Angolo della Poesia: venerdì focus su Marina Cvetaeva

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23 luglio 2015

PESARO – Prosegue anche domani a Rocca Costanza L’Angolo della poesia, intuizione e progetto dell’autore Giuseppe Saponara, promossa dal Comune di Pesaro, dalla Regione Marche e dalla Provincia di Pesaro e Urbino in collaborazione con l’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino, l’Associazione Melampo Amici della poesia, partner Banca dell’Adriatico. Una rassegna pensata non solo per promuovere la poesia in tutte le sue forme, ma anche per favorire l’incontro e il confronto tra cittadini e regalar loro ogni sera stupore, bellezza e spunti di riflessione attraverso filmati RAI, strisce di fumetti, narrazioni di vite di personaggi famosi.

Marina Cvetaeva

Marina Cvetaeva

Ospiti del quinto appuntamento dell’Angolo della Poesia 2015, venerdì 24 luglio alle ore 21.15 a Rocca Costanza, saranno il poeta, insegnante e traduttore Gianfranco Lauretano e la scrittrice, giornalista e sceneggiatrice Barbara Alberti, protagonisti della serata dedicata a Marina Cvetaeva.

L’appuntamento per il pubblico a Rocca Costanza si aprirà già alle ore 19 con lo spazio “preserale” per gli incontri letterari con autori contemporanei che in questo caso vedrà protagonista Giancarlo Dotto. Alle 20.45 seguirà il momento dedicato al racconto di vite straordinarie che hanno tutto il sapore della poesia e venerdì sarà il turno di Silvio d’Arzo, la cui storia prenderà vita attraverso la trasmissione di Radio Rai Tre Wikiradio.

 

Marina Cvetaeva (Mosca, 1892-Elabuga, 1941): figlia di un eminente filologo e di una musicista, ricevette una raffinata educazione artistica e cominciò prestissimo a scrivere versi. Nel 1911 sposò uno studente di filosofia, Sergej Efron, che allo scoppio della rivoluzione si arruolò tra i Bianchi. Nel 1922 seguì il marito a Praga e poi si trasferì a Parigi. Tornata in Unione Sovietica nel 1939, fu osteggiata dalle autorità; in preda a una profonda crisi depressiva, dovuta anche alla miseria e alle tragiche vicende familiari che videro l’internamento della figlia e del marito, si suicidò due anni dopo. Dopo i primi volumi di poesie, serbò un lungo silenzio fino al 1922, anno in cui uscirono contemporaneamente, a Berlino, le raccolte Versi a Blok, Congedo, Psiche, Verste, e il poemetto Lo zar-fanciulla, seguito da Il mestiere e Dopo la Russia. Negli ultimi anni si dedicò intensamente alla prosa: stralci di memorie e saggi di argomento letterario, in una mirabile prosa lirica dal complesso impianto ritmico. La poesia della Cvetaeva, tra le più originali del Novecento russo, è aliena da qualsiasi sentimentalismo e morbidezza; secco e nervosamente cadenzato, il suo verso si frantuma in unità significanti di altissima tensione emotiva. Benché non abbia partecipato ai movimenti d’avanguardia d’inizio del secolo, la sua ricerca espressiva e il suo sperimentalismo linguistico sono paralleli alle esperienze dei cubofuturisti e, in particolare, a quelle di Pasternak, cui la apparenta la concisione della visione poetica.

 

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