L’Ercolino torna a casa, Ricci: «Bella storia italiana che Pesaro può raccontare»

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29 luglio 2015

Ricci e l'Ercolino

Ricci e l’Ercolino

PESARO – Ora l’Ercolino è lì, a fare bella mostra di sé, nel piedistallo targato Nucleo tutela patrimonio culturale, al centro della sala rossa del Comune, custodito da due carabinieri. Perché dopo più di 50 anni la statuetta-simbolo di poco più di 12 centimetri in bronzo, risalente al sesto secolo avanti Cristo, e trafugata dal Museo archoelogico Oliveriano, viene restituita ufficialmente alla città. Torna a casa «ed è una bella storia italiana, paradigmatica, che Pesaro può raccontare – commenta Matteo Ricci -, grazie alla collaborazione straordinaria tra cittadini, procura, forze dell’ordine, soprintendenza, Oliveriana e Comune. Il caso può essere un esempio per altri rientri nel nostro Paese». Ancora: «E’ un’estate felice per la cultura pesarese. Oggi abbiamo messo uno dei tasselli più importanti: puntiamo sulla cultura come elemento identitario ma anche come fattore di sviluppo economico».

La conferenza

La conferenza

Quindi il sindaco rende noto: «L’opera dovrà trovare una giusta collocazione all’interno dei Musei Oliveriani: sono il perno della fondazione Pesaro Cultura che faremo entro fine anno per valorizzare il nostro patrimonio. In attesa della sistemazione definitiva, pensiamo a Palazzo Mazzolari o ai Musei Civici. Ma il ritrovamento dell’Ercolino è una storia dell’Italia bella che c’è: a Pesaro verrà Franceschini il 9 settembre: organizzeremo un evento, inaugurato dal ministro, dove i protagonisti di questo racconto spiegheranno il ritrovamento. Sarà un modo per rendere subito fruibile l’Ercolino alla città. Poi valorizzeremo anche il ritorno dentro il Museo Oliveriano». Indagini. Spiega Maria Letizia Fucci, pm che ha condotto le indagini: «La segnalazione è partita dal cittadino Stefano Alessandrini. Decisivo il ruolo del comando dei carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Ancona che ha inviato alla procura una comunicazione di notizia di reato a carico di ignoti». L’ipotesi? Delitto di ricettazione ed esportazione illecita di un bene appartenente al patrimonio statale. «La statuetta (valore stimabile tra i 60mila e i 70mila euro, ndr) – va avanti Fucci – era in possesso della Ward & Company, casa d’aste degli Stati Uniti con sede a New York. Condividendo l’attività del nucleo di Ancona abbiamo chiesto il sequestro del bene con rogatoria internazionale». Dall’America si è detto sì, «c’era la condizione di reciprocità». Dall’Fbi la disposizione del sequestro della statuetta, con un particolare importante: «Il proprietario del bene si è dichiarato totalmente estraneo al reato di ricettazione. Documentando la sua buona fede sulla provenienza del bronzo, si è reso disponibile a cederlo all’Italia spontaneamente, senza ulteriori procedure. Perciò non c’è stata la necessità di eseguire materialmente la rogatoria».
Intreccio. Una situazione che, dal 2011, ha reso possibile la chiusura del cerchio in tempi rapidi, evitando corollari legali e giuridici dai contorni non definiti nella tempistica. «L’Interpool è stato il punto di contatto tra la polizia americana e i carabinieri. C’è una bella immagine del procuratore di New York che consegna il bene al Nucleo di Ancona. Che è stato formalmente posto a disposizione dell’autorità giudiziaria di Pesaro. La sinergia ha portato al successo dell’operazione. La Procura ha svolto una funzione propulsiva». Rivela il capitano dei carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale, Carmelo Grasso: «La procedura, per contenere le spese, è avvenuta all’interno di un altro rimpatrio di opere d’arte provenienti dagli Stati