Sessuologia, nuovo appuntamento con Desidera: Matrimoni bianchi, il colore della castità.

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21 luglio 2015

Dott.ssa Arianna Finocchi*

Il 20% delle separazioni in Italia sono rappresentate da una particolare condizione di coppia il cosiddetto “MATRIMONIO BIANCO”. Questa condizione pertiene alle coppie che pur condividendo lo stesso tetto e lo stesso letto, non hanno rapporti sessuali. In passato, le coppie che non avevano figli (i loro erano considerati matrimoni bianchi) potevano chiedere l’annullamento del matrimonio) e oggi, se uno dei coniugi si rifiuta di avere rapporti sessuali questo basta perché gli sia inflitto l’addebito nella separazione. Passiamo da un’epoca in cui le cause di separazione venivano basate sul “difetto di verginità” (donne che si dichiaravano vergini durante il fidanzamento ma di fatto non lo erano) a situazioni viceversa in cui sono le donne che citano in giudizio gli uomini chiedendo astronomici risarcimenti per il mancato adempimento dei doveri coniugali.

Alcune coppie decidono per vari motivi che possono essere religiosi, etici, etc di arrivare al matrimonio senza avere esperienze sessuali, possono temere il sesso perché hanno vissuto nell’ ignoranza in materia di sessualità, perché si vergognano a seguito di una educazione rigida e “sessuofobica”; le motivazioni che sottostanno ad un matrimonio bianco possono essere disparate, dalle disfunzioni sessuali come vaginismo o dispareunia (dolore alla penetrazione) nella donna, un deficit di erezione o un disturbo da eiaculazione precoce  nell’uomo. Quelli menzionati possono essere solo alcuni dei motivi, vi sono spesso fobie legate al sesso, corredate da difficoltà a lasciarsi andare, convinzione che il sesso sia sporco e immorale; si può esperire un elevato livello di ansia nel pensare al sesso, o aver vissuto traumi sessuali (molestie, stupro).

Il fenomeno, legato al concetto di “non consumazione” del matrimonio, è pertanto multifattoriale, le cause molto diverse tra loro passano da quelle psicologiche, a quelle maggiormente legate agli aspetti organici e medici (che vanno dalle patologie cardio-vascolari, a tutte le malattie endocrine, a molte urologiche e a qualcuna neurologica); tra le altre cause, legate ai problemi relazionali, la coppia spesso arriva a questo punto perché non va più d’accordo, non ha affrontato emozioni e sentimenti che andavano elaborati per poter superare momenti di crisi. Non è insolito che un matrimonio bianco si sciolga e che i due membri della coppia abbiano rapporti soddisfacenti con altri partner. In questo caso si può parlare di coppia “collusiva” nel senso che entrambi i componenti della diade collaborano involontariamente al mantenimento del sintomo. Sono casi in cui si associa una forma lieve di vaginismo con una inibizione maschile da ansia da prestazione. Sono condizioni che si inseriscono in contesti psicologici anche velati in cui nella donna prevale un atteggiamento di avversione alla sessualità o all’uomo in senso fisico o anche simbolico e, dall’altra parte,  una scarsa determinazione maschile a compiere l’atto sessuale.

Spesso, da un malessere portato avanti senza che venga chiarito, si generano silenzi da cui è sempre più difficile uscire, si alza un “muro” che, seppur immaginario, rende la divisione tra i partner ben più netta, profonda, e reale. Questa condizione può durare anni e la rinuncia ai rapporti fisici diventa una tappa obbligata nella vita dei coniugi se a mancare è il coraggio di presentarsi davanti al medico, allo psicologo, all’esperto in sessuologia, ritenendo la questione difficilmente risolvibile. Sentirsi coppia senza il naturale compimento dell’atto sessuale completo non è facile, ne deriva una condizione negativa di frustrazione legata al senso di “fallimento” del proprio “status sociale” per non essere in grado di realizzare, nel privato, quella unione, quella compiutezza che le scelte di vita darebbero per scontata.

Lei da una parte, lui dall'altra

Lei da una parte, lui dall’altra

Si finisce per vivere tutto questo nel silenzio di un patto fra i coniugi che mantiene segreto il problema e di conseguenza da una parte rinforza il legame come condizione di mutuo aiuto , dall’altra isola sempre più la coppia con il suo problema. È la vergogna che obbliga a un silenzio da cui si è strappati unicamente per la pressione sociale subita dall’esterno. Uno dei motivi che spingono le coppie a rivolgersi ad uno specialista è il desiderio di un figlio, solamente quando motivati dalla decisione di avere un bambino, richiesta pressante anche da parte di parenti e amici, e per il timore che si venga a scoprire la loro situazione e frustrazione, i partner richiedono un parere specialistico. Mai, però, per denunciare una condizione disfunzionale. Questo obiettivo riattiva la determinazione della coppia che riesce a metabolizzare l’esigenza di farsi aiutare.

E’ allora che risulta determinante trovare un esperto capace di fornire il proprio aiuto terapeutico competente ed efficace per infondere speranza e fiducia nella soluzione possibile e contemporaneamente cominciare un trattamento in grado di dare risultati rapidi e concreti.

Il numero stimato di situazioni matrimoniali o di coppia nelle quali non c’è la penetrazione è alto e si stima raggiunga migliaia di casi in Italia, il fenomeno pare essere in costante aumento: sarebbero addirittura 20mila i matrimoni non consumati, a fronte di un 20% di separazioni seguite dalla mancanza di rapporti sessuali all’interno della coppia. Il problema è nella reticenza a parlarne. Ci si trascina per anni sperando che qualcosa, miracolosamente, succeda ma invano perché è la stessa incapacità di pensarsi reciprocamente in modo diverso ad aggravare il problema e farlo apparire insormontabile.

Tanta è la sensazione di disagio che si comincia a provarne di tutte ma si finisce per tentare soluzioni che mantengono il problema perché ne sono, inconsapevolmente la causa: infatti non sono le cose da fare la soluzione  ma l’atteggiamento di fondo. 

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

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