“Chiude il Messaggero Pesaro, pluralismo a rischio: per 35 mila euro al mese si toglierà si penalizzano giornalisti, cittadini e istituzioni”

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28 luglio 2015

“Tra 3 giorni le redazioni di Pesaro e Ascoli Piceno del Messaggero chiuderanno i battenti. Un pezzo di storia del territorio che se ne va – scrive in una nota il Sigim, sindacato giornalisti marchigiani – per risibili esigenze di contenimento costi, in ossequio a un piano di ristrutturazione che per le Marche non ha nulla di positivo né di propositivo.

Si chiudono due redazioni, si allentano legami – anche fisici – con le città, si toglie un punto di riferimento a cittadini e istituzioni. Un’operazione di cortissimo respiro, che segue la precedente e altrettanto dolorosa chiusura di Macerata.

Ora i 4 colleghi rimasti in forza alla redazione di Pesaro (3 art. 1 e 1 part time) e 2 dei 3 colleghi in forza alla redazione di Ascoli si trasferiranno ad Ancona dove continueranno a fare – lo dicono le lettere di trasferimento – lo stesso lavoro di prima, ovvero le cronache di Pesaro e di Ascoli: in quest’ultimo caso con un’incognita in più, visto che il capo della redazione di Ascoli assumerà pari incarico a Terni. Non solo: la copertura della nuova foliazione alimenta molti dubbi già prima di partire, anche alla luce del rapporto pagine-giornalisti da tempo sbilanciato.

Nei giorni scorsi i vertici del Sigim hanno voluto portare la solidarietà del sindacato alle redazioni di Ascoli e Pesaro e hanno verificato sul campo la totale inconsistenza e irragionevolezza delle decisioni della Caltagirone Editore.

Per risparmiare circa 35.000 euro annui di spese (tra affitti, riscaldamento e luce), la società ne spenderà immediatamente di più (un mese e mezzo lordo di stipendio a 6 persone e relative indennità di trasloco) costringendo 6 colleghi (e 6 famiglie) a sopportare l’onere e le conseguenze di un trasferimento assurdo per fare a 100 km di distanza lo stesso identico lavoro di prima. Senza contare le spese di ripristino degli uffici richieste dai locatori.

C’è una logica in questa modalità imprenditoriale, che agisce sempre e solamente sul fronte del supposto contenimento costi e mai si propone target credibili di aumento dei ricavi?

Il Sigim fatica a vederla e anzi pubblicamente denuncia la spirale perversa in cui la Caltagirone Editore ha calato la testata: prima il ‘panino’ con il Corriere Adriatico con l’unico risultato di perdere il 40% delle copie regionali, ora la chiusura di Ascoli Piceno e Pesaro, poi chissà cos’altro, se l’andazzo è questo. Ovvero produrre a distanza le stesse edizioni di prima, in un desk che lavorerà con numeri compressi e peraltro neppure espressamente indicati dal piano di crisi al ministero del Lavoro che il Sigim si è rifiutato di sottoscrivere.

In questo quadro del tutto negativo stupisce anche la mancanza di iniziativa dei territori che nulla – in concreto – hanno fatto per difendere l’esistenza e la resistenza di fondamentali presidi informativi.

Le istituzioni, la politica e le associazioni di categoria delle Marche sbagliano a dare per scontato che ci sarà sempre qualcuno che scriverà di loro. Forse una mattina si sveglieranno e realizzeranno che il pluralismo informativo nei propri ambiti sarà garantito solo dai messaggini facebook e twitter che gli interessati si scambieranno o dai comunicati dei rispettivi uffici stampa.

Nel riaffermare la totale solidarietà ai colleghi per un trasferimento incongruo e dannoso, il Sigim manterrà stretti contatti con il Cdr del Messaggero nel quale, da venerdì 24 luglio è stato eletto come Fiduciario delle redazioni esterne il collega della redazione di Ascoli, Enzo Vitale.

A Vitale gli auguri di buon lavoro della Segreteria e del Direttivo del Sigim”.

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