San Paterniano, il messaggio del vescovo Trasarti: “Abbiamo bisogno di uomini ricchi di umanità e moralità”

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8 luglio 2015

Armano Trasarti*

San Paterniano, Patrono della Città di Fano e della Diocesi viene raffigurato, nelle pitture, come il Vescovo a cui viene offerta in dono la città perché se ne prenda cura. Per questo oso rivolgere una riflessione e un pensiero di affetto ai responsabili di tutta la Città e alla Diocesi.

Una crescita di potere richiede parallelamente una crescita di saggezza. Intendo con saggezza una coscienza rivolta con comportamenti misurati, buoni e positivi. Se chi detiene il potere è saggio, questo produce negli altri sicurezza. L’elemento umano è quindi decisivo: se l’uomo è intelligente, maturo e responsabile, il potere produrrà il bene dell’uomo, ma se l’uomo sarà stupido o immaturo o irresponsabile correremo rischi gravi.
Tutto questo per dire che abbiamo bisogno di uomini ricchi di umanità e quindi di senso morale. L’uomo etico trova dentro di sé le motivazioni per agire bene, si vergognerebbe se dovesse ammettere di aver ingannato deliberatamente gli altri, di aver cercato un interesse personale facendolo passare per interesse di tutti. Se il numero delle persone responsabili aumenta, il clima sociale diventa più corretto. Purtroppo ci troviamo a dover operare con un’etica debole, un’etica troppo facilmente piegabile all’interesse personale del momento, alle pressioni sociali, alle deformazioni medianiche, alle emozioni superficiali. Abbiamo bisogno di un’etica forte, che permetta di giungere a un giudizio morale col massimo di oggettività e di coerenza.

Una sorgente dell’agire morale è la religione. La religione, beninteso, non si identifica con l’etica: ma la religione offre all’uomo un modo di incontrare Dio e, attraverso lui, la realtà del mondo che necessariamente genera un comportamento etico.
In particolare il cristianesimo si presenta come fede nell’amore di Dio per ogni uomo; è evidente che chi crede nell’amore di Dio non può non aprirsi all’amore del fratello. Sarebbe del tutto incoerente riconoscere che io ama la persona che io ho davanti e rifiutarmi di amarla io stesso; se mi sta a cuore il rapporto con Dio, sono costretto a cercare il rapporto con l’altro.
Fondamentalmente la religione, ogni religione, immette nella vita dell’uomo un’energia che lo porta a fare del bene agli altri e a evitare di fare loro male volontariamente.
Per questo faccio fatica a capire certe animosità nei confronti della religione quasi fosse utile eliminarla per rendere l’uomo più buono. Ritornando su me stesso e sul ruolo che la religione ha avuto nella mia vita non posso che riconoscerlo positivo, umanizzante.

Chi è davvero consapevole della sua dignità di persona umana, non agisce alla leggera, non compie atti senza verificarne la qualità, non offende gli altri e non diminuisce la vita degli altri per affermare se stesso. Si chiede sempre, infatti, se la scelta che sta facendo aiuti o ferisca gli altri, consolidi o sfilacci il tessuto sociale che lo lega a tutti gli uomini.
Solo da coscienze etiche mature può venire una speranza per il futuro. A formare coscienze simili deve impegnarsi la nostra società: i genitori, innanzitutto e gli educatori. Ma è una responsabilità che coinvolge proprio tutti: le persone che operano nell’economia, nella politica, nella chiesa, nella comunicazione.
Non si può cercare solo il trionfo dei propri interessi e la difesa del proprio benessere e sperare, nello stesso tempo, nella diffusione di una coscienza etica; non si può avere una società umana se le coscienze delle persone sono deformate.
Tocca a noi scegliere se pagare il prezzo necessario per costruire una società giusta o accontentarci di una società falsa, che promette fortuna a tutti, ma la dà a pochi.

*Vescovo

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