“Morbidelli miracolo italiano”: la Gazzetta online ripercorre la storia della casa pesarese

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6 luglio 2015

PESARO – “Morbidelli miracolo italiano, 40 anni fa il primo mondiale”. Titola così la Gazzetta dello Sport online, in un articolo a firma Paolo Gozzi che ripercorre la storia della casa pesarese. Ecco il pezzo che riproponiamo integralmente:

Sono passati quarant’anni. Il 6 luglio 1975 a Spa Francorchamps, in Belgio, Paolo Pileri conquistò il Mondiale 125GP con tre gare d’anticipo. Fu il primo di sette trionfi iridati della Morbidelli, una minuscola azienda pesarese che per un decennio fece tremare i giganti del Motomondiale. Giancarlo Morbidelli, classe 1934, in realtà produceva macchine per la lavorazione del legno, da lui stesso progettate. Era (anzi: è….) uno di quei geni italiani sbocciati dal nulla che fanno strada spinti da abilità, coraggio e genio. Tanto per capirsi: un Enzo Ferrari in terra pesarese. Dopo Pileri arrivarono gli allori di Pier Paolo Bianchi (’76) e la fantasmagorica doppietta ’77 con lo stesso Bianchi sempre in 125 e Mario Lega con la 250. Nel palmares ci sono anche tre titoli Mondiali Costruttori e otto campionati italiani.

ROSSI SENIOR – Con la Morbidelli 250 ha vinto anche Graziano Rossi, il papà di Valentino, che  ha avuto modo di guidare anche la Morbidelli 500, l’ultima esaltante sfida tecnica. Perchè nei primi anni ’80 Giancarlo disse basta. Così, all’improvviso, come aveva cominciato. Da allora Morbidelli è diventata storia e leggenda. Un miracolo che ha ispirato anche un’emozionante documentario “Morbidelli Storie di uomini e moto veloci” di cui presentiamo il trailer. Quarant’anni fa a Spa Francorchamps si correva la settima prova della 125. Pileri aveva debuttato con il terzo posto di Le Castellet (Francia), poi aveva infilato un pokerissimo di successi: Jarama (Spagna), Salisburgo (Austria), Hockenheim (Germania), Imola e Assen (Olanda). Mancava solo l’ultimo scatto. Ecco il ricordo Carlo Canzano che raccontò quella esaltante annata di corse ai lettori della Gazzetta dello Sport.

MISSILE ITALIANO – “Ero alle prime armi, feci quasi tutti i GP ma non quello di Spa. Il giornale si affidò ad un collaboratore e io rimasi in redazione a correggere le bozze. Però c’ero la settimana prima ad Assen. La Mordidelli  125 era una bicilindrica da 45 cavalli, sei-sette più della Yamaha di Kent Andersson. Non c’era storia, ogni GP era una mattanza. L’artefice tecnico di quei trionfi fu l’ingegnere tedesco Jorg Muller, un mago del 2T. Era riuscito a mettere le ali ad un progetto che in origine portava la firma dello stesso Giancarlo Morbidelli. L’anno dopo a Pesaro cominciarono a realizzare anche delle repliche per i privati, per cui il Mondiale 125 tornò a rivitalizzarsi. Ma era sempre la Morbidelli che vinceva.”

PILERI, UN MAGO– “Paolo Pileri era quasi un gentleman rider, nel senso che era già ricco prima di cominciare a correre. Gestiva a Terni un enorme ingrosso di elettrodomestici. Era un collaudatore sopraffino, aveva delle intuizioni tecniche che a volte superavano quelle degli ingegneri. Andava fortissimo in ogni condizione, anche sulle piste stradali come Brno, dove una volta cadde e arrivò al traguardo con la clavicola frutturata. Aveva la faccia da attore, una vocina esile e uno humor quasi britannico: diceva battute che facevi fatica a capire, poi te le spiegava con un sorriso largo così, felice di averti preso in giro. Un grandissimo personaggio, purtroppo è mancato nel 2007 per un infarto, a soli 63 anni. A Spa andò come nelle gare precedenti: la sfuriata iniziale di Pierpaolo Bianchi, poi il ritorno di Pileri che vinse con dieci secondi di vantaggio. La Morbidelli era imbattibile e si erano spartiti la torta: a Pileri il Mondiale, a Bianchi l’italiano ’75 e la promessa di essere prima guida l’anno dopo. Infatti poi  toccò a lui, e per due anni di fila. Ma non pensate che Spa sia stata una passeggiata: a quei tempi le 500 lì dentro giravano a 218 km/h di media,  c’erano guard rail dappertutto. Eau Rouge e Blanchimont erano curvoni che a ripensarci mettono ancora i brividi…”

TRE MECCANICI – “La Morbidelli era una piccola squadra, oltre a Muller c’erano solo tre meccanici. Uno di questi era Giancarlo Cecchini che quest’anno ha festeggiato i 50 anni di Motomondiale. Tra l’altro lavora in Moto3, l’antenata della 125GP. Giancarlo Morbidelli non è stato solo un appassionato, ma anche un grande tecnico. A Pesaro, terra di mobilieri, tutti usavano le sue macchine magiche: mettevi dentro una tavola di legno e usciva un letto, un’armadio, qualcosa di bello. Le sue moto erano uguali, trasformavano i sogni in realtà. Erano perfino riusciti a realizzare una 500 quattro cilindri che aveva un motore bomba, un po’ meno il telaio. Giancarlo Morbidelli ha smesso quando nel Motomondiale è finita l’epoca dei geni artigiani. Ma il segno che ha lasciato resta indelebile”.

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