Pesaro Film Festival, la donna senza nome è una Dog Lady. Il cinema secondo gli esordienti italiani e il programma di domani

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23 giugno 2015

 

PESARO – Per il Concorso Pesaro Nuovo Cinema dell’edizione 50+1 della Mostra è stato presentato oggi La mujer de los perros (Dog Lady), film argentino codiretto da Laura Citarella e Verónica Llinás. Citarella è tra le fondatrice della casa di produzione El Pampero Cine qui al suo secondo lungometraggio dopo Ostende, presentato anche a Roma.

Una scena del film La mujer de los perros (Dog Lady)

Una scena del film La mujer de los perros (Dog Lady)

Verónica Llinás è invece un’attrice conosciutissima in Argentina soprattutto per i suoi lavori teatrali, avendo collaborato con alcuni degli interpreti più importanti degli ultimi decenni. Versatile, capace di passare dal dramma alla commedia, come dimostra la sua partecipazione al gruppo comico Gambas al Ajillo, con Dog Lady esordisce alla regia ed è l’indiscussa protagonista della pellicola.  Il film è infatti incentrato su una donna senza nome che vive alla periferia di Buenos Aires, dove finiscono le case e iniziano le Pampas. Vive isolata dalla società civile, ma in compagnia di un branco di cani dei quali si prende cura. Il film la segue nel corso di un anno scandendo il passare delle stagioni, facendo emergere come la sua dimensione non sia quella degli uomini – tra i quali si avventura solo in caso di necessità -quanto quella della natura, dove sembra essersi adattata fin quasi a identificarsi con gli animali che le stanno intorno. La naturalezza che emerge dal rapporto tra i cani e la donna e la quieta contemplazione della natura che li circonda rende Dog Lady molto più di un racconto sulla solitudine umana e l’emarginazione sociale. Emerge infatti un complesso e affascinante ritratto al femminile che sfugge alle convenzioni narrative seguendo il ritmo e i suoni delle stagioni.

DECISI A SPERIMENTARE: DALLA COMMEDIA AL DRAMMA,  IL NUOVO CINEMA SECONDO GLI ESORDIENTI ITALIANI

La Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro dedica l’Evento speciale dell’edizione 50+1 ad alcune delle più interessanti opere prime prodotte negli ultimi cinque anni nel nostro paese con Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema. Il programma, inaugurato sabato 20 da I primi della lista di Roan Johnson, è entrato nel vivo nella giornata di ieri, quando sono state presentate tre opere alla presenza dei rispettivi registi. La prima è stata Tir di Alberto Fasulo – vincitore del Marc’Aurelio a Roma nel 2013 – che ha incontrato gli spettatori al termine del film. La viva partecipazione della sala ha portato a interessanti riflessioni sui mutamenti che negli ultimi anni hanno investito il nostro cinema, e non solo. Partendo dal lungo lavoro di ricerca del regista, infatti, si è affrontato il tema della precarietà e della “lacerazione”, sia lavorativa che personale, perfettamente incarnata dalla figura del camionista protagonista dell’opera. Un “cinema del reale”, come è stato a lungo definito, in cui il tempo e il paesaggio occupano un ruolo centrale – ammiccando così alla miglior tradizione antonionana. I lunghi piani sequenza che vedono il protagonista immerso in questi luoghi senza tempo aprono le porte a numerose considerazioni sulla crisi economica che ha colpito l’Europa  – una condizione che i camionisti subiscono da molto più tempo, come viene esplicitato e denunciato dall’opera di Fasulo. Ma la vera forza del film risiede nel linguaggio utilizzato dall’autore che, pur mantenendo uno sfondo fortemente documentaristico, decide di abbracciare la finzione per raccontare una storia che altrimenti non avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo. “Quando ho introdotto la telecamera con il camionista che avevo scelto per il mio film, mi sono reso conto che lo mettevo in difficoltà, che non riusciva ad essere naturale; il documentario quindi era diventato un limite”, spiega il regista.

