La “normalità” della follia dei due albanesi. Ismaele Lulli “giustiziato” per gelosia

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22 luglio 2015

PESARO – La gelosia e i dissapori che si tramutano in lucida follia. Violenta, sconsiderata, ma lucida. E’ passionale il movente dell’efferato delitto che ha portato alla morte del 17enne di Sant’Angelo in Vado Ismaele Lulli ed è sconcertante l’assurda “normalità” che ha portato uno sgarbo (o presunto tale) a trasformarsi in delitto. Feroce e spietato come altro non può essere che l’esecuzione cui è stato sottoposto Ismaele.

Questa mattina in conferenza stampa il Colonnello Antonio Sommese e la Tenente della stazione di Urbino Francesca Baldacci hanno illustrato i particolari emersi dall’interrogatorio ai due presunti assassini: Meta Igli, che si è avvalso della facoltà di non rispondere e Mema Marjo, il complice, che avrebbe raccontato come Igli abbia materialmente agito.

Igli Meta

Igli Meta

Marjo Mema

Marjo Mema

Ismaele è stato invitato dai due a passare un pomeriggio al fiume del paese e presumibilmente senza sospettare minimamente nulla (ha persino lasciato un videogioco accesso prima di uscire di casa), è salito in macchina con i due che l’hanno portato in località Selva Nera, frazione del comune vadese. Risultato: Ismaele è stato tramortito proprio sotto la croce, vicina alla chiesa utilizzata solitamente per celebrare matrimoni, è stato prima tramortito. Colpito e poi, secondo le prime testimonianze di Marjio Mema e dalle ricostruzioni dei fatti, Igli Meta avrebbe agito, lacerando in un punto vitale, la gola.

Ancora da valutare il confine fra il gesto d’impulso e la premeditazione. Di certo – secondo gli inquirenti – c’è che quel posto è stato scelto per non dare nell’occhio vista la distanza dal paese e la copertura da occhi indiscreti grazie alla fitta vegetazione. Una volta eseguito il macabro gesto, Igli, avrebbe inserito all’interno di un sacco nero i propri vestiti sporchi di sangue, le scarpe e nella confusione anche una scarpa del ragazzo. Sciacquatosi con una bottiglia d’acqua, con il complice, si è recato al fiume per fare il bagno così da potersi accuratamente ripulire e crearsi un alibi.

Una bella foto di Ismaele Lulli. Tratta da Fb

Una bella foto di Ismaele Lulli. Tratta da Fb

Poi – secondo la ricostruzione dei Carabinieri – si è recato a casa ove ha preso qualche centinaio di euro, si è cambiato ed è salito sulla Opel Corsa grigia della madre (ignara) diretto verso il porto, forse di Bari, per fare rientro in Albania. E’ stato individuato dagli uomini dell’arma a Montemarciano, grazie anche al segnale delle celle alle quali il telefono si è agganciato (Igli, accendeva e spegneva il telefono a intermittenza), mentre durante una sosta stava riposando. L’amico è stato ritrovato a casa e probabilmente anche lui stava organizzando una fuga.

Oltre 14 ore di interrogatorio e la perquisizione nelle case e nelle auto e le dichiarazioni di Marjo hanno portato al fermo dei due e in meno di 48 ore la vicenda è quasi chiusa. Bisogna solamente aspettare le dichiarazioni di Igli; le indagini continueranno con ulteriori analisi sul corpo di Ismaele e all’appello mancherebbe l’ i-Phone del 17enne.

Ignare le famiglie dei due che, come si apprende, erano da anni ben inserite nel contesto sociale ed economico della zona.

E’ stata sentita anche la fidanzata di Meta Igli, 19enne e di origine macedone, che è rimasta sconvolta della vicenda e racconta come fossero insistenti le accuse del ragazzo di una presunta relazione o interessamento nei suoi confronti da parte di Ismaele, accuse respinte dalla 19enne.

La Conferenza Stampa dei Carabinieri

La Conferenza Stampa dei Carabinieri

Tra i particolare è emerso che Ismaele non era solito frequentare i due albanesi, quindi non si parlerebbe di un rapporto di amicizia, ma di conoscenza e tutti gli elementi farebbero pensare che l’sms partito dal telefono del ragazzo, alla madre, sia opera dei due.

Pesaro e Urbino, una provincia ritenuta per anni tranquilla, ma che negli ultimi anni troppe volte ha visto accendere i riflettori su tragedie impensabili: dall’omicidio di Andrea Ferri all’aggressione con lancio di acido sul volto di Lucia Annibali. Tutti casi risolti con indagini lampo.

 

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