Arrigoni (FdI-An), un fiume contro Ricci: “In un anno solo parole senza fatti”

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15 giugno 2015



Fabio Arrigoni
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PESARO – “Dobbiamo andare verso l’uscita dal provincialismo, perché nella crisi abbiamo bisogno di una città che conta. La dimensione e l’ambizione nazionale da conferire al territorio, intersecata all’impegno locale e al contatto diretto con i cittadini. “ Correva di grazia il 1′ Febbraio 2014: Era il discorso alla città dell’allora candidato Sindaco Matteo Ricci. “ Voglio essere un Sindaco che guardi oltre la Chiusa di Ginestreto, con il potere contrattuale di trattare e farsi aprire le porte, per andare a chiedere le risorse, lì dove ci sono. L’immobilismo da combattere, la sindrome del ‘non si può fare’ da sradicare. La burocrazia da radere al suolo. Il lavoro da creare e sostenere.”
Le ricordiamo tutti queste parole, eppure è passato un anno dall’elezione del Sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Un plebiscito sicuramente, ma pur non dovendo pagare lo scotto di un cambio della guardia al governo della città e proseguendo nella continuità del Pd locale e quindi nelle stesse politiche perpetrate nel corso di tanti anni, quali sono i segnali positivi per Pesaro? Cosa intendeva il candidato Ricci, quando parlava di uscire dal provincialismo?  Mi pare che nessuno l’abbia capito, e nemmeno lui. Quale sarebbe la dimensione a carattere Nazionale che lui stesso avrebbe dovuto conferire a Pesaro, se persino la più rinomata manifestazione culturale legata alla musica e al nostro illustre concittadino Rossini, vive di luce propria?  E per fortuna…. Come già spiegato e ripetuto a più riprese, la nostra città potrebbe assumere nell’arco dell’anno, connotati internazionali tanto da poter essere considerata quasi una sorta di Salisburgo adriatica, invece? Invece nonostante giungano appassionati da tutto il mondo per assistere al ROF, si continua a vivere la Kermesse come fosse una risorsa inesauribile da sfruttare solo in quel mese. Per uscire dal provincialismo sarebbe stato necessario promuovere il proprio territorio, le proprie risorse attraverso investimenti, e soprattutto valorizzando il proprio patrimonio paesaggistico, culturale, enogastronomico investendo sull’accoglienza, e fornendo al visitatore un ampio ventaglio di scelte combinando pacchetti per soddisfare i desideri dei turisti più esigenti. Invece no; nonostante i proclami e le promesse elettorali, non si riesce a guardare più in là del proprio naso con l’unico interesse atto a mantenere il controllo politico del feudo.In quel famoso discorso, l’allora candidato Sindaco prometteva più giustizia sociale andando a prendere le risorse dove ci sarebbero state. Quindi supponiamo sia per queste ragioni che sono state aumentate immediatamente le tasse comunali immediatamente dopo il suo insediamento? Intendeva questo il Sindaco, quando parlava di andare a prendere le risorse dove ci sarebbero state? Dai cittadini? Perché ormai in un anno di governo della città questo sembra l’unico provvedimento economico che questa amministrazione sia stata in grado di mettere in atto: L’aumento della TASI e della TARSU e delle imposte comunali. In merito ai provvedimenti a sostegno delle aziende poi, sarebbe meglio stendere un velo pietoso; Il “RipartiPesaro” propagandisticamente sbandierato è stato presentato alla popolazione prima, e in consiglio comunale poi, promettendo meraviglie e fioriture smisurate di nuove attività, ma i numeri restano impietosi rivelando un vero e proprio pasticcio che secondo la giunta avrebbe dovuto essere di aiuto alle aziende che avrebbero dovuto iniziare una nuova attività, ma escludendo così di fatto qualunque sostegno e aiuto a tutte quelle storiche presenti sul territorio. Il risultato è che il discusso provvedimento non è stato di alcuna utilità per le aziende che tra mille sacrifici e incertezze cercano strenuamente di resistere ogni giorno conservando il posto di lavoro dei loro dipendenti e anzi, come già detto più volte è decisamente un provvedimento iniquo, ingiusto e inadeguato, e quasi nessuna attività ha aperto i battenti grazie a detto provvedimento.

