L’Osservatorio sugli enti locali: “Province da rifare, ancora silenzio”

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17 giugno 2015

PESARO – Il silenzio assordante sulla situazione e sulle prospettive della Provincia – rileva l’Osservatorio sugli enti locali – continua ad agitare le giornate del personale dipendente.

La critica di fondo, riguarda sostanzialmente lo stato di “empasse” in cui versa il processo di adeguamento, conseguente al suo riordino.

Il Governo – sottolinea l’Osservatorio – persiste, infatti, pervicacemente nell’azione di delegittimazione mediatica del ruolo delle Province, ma non si dimostra altrettanto attivo sul piano della doverosa “ricollocazione” delle risorse professionali ancora a carico degli enti in via di destrutturazione.

La Regione – scrive l’Osservatorio – ha sin qui accumulato incertezze e ritardi sul piano della declinazione concreta dei provvedimenti legislativi di propria pertinenza rispetto alla ridistribuzione delle funzioni, dimostrandosi incapace di attivare misure utili a garantire una decorosa operatività dei nuovi enti provinciali e disattendendo l’esigenza di operare il “trasloco tecnico” del personale impegnato nelle materie acquisite alle proprie competenze.

In questo scenario si rende necessario richiamare il nuovo esecutivo regionale a una tempestiva e concreta soluzione delle suddette problematiche oltre che a una incisiva azione presso il governo centrale, specialmente in previsione dell’incipiente confronto sulla nuova legge di stabilità.

Per quanto attiene al profilo locale, quello che stona maggiormente – rileva l’Osservatorio – è l’immobilismo degli organismi di gestione politica e dirigenziale dell’Amministrazione provinciale.

Senza entrare nel merito delle logiche politiche che hanno determinato il nuovo assetto politico, quello che salta agli occhi è l’incapacità dei vertici provinciali pesaresi di pensare e costruire un percorso riorganizzativo in grado di determinare un ruolo attivo e produttivo del nuovo ente.

Così come è altrettanto preoccupante, il “deficit democratico” che si è affermato nella prassi quotidiana e che vede i vertici provinciali rifiutare ogni forma di confronto e di collaborazione con il personale dipendente e le loro organizzazioni sindacali.

Nel contempo – rileva l’Osservatorio – continuano a manifestarsi gravi anomalie per quanto concerne la gestione del personale.

Innanzitutto, a riguardo della corretta ed intelligente applicazione della opportunità della mobilità fra enti che oltre a garantire l’esercizio di un diritto legittimo può rappresentare un valore positivo sul piano economico.

In secondo luogo – sostiene ancora l’Osservatorio – il gravissimo ritardo nella definizione di un adeguato Piano di riconversione che consenta la piena operatività dei servizi e soprattutto la giusta valorizzazione delle professionalità esistenti, evitando così anche il ricorso ad una impropria ed inutile centralizzazione delle responsabilità tecniche.

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