Italians do it better. Ma in tanti soffrono le… pene dell’inferno. Sessuologia, la rubrica a cura di De.Sidera

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1 luglio 2015

Italians do it better diceva Madonna qualche anno fa. Senza forse essere a conoscenza che circa il 13% dei maschi italici soffre di disfunzione erettile. Ovvero la difficoltà fino all’ impossibilità di avere e mantenere un erezione peniena tale da poter avere un rapporto sessuale soddisfacente. Per sé e per il partner.

È un disturbo che comporta molta sofferenza psichica, ed esiste la patologia quando crea disagio.

Fino a pochi anni fa veniva definita, anche negli ambienti professionali, impotenza. Viene poi denominata disfunzione erettile (DE) proprio per arginare le implicazioni psico sessuologiche e sociali che il sentirsi impotenti comporta.

Perché l uomo che non riesce a mantenere un erezione si sente impotente, svilito nel suo ruolo virile.

Disfunzionale si, impotente no.

Il rimedio sembra facile… la magica pillola blu che tutto fa elevare… pene e umore.

Ma ogni facile soluzione non è mai troppo duratura perché la DE è una patologia multi causuale: problematiche organiche, relazionali e intrapsichiche concorrono e si intrecciano nello sviluppo di questa patologia.

A livello organico il sangue non affluendo ai corpi cavernosi del pene ne impedisce l’ inturgimento. Ma anche uso di farmaci, sostanze stupefacenti e alcool e età avanzata, comportano un calo della capacità erettile.

Ma a livello psichico cosa accade? Disturbi depressivi e ansiosi trovano nella disfunzione erettile una delle loro manifestazioni.

Partiamo col dire che la DE è un disturbo a carico della fase dell’ eccitazione sessuale e interrompe anche a questa fase il rapporto sessuale impedendo di avere un orgasmo soddisfacente.

Privandoci del godimento o privando l’ Altro del suo godimento cosa gli stiamo comunicando?

La DE, come tutte le disfunzioni sessuali, vanno intese come problematicità di coppia in cui i due partners devono avere una parte attiva nel riconoscimento e volontà di superamento dello stato di crisi.

Il sintomo sessuale è sempre comunicazione di un disagio che l’ individuo vuole manifestare.

Il pene non eretto è la voce inconscia che comunica: “noi abbiamo un problema!”, senza che il diretto interessato si assuma la responsabilità di ciò che si sta dicendo.

La voce del soggetto viene demandata al suo pene.

Spesso questa voce vorrebbe dire all’ Altro tante cose.

Al primo posto c’è la comunicazione dell’ ansia da prestazione: “Con te mi sento sotto esame!;

sono frequenti episodi di DE in ragazzi molto giovani che si approcciano alle prime esperienze sessuali, il senso di inadeguatezza e il timore di una performance non soddisfacente alimentano il ciclo ansiogeno che accompagna il rapporto sessuale.

Spesso,continuando ad intendere la DE come patologia di coppia, quel pene che si rifiuta di alzarsi è un chiaro segno della frustrazione e della rabbia nei confronti dell’ Altro.

Rabbia che non vuole essere espressa verbalmente, rabbia che crediamo silente, rabbia che forse non ci rende conto neanche di provare.

Nel partner, la privazione di quel rapporto sessuale desiderato, crea un senso di frustrazione e scoraggiamento.

Il pene diviene quindi l’ arma di potere all’ interno della coppia. “IO decido se tu puoi avere il tuo godimento, oggi”.

Questa aggressività che si autoalimenta ogni qual volta il desiderato rapporto sessuale viene a mancare.

Aggressività auto- diretta perché ci si trova di fronte al proprio senso di impotenza nel non sapere/volere comunicare al partner il disagio relazionale che si sta vivendo; etero- diretta, in quanto priva il partner del proprio soddisfacimento mettendo in moto anche in lui la frustrazione.

Appare utile quindi non affidarsi solo ai rimedi farmacologici.

Una buon supporto psico- sessuologico aiuterà la coppia ad affrontare i demoni e le paure per provare a tornare a ritrovare un’ intesa sessuale sana e soddisfacente.

*Dott.ssa Giorgia Giacani

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