Proseguendo poi con il famoso “discorso alla città” dalla Pescheria, ricordiamo la promessa di ascoltare e comunicare con i cittadini, anche se ricorderei al Sindaco che il “contatto” con i cittadini si tiene frequentando le piazze, le strade, i posti di lavoro dove si svolge ogni giorno la vita reale dei cittadini, e non attraverso le continue comparsate nelle più disparate televisioni. I cittadini si guardano negli occhi, e guardandoli negli occhi si danno le risposte richieste com’è compreso nei doveri di un Sindaco. Il degrado, la scarsa sicurezza, la criminalità sono in continuo crescendo a Pesaro e sul nostro territorio, cosi come il piano del decoro cittadino risulta inesistente. “Ceriscioli ha ben governato. Noi pesaresi non ci accontentiamo ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: passi avanti su viabilità, mobilità e servizi nonostante i tagli. Pensiamo al confronto tra i cambiamenti di Pesaro, negli ultimi 10 anni, e quelli di Fano”. E allora guardiamo nel dettaglio questi favolosi servizi, questi passi avanti riguardo la viabilità pesarese: Per viabilità si intendono anche strade, vie, marciapiedi etc? Perché a noi l’unica cosa che salta all’occhio sono le consistenti uscite di denaro pubblico per le piste ciclabili rivelatesi spesso inadeguate, improvvisate e fonte di grandi sprechi quando i servizi di prima necessità trascurati sarebbero altri. Per non parlare poi della sanità e dell’ospedale dove al di là dei proclami elettorali in giunta dove si è  detto tutto e il contrario di tutto, i servizi restano insufficiente e le condizioni della nostra sanità rasentano quelle del sud del mondo. Non si venga a dire che le responsabilità sono di altri, perché città, provincia e regione sono da sempre governati da un partito e da questi uomini che si scambiano i ruoli, e tra l’altro, dovrebbero far riflettere le nomine stesse in giunta più forti persino dei conflitti d’interesse per il quale in moltissimi si sono strappati le vesti sino a qualche mese prima delle elezioni, per dimenticarli in qualche remoto cassetto durante la costituzione della giunta. Non possiamo dimenticare i colpevoli silenzi riguardo situazioni di pericolo emersi per lo stato di alcune scuole sapientemente e scientificamente ridotte al silenzio. E lasciamo perdere il taglio degli assessori, dei dirigenti più volte promessi e ripromessi; un abito per tutte le stagioni che va sempre di moda mediaticamente ma che né la giunta precedente né quella attuale hanno mai realmente concretizzato se non a parole o sulla carta, applicando il gioco delle tre carte ogni volta ce ne fosse stata la necessità, spostando i soliti noti da cariche istituzionali a cariche nelle municipalizzate e via dicendo. Al di là degli spot propagandistici per gettare fumo negli occhi ai cittadini al fine di mantenere un consenso sempre più fuggente, in pieno delirio di onnipotenza come molti esponenti del suo partito che lo hanno preceduto nel ruolo di Sindaco, il Sindaco Ricci  ha ideato e attuato il fantomatico prolungamento della stagione balneare creando la colossale fandonia riguardo l’estensione dell’estate unilateralmente senza il minimo confronto con gli operatori del settore e degli addetti ai lavori incontrandoli solo successivamente mettendoli davanti al fatto compiuto non ascoltando minimamente le rimostranze degli stessi. Davvero il Sig. Sindaco pensava di poter disporre del controllo delle stagioni e del corso degli eventi naturali legati alla meteorologia? Oggi viene a dirci che nonostante tutto, questo è marketing, che queste “politiche” sono state un ottimo spot per Pesaro perché se n’è parlato in televisione anche se il provvedimento si è dimostrato (come da previsione) fallimentare. Io direi che al solito è stato uno spot autopromozionale per sé stesso, non per la città che continua ad avere tutte quelle lacune in materia di turismo e di ospitalità dei visitatori mai risolte: in compenso però grazie alle cooperative e alle associazioni vicine al PD, Pesaro sta diventando una città senza legge e senza regole in mano alla clandestinità e all’irregolarità coperta da una coltre di finto buonismo e di becera, finta solidarietà che penalizza sempre più i cittadini pesaresi emarginandoli.

Dunque siamo a un anno di governo della città; questi mesi possono essere tantissimi o pochissimi, e il cittadino dovrà essere giudice tenendo però bene a mente che tutto dipende da cosa si preferisce: Se si prediligono i fatti lavorando per il bene dei cittadini non solo in campagna elettorale oppure se si preferiscono le parole, quelle che non costano niente  in tivù e che regalano l’applauso della platea di fedelissimi in attesa di ricompensa e di come sistemarsi.

 

*FdI-An Pesaro

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