“E riaprirò gli occhi” (Antonella Maia): un libro per l’estate… ma non solo, vincitrice del Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica

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6 luglio 2015

Antonella Maia: Premio internazionale città di Cattolica

Antonella Maia: Premio internazionale città di Cattolica

Certo, a Cattolica ci si va per fare shopping, per respirare l’aria della Romagna o più semplicemente per quella che in un film di Brass era definita “una botta di vita”. Ma a Cattolica, meno di un quarto d’ora d’auto da Pesaro, ti imbatti in iniziative culturali che non sono aria fritta, come si dice. Primeggia il Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica. Entro, mi siedo, ascolto ma non prendo appunti. Prendo il libro invece. Antonella Maia “E riaprirò gli occhi”. Ho ascoltato le parole dell’autrice e mi ha incuriosito. Ma, sai com’è, anche i promo ti vendono il prodotto fiction che si rivela, spesso, una ciofeka indescrivibile. Invece questo libro m’intriga.

Amore? Sesso? Thriller? Lo scopro giorno per giorno, pagina dietro pagina. Lei è brava. La narrazione è uno spaccato della nostra società negli ultimi trent’anni che s’interseca a una storia ricca di sentimenti complicati e di situazioni paradossali. E’ un libro diverso, un unicum che ti tiene sulla corda come un giallo perché i colpi di scena si susseguono a ritmo incalzante. Lo stile è asciutto, sì, ma descrittivo quel tanto che basta e quel tanto che non guasta. L’autrice non piazza gli aggettivi a caso ma li vive e li fa vivere al lettore.

Una sinossi in poche battute: la giovanissima aspirante giornalista Beatrice, moglie a soli vent’anni, s’incaglia (il termine non è casuale) in un amore impossibile. E la vicenda si snoda, di qui, in un crescendo di bugie, drammi, comportamenti patetici e assurdità sentimentali.

Può un amore durare per una vita senza un futuro? Può un marito metabolizzare il fatto che sua moglie divida il cuore con un altro? E, soprattutto, può un altro vivere una vita tormentata per oltre sei lustri? Se partiamo dal presupposto che, come hanno già scritto, è la fantasia che prende spunto dalla realtà e non il contrario, allora tutto diventa credibile e possibile. Se poi, in questo libro, ti ci ritrovi e sei capace di soffrire come i protagonisti, allora significa che Antonella Maia ha colpito nel segno. E magari il bersaglio eri tu, lettore ignaro, che avevi sopito i tuoi stessi ricordi.

Detta così “E’ riaprirò gli occhi” diventa, per certi versi, una love story punto lì. Ma è indubbiamente altro. In gioco c’è amore e tradimento, passione travolgente e rabbia incontinente. C’è tutta la femminilità e la sensualità che fa da contraltare all’orgoglio ferito e al rancore incontrollabile. Sarebbe pleonastico aggiungere più particolari ma soprattutto vanificherebbe il peculiare effetto-sorpresa che è la costante dell’intero racconto. Ma – vien fatto di chiedersi – si tratta di narrativa o di cronaca? (E.A. Poe dichiarava di non essere uno scrittore…solo un cronista, ma era lui stesso a rivelarlo, ndr) Quanto di autobiografico c’è in questo libro in cui la sofferenza e lo stupore diventano tangibili? Non lo sapremo mai perché Antonella Maia è distante da Poe. Già, non lo sapremo mai. E forse è giusto che sia così.

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