della famiglia alla città»

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10 giugno 2015

Le opere del maestro Sguanci

Le opere del maestro Sguanci

PESARO – Trenta opere di Loreno Sguanci, donate dalla famiglia dell’artista al Comune, saranno collocate in forma permanente all’ex tribunale in via San Francesco. Il bando per il recupero del contenitore sarà pubblicato entro luglio, con la formula dell’appalto in permuta: «E’ un grande gesto di generosità, un regalo straordinario per la città», ha detto Matteo Ricci ringraziando Luciana Sguanci – moglie dello scultore – e i due figli Luca e Antonio, presenti alla presentazione dell’accordo, contenuto in una delibera di giunta.
Legame. «Un anno fa – evidenzia il sindaco – abbiamo aperto il ragionamento con la signora Sguanci per valorizzare la figura del maestro, profondamente legato a Pesaro. Pensavamo a mostre e altre iniziative: ma tutto ci sembrava insufficiente rispetto a quello che sarebbe servito». Non solo: «C’erano richieste da decine di Comuni per accogliere queste opere, soprattutto in funzione della caratterizzazione dello spazio pubblico. La formula che abbiamo trovato è quella migliore: non sarà una mostra a termine, né un museo, ma una collocazione permanente, accessibile a tutti, in modo libero. Dentro un luogo pubblico frequentato da lavoratori e cittadini». Per il sindaco si tratta della «scelta più adatta, anche in relazione alla storia artistica dello scultore. Il bando per l’appalto in permuta? Siamo fiduciosi, è stato costruito bene, abbiamo dato una prospettiva».
Formula. Per il recupero del contenitore si prevede un anno di tempo, a partire dal prossimo autunno. Periodo in cui, se sarà assegnato l’appalto, scatteranno i lavori. Dice l’assessore Andrea Biancani, che ha costruito il percorso: «Nel piano delle opere pubbliche abbiamo inserito l’appalto in permuta con soldi, per un valore complessivo di un milione e mezzo: 500mila euro saranno messi direttamente dal Comune. In più ci saranno beni per un valore di un milione di euro, tra cui l’area con capacità edificatoria di 1500 metri quadri di via degli Abeti. Le opere saranno collocate tra corte interna, scalone, salone e corridoi dell’ex tribunale, dove torneranno gli uffici pubblici del Comune. Chi vorrà vedere le sculture potrà farlo senza pagare nulla. Le individueremo con la famiglia, sulla base degli spazi: in ogni caso saranno una trentina. Una risorsa in più per il centro storico». Ribadisce il vicesindaco e assessore alla Cultura, Daniele Vimini: «E’ una felice intuizione che unisce più opportunità: c’è il recupero di uno spazio importante per la città come l’ex tribunale legato alla collocazione permanente delle opere di Sguanci. Una grande operazione. Le sculture del maestro parlano di cura del luogo pubblico, lavoro e materia. Alla sua figura si riconduce un periodo di conoscenza nazionale della città, attraverso la dimensione artistica. Sarà quindi un tema ulteriore di forte riconoscibilità della città. Sulla totale destinazione a museo dell’ex tribunale ci siamo già espressi, ma è chiaro che diventa una superficie interessante per iniziative di questo tipo. E partire con Sguanci è ancora più significativo».
Eredità. Loreno Sguanci si era trasferito a Pesaro nel ’52 «e non ha mai voluto lasciare la città – sottolinea la moglie Luciana –. Il suo punto di riferimento: qui ha trovato l’ambiente adatto per sviluppare la ricerca. Ora le sue opere potranno essere toccate e accarezzate, come lui voleva. Rimarcava sempre che solo accarezzando la scultura si riusciva a comprendere il sentimento». Il figlio Luca, artista, chiude così: «Mio padre ha vissuto Pesaro a tutto tondo. Restituire alla città queste opere è una sorta di continuità del suo pensiero, riafferma la sua presenza. L’arte è la prima forma di altruismo, teneva particolarmente al contatto diretto con la materia. E’ stato uno dei primi che ha lavorato sul concetto di spazio pubblico. A Volterra, nel ’73, si teorizzò il principio dell’installazione concepita per lo spazio urbano. Ma solo a Pesaro si concretizzò a tutti gli effetti la teoria».

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