Rugby, Pesaro sogna l’Eccellenza e punta alla Serie A riportando a casa Andrea Pozzi

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11 luglio 2015

PESARO – Il club-house del Pesaro Rugby, pur rivestito di legno, regge bene il caldo. Siamo nel “miglio verde” di Pesaro, dove i sogni cercano da sempre di fuggire dalla prigionia dei soldi, quelli che ancora oggi mancano sotto forma di un main sponsor.  Sul bancone, dove si servono birre per il terzo tempo, c’è una palla ovale incastonata: come dire, noi siamo rugbisti dentro. Il tempio del rugby pesarese è un luogo magico incastonato tra la natura e le case di Muraglia. Sulle pareti si respira la storia del club giallorosso: foto, maglie della Nazionale, riconoscimenti. Poco distante, in palestra, si allenano due giovani prospetti destinati all’Accademia. Tra qualche settimana riprenderanno l’attività circa 400 atleti (ragazzi e ragazze) giallorossi. Al tavolo c’è un ragazzotto di 115 chili per 187 cm di altezza: è Andrea Pozzi, pesarese di Vismara, pilone che nelle ultime tre stagioni ha disputato tre finali scudetto con Rovigo e Prato. Vanta esperienze con L’Aquila e, da giovanissimo, pure in nuova Zelanda con l’Auckland. Otto anni fa era partito proprio da Pesaro con un sogno in testa: diventare un giocatore professionista. Con Pesaro aveva collezionato una sola presenza in C, da ragazzino, con una espulsione arrivata dopo 40 secondi di gioco. Altra storia adesso: il Rugby Pesaro punta alla Serie A e questa di Pozzi è una di quelle pietre angolari in grado di cambiare la storia.

Provate a toglierla... Pozzi con la palla ovale e la maglia del Pesaro Rugby

Provate a toglierla… Pozzi con la palla ovale e la maglia del Pesaro Rugby

“Perché questa scelta? E’ stata inaspettata anche per me – spiega Pozzi indossando la maglia giallorossa – E’ arrivata maturando passo passo. Un progetto serio, questa è stata una buona parte della mia scelta: non sarò solo giocatore ma anche responsabile “mischia”, mettendo così a disposizione la mia esperienza per i ragazzi più giovani. Mi è piaciuto molto questo aspetto: i dirigenti della società credevano in me non solo giocatore ma anche come persona. E’ una responsabilità quella di formare i giocatori: sento questa fiducia, la devo ripagare non solo come giocatore ma anche come persona. Quindi, ho deciso per una somma di cose: personali ma anche perché qui c’è gente che lotta. Come me: a 19 ho inseguito la mia passione e sono andato in Nuova Zelanda senza sapere parlare inglese, vivendo in ostelli. Servono esperienze del genere per maturare. La gente qui lotta e sente cuciti sulla pelle questi colori, è gente che lavora 8 ore al giorno ma poi viene qui a lottare in campo. Spero di portare oltre il livello tecnico anche una cultura di lavoro, come ci si impegna. Nel rugby non ti nascondi: chi si tira indietro si vede. Solo il lavoro paga. Meglio sei come uomo, meglio sei come giocatore. Progetto sui giovani mi ha spinto molto: quando ero giovane io non ho avuto questa possibilità, anche se i ragazzini riescono a prendere questa coscienza, giocare per la maglia da grande poi fa la differenza. Senti chi ci lavora dietro: è l’appartenenza”. Appartenenza che cerca un main sponsor in grado di aiutare questa storica società pesarese che, da sempre, punta sul proprio settore giovanile (che vorrebbe ampliare ulteriormente ma per farlo servono anche strutture adeguate) e che dal proprio vivaio ha fatto decollare per i piani superiori decine e decine di atleti.

Pozzi, Della Dora, Mattioli  durante la conferenza

Pozzi, Della Dora, Mattioli durante la conferenza

Pozzi, ora, torna a casa. “Una grande possibilità: qui posso studiare per diventare allenatore. Questo mi ha spinto a tornare, un’opportunità nuova”. Pozzi è laureando in filosofia: un ossimoro, quasi, di 115 chili. Ma quando parla capisci che oltre alla fisicità ci sono una testa e un cuore. “La Nazionale? E’ stato un obiettivo per tanti anni ma nel mio ruolo c’è tanta concorrenza – ha spiegato alla presenza dell’assessore allo Sport Mila Della Dora, del presidente Mattioli e del direttore sportivo Diotalevi – Ci spero ancora? Certo. Ho 27 anni, per il mio ruolo ho ancora tanti anni davanti. Mi piacerebbe riuscire ad ottenerla con questa maglia portando Pesaro al massimo livello”.

 

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