Alice Rohrwacher (photo Luigi Angelucci)

Alice Rohrwacher (photo Luigi Angelucci)

Una posizione, questa, condivisa anche da Alice Rohrwacher che, lo stesso giorno, ha presentato il suo Corpo celeste – esordio in cui aveva già dato prova di quelle qualità artistiche che le sono valse il Gran Premio della Giuria a Cannes nel 2014. Con sguardo vigile e disincantato, l’autrice produce un lucido ritratto dell’arretratezza e dell’ipocrisia di una Calabria che diviene metafora di un intero paese. “Inizialmente volevo fare un documentario ma solo la finzione poteva permettermi di raccontare questa realtà”, afferma la regista proseguendo, così, il discorso di Fasulo. Emerge così il fatto che molto del nuovo cinema italiano punti fortemente all’ibridazione documentaristica senza, però, abbracciare pienamente il reale, privilegiando una narrazione che si attesta a metà fra il documentario e la finzione: un aspetto a cui la Mostra ha dedicato molta attenzione. Anche l’esordio del terzo regista presentato ieri, Andrea Caccia, è accomunato dalle stesse caratteristiche. Il suo La vita al tempo della morte è suddiviso in tre atti distinti – un complesso di tre cortometraggi che finiscono col fondersi – il film affronta il difficile tema della morte dei propri genitori. “Ho cercato tre forme diverse per raccontare qualcosa che purtroppo è naturale e che mi ha coinvolto in prima persona proprio mentre giravo il film”, spiega il regista. A differenza dei suoi colleghi però, Caccia preferisce non fare troppe distinzioni tra fiction e documentario, utili a suo parere solo per la critica, quanto piuttosto parlare di linguaggi distinti che meglio si adattano a ciò che si vuole raccontare: “le uniche distinzioni che si possono fare per i film sono tra belli e brutti, il resto è inutile”.

IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 24 GIUGNO

All’edizione 50+1 della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro la giornata di mercoledì 24 si apre alle 10 in Pescheria con la seconda parte della tavola rotonda su Il futuro del nuovo cinema, questa volta incentrata sugli sviluppi della critica cinematografica. Al Teatro Sperimentale si inizia invece alle 15 con Name me, uno degli esordi presentati all’interno del programma speciale Sguardi femminili russi. La proiezione sarà presentata dalla regista Nigina Sajfullaeva. A seguire due eventi speciali: il primo è dedicato a La dolce Siria di Ammar Al Beik, mentre il secondo vuole essere un omaggio a Mario Monicelli e a Italo Calvino con la proiezione del cortometraggio Renzo e Luciana, primo episodio di Boccaccio ’70 che Monicelli ha ricavato dal racconto di Calvino L’avventura di due sposi. Si prosegue con la personale sull’artista turco Tayfun Pirselimoglu che alle 17.50 presenterà personalmente il suo terzo lungometraggio, Pus (Haze). La programmazione dello Sperimentale si conclude con due appuntamenti con gli Esordi italiani: alle 21 sarà infatti presentato Salvo dai registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, mentre alle 23 Matteo Botrugno e Daniele Coluccini introdurranno il loro Et in terra pax. In Sala Pasolini alle 15 Chiara Grizzaffi presenterà  invece Nuove forme critiche: proiezioni di Video Essay, a cui seguirà alle 16.15 un workshop da lei condotto proprio su questo nuovo strumento di riflessione critica diffuso in rete, nei musei e nei festival. Alle 18 tornano poi gli appuntamenti “analogici” con il Super8, questa volta con la proiezione dei lavori degli italiani Livio Colombo e Giulia Vallicelli. Il Concorso Pesaro Nuovo Cinema sbarca in Piazza del Popolo per le proiezioni all’aperto alle 21.45, quando  Damien Manivel presenterà il suo primo lungometraggio, Un jeune poète, divertente commedia su un giovane aspirante poeta  in cerca di ispirazione. La giornata si conclude alle 24 con il Dopofestival a Palazzo Gradari, dove Anthony Ettorre presenterà il programma e ora qualcosa di completamente diverso!!! costituito da video musicali dell’originale casa discografica Trovarobato a cui seguirà il concerto di uno dei gruppi più rappresentativi dell’etichetta, Musica per bambini.

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