Dinamo Sassari campione ma onore alla Reggio di Cinciarini: che spot per la palla a spicchi tricolore

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27 giugno 2015

Dinamo Sassari campione d'Italia (foto tratta da dinamobasket.com)

Dinamo Sassari campione d’Italia (foto tratta da dinamobasket.com)

PESARO – Questi playoff sono stati la miglior pubblicità che la pallacanestro potesse augurarsi, perché, in un mese di giugno con non tantissimi eventi sportivi di rilievo, è stato il basket il vero protagonista. Prima con delle semifinali combattute, dove ci sono volute 14 partite per determinare le due finaliste, con la sorpresa dell’eliminazione della favoritissima Milano, poi con la ciliegina sulla torta di una finale scudetto al cardiopalma, con quattro tempi supplementari nell’arco delle sette partite, con le due formazioni che si sono date battaglia fino all’ultimissimo tiro ed oltre, con il pubblico da casa che si è appassionato a questa finale inedita, senza una vera favorita, con lo share in crescendo che ha “costretto” la Rai a trasferire gara sette su Rai 3, aprendosi finalmente al grande pubblico generalista che magari non ha voglia di arrivare fino al numero 57 del telecomando.

Era una finale che presentava la squadra col maggior talento individuale – Sassari – contrapposta a quella che giocava la miglior pallacanestro – Reggio Emilia – e proprio per questo abbiamo assistito a sette gare combattute ed intense, tra match-ball gettati al vento e tiri impossibili finiti nella retina o usciti di un niente. Due per tutti: la tripla di tabella di Logan in gara sei e la tripla di Polonara in gara sette letteralmente sputata dal ferro. Il Banco di Sardegna si è acceso ogni volta che uno dei suoi talentuosi americani hanno inserito le marce alte, con Logan a centrare le sue triple da otto metri, con Dyson a schiacciare in testa a tutti incurante della difesa schierata, con Sanders a tratti immarcabile – giustamente nominato Mvp delle Finals – e con Lawal a dimostrare che il milione di dollari che gli darà Barcellona il prossimo anno sono soldi ben spesi. Dall’altra parte Reggio Emilia si è affidata a italiani finalmente protagonisti ad alto livello, con Andrea Cinciarini a condurre le danze senza un attimo di riposo, Polonara a volare sopra il ferro e a spaccare la difesa con le sue triple “parabolate”, Cervi che ha cercato di contrapporsi allo strapotere fisico di Lawal e, soprattutto, con la lieta conferma di Amedeo Della Valle, 22enne pronto a diventare importante anche in chiave Nazionale di Pianigiani.

Alla fine l’ha spuntata Sassari che ha conquistato il suo personalissimo “triplete” vincendo nella stessa stagione Supercoppa, Coppa Italia e scudetto, dimostrando che, nelle partite senza un domani, è utile avere tra le tue fila giocatori capaci di accendersi improvvisamente. Magari dopo aver sonnecchiato per dieci minuti, come è capitato in gara sette, dopo il 21-4 reggiano del primo quarto che suonava come una sentenza. Invece il Banco di Sardegna ha continuato a giocare nel suo solito modo, con una difesa fisica al limite della fallo – spesso anche oltre – ed un attacco al limite dell’anarchia, dove l’individualità e il talento contano più di un pick and roll eseguito ad arte, ma coach Sacchetti conosce i suoi giocatori, avendo costruito una Dinamo a trazione americana, rinunciando lo scorso inverno al bosniaco Todic e al centro della Nazionale Cusin per affidarsi completamente al “black power”, vero punto di forza di un Banco di Sardegna tradito in questi playoff da un nucleo italiano ai margini del gioco.

Gruppo italiano che invece è quasi riuscito a vincere lo scudetto per Reggio Emilia, che rimpiangerà le troppe occasioni gettate al vento in una serie finale nella quale ha sempre dato l’impressione di essere la favorita per la qualità del gioco espresso sul parquet, senza però dare il colpo di grazia a una Sassari mai doma, capace di rialzarsi dopo aver subito anche parziali pesantissimi. Chi si intende di sport afferma che prima di vincere le finali devi abituarti a perderle e la speranza dei tifosi reggiani è di potersi ripresentare sullo stesso palcoscenico tra 12 mesi, ma c’è la netta sensazione che il treno buono gli sia passato sotto il naso e difficilmente gli si ripresenterà davanti, con Milano che si è affidata all’esperienza di Jasmin Repesa per tornare in vetta, con Venezia che ha tutte le intenzioni di rimanere nelle prime quattro e con la stessa Sassari che cercherà di non smantellare una squadra che con qualche italiano di buon livello potrebbe rimanere al vertice per parecchie stagioni.

Tutti discorsi ai margini dalla nostra Vuelle che, rispetto alle big, è lontana anni luce per talento individuale e budget disponibile, ma non è una novità di questi giorni e da oggi ci dovremo concentrare sul nostro orticello, accontentandoci della firma di qualche italiano di belle speranze – Basile e Ceron – sperando nell’imminente conferma di Wally Judge, che non sarà Shane Lawal ma che darebbe un segnale di continuità con la stagione precedente e sperando che nei quattro nuovi stranieri che arriveranno in riva al Foglia si nasconda un nuovo Dyson o un nuovo Logan, consapevoli che anche nel 2016 la Consultinvest andrà in vacanza molto prima del mese di giugno.

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