Palio dei Bracieri 2015, tre contrade hanno già vinto

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14 luglio 2015

PESARO – Soria, Arzilla e Villa Ceccolini. Sono loro, quest’anno, i video più geniali. La redazione di pu24.it, come ogni luglio, ha stappato una birra ghiacciata, ha aperto una confezione-famiglia di lupini, ha tirato giù le serrande e nell’oscuro della sala si è riunita per esaminare le opere partorite dai quartieri pesaresi in vista del Palio dei Bracieri.

Anche questa volta è stato un duro testa a testa: ogni idea, ogni lavoro, ogni presentazione erano densi di appartenenza e ironia. Ovviamente il nostro parere non conta nulla ma ci piaceva comunicarlo. Anche quest’anno pu24 non rientra nelle grazie del Palio ma ce ne faremo, come sempre, una ragione.

Al terzo posto: Soria con SuperGiachi

A metà tra Smallville e RalfSuperMaxiEroe.  Conta il cammino, non il punto di arrivo. Contano le premesse, non il risultato. Anche se con una scia bruciata su un campo di pannocchie di Ginestreto, a testimoniare l’atterraggio avvenuto del SuperGiachi bambino, si sarebbero toccate vette altissime. Questo studio del carattere intimo e straziante della prima linea del Palio  – e qui inizia a fare effetto la combinazione birra-lupini – offre approfondimenti abbastanza duri nel pedaggio fisico e psicologico, ma colpiscono anche le note familiari con una chiarezza che fa riflettere. Da applausi l’interpretazione del padre-non padre soriano di Giachi. Da rivedere, invece, la prova di Russel Crowe: a  nostro avviso non si è calato bene nella parte.

Secondo posto: Santa Maria dell’Arzilla

Il richiamo al primo Rocky è un omaggio che induce gli spettatori a pensare. Mancano solo i quarti di bue, per il resto (gallina compresa) il quartiere rende bene l’idea di cosa significhi sudare per il Palio. Senza un grammo di retorica – e qui la birra e lupini hanno preso il largo – illuminato da un magnifico interprete e forte della semplicità di un classico. Una citazione merita il “cameo” dello spaventapasseri e la sua maestria nel farla franca. Da premio come miglior attore non protagonista l’allenatore-motivatore Gino Romani. Sua, la frase cult dell’intero Palio: “Ma co è cquela via…”.

Primo posto: Villa Ceccolini (cot fa dot va)

“E’ bello sentirsi accettati dopo aver investito 800 euro in un telefono”. Il docu-film di Villa Ceccolini scorre romantico nel paradosso temporale come un thriller bergsoniano – qui la birra presenta il conto -, trova persino un finale evocativo (“Oh, mi devi i 5 euro”) e si lascia vedere anche per l’eleganza di fotografia, scene, costumi. Nel reportage, che farebbe impallidire anche il miglior Alberto D’Onofrio, circola aria piacevole di verità e dalla finestra aperta, come nel vecchio cinema, entra diretta la vita. Ci sono le ragioni del fallimento e dell’orgoglio, i battibecchi e gli amori irrisolti di una generazione che prova a inventarsi un lavoro. Una commedia non volgare, spiritosa che può aiutare a portarci fuori dalle secche degli smartphone e dei soliti vizi pesaresi.

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