Uniti. Dopo il furto del 7 gennaio 1964 al Museo, tutta la refurtiva era stata recuperata a Rimini nei giorni immediatamente successivi. Solo della statuetta si erano perse completamente le tracce. L’unica indicazione era nel bollettino delle ricerche trattato dal ministero della Pubblica istruzione. Nel 2008, poi, Alessandrini segnalò per la prima volta che un oggetto simile a quello di Pesaro era nel catalogo della casa d’aste americana. Tuttavia non c’erano prove certe del collegamento». Alessandrini (originario di Pesaro, ma residente a Roma, ndr) non si è dato per vinto: «Si è presentato al comando della capitale, rilanciando. Da lì è stato interessato il nucleo di Ancona. Ed è partita la ricerca dettagliata sulla correlazione. Operazione piuttosto complessa, ma alla fine tutto è finito bene. Il caso di Pesaro può fare da apripista per altri oggetti trafugati da tempo, che vogliamo recuperare dall’America. Con altre procure siamo riusciti a costruire un percorso sopra la rogatoria di quella fatta da Pesaro».
Voci. Un lavoro a catena, che ha coinvolto la Soprintendenza archeologica delle Marche, guidata da Mario Pagano. Che commenta così: «Il bronzo rappresenta un Ercole minaccioso ma protettivo, siamo particolarmente soddisfatti. Il Museo Oliveriano è fondamentale per l’archoelogia italiana. E’ una dimostrazione di come la catalogazione del patrimonio culturale può portare, anche a distanza di tempo, a recuperi impensabili. Con gli Stati Uniti non è sempre facile ottenere il rimpatrio, ogni Stato ha la sua legislazione. Il Nucleo di Ancona ha fatto un grande lavoro». Sul Meseo Oliveriano: «E’ in fase di ristrutturazione: per la collezione archeologica siamo riusciti ad ottenere uno stanziamento a cui ha contribuito per la prima volta la Svizzera. Speriamo che, con il sostegno delle istituzioni, anche queste risorse diano un impulso maggiore al completamento dei restauri, presentando il Museo al pubblico in forma moderna conservando, al tempo stesso, la sua atmosfera sette-ottocentesca». Nota Chiara Delpino, funzionario della Soprintendenza: «Il bronzo è pervenuto alle collezioni del Museo tramite un acquisto di fine ‘800. E’ stato trovato dentro il deposito votivo di una stipe a Isola di Fano (Fossombrone), accanto al fiume Tarugo. Gli oggetti rinvenuti dentro quella sede oggi sono sparsi nei musei, dal Louvre a Firenze». Il presidente dell’Ente Olivieri, Riccardo Paolo Uguccioni: «Sinergia che ha del miracoloso. L’Ercolino è stato rubato più di 50 anni fa, un tempo immenso sul piano umano. Eppure oggi abbiamo assistiamo al delizioso ritorno. Il Museo Oliveriano? Con i lavori che si concluderanno nei primi mesi del 2016 sarà una struttura di particolare interesse e riorganizzata. Importante la catalogazione: sul corpus numismatico, che comprende migliaia di monete, abbiamo avviato inventario e digitalizzazione». Stefano Alessandrini, artefice della segnalazione che ha consentito il recupero del bronzo: «Il ritrovamento? E’ accaduto un po’ per passione e un po’ per mestiere. Facevo parte dei gruppi archeologici di volontariato, scavavamo da ragazzi a Cerveteri. Cercando notizie su Internet su un altro bronzo di Ercole ora non più in Italia, mi sono imbattuto nell’Ercolino di Pesaro. Ho ricollegato dopo notti insonni: è nato tutto così. Poi le ricerche sui bollettini della Pubblica istruzione, l’identificazione autentica e il ritorno…». Daniele Vimini, vicesindaco, comunica che in consiglio comunale si voteranno gli ordini del giorno per il riconoscimento di «elevati meriti» al Nucleo carabinieri di Ancona e a Stefano Alessandrini. «La cerimonia, che faremo a settembre, sarà un modo per tornare sul racconto del recupero».

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