Consiglio, passa la variante alle norme tecniche di attuazione del Prg . Approvato il budget di Aspes 2015

di 

31 luglio 2015

PESARO – Dopo il rendiconto sull’attività e il bilancio di Aspes Spa, presentato dal presidente Luca Pieri all’assemblea nella seduta del tredici luglio, il consiglio approva il budget 2015 (voto contrario dell’opposizione, ndr). Nota Roberta Crescentini (Siamo Pesaro): «E’ un ‘copia e incolla’ del budget 2014 su buona parte delle voci. L’attività operativa dell’impresa? Diminuita. Insoddisfacente la documentazione: verificheremo i contratti di servizio per le partecipate, vigilando sulle tariffe dei servizi. Che sui servizi cimiteriali sono troppo alte». Alessandro Bettini (Fi): «E’ una società che fattura 20 milioni di euro ma il budget è così stringato che passa quasi inosservato. Il bilancio? In pareggio perché i canoni di concessione cimiteriali si riducono. Altrimenti ci sarebbe una perdita di 500mila euro. Invece di crescere, Aspes diminuisce nei ricavi: 21 milioni di euro nel 2013, 20 milioni nel 2014, 19milioni e 800mila euro nel 2015. La gestione del palas tra Aspes e Comune? Un balletto. Esclusa l’opposizione dal management: mai successo negli ultimi 15 anni». Replica il presidente Luca Pieri: «Modifiche dei canoni cimiteriali? E’ la conseguenza dell’unificazione del contratto dei servizi tra cimiteriali e verde. Sui cimiteri siamo passati da 13 a 17, per implementate i servizi non solo su Pesaro ma anche per i Comuni soci. Ci stiamo riuscendo, a parità di personale: così tra l’altro riduciamo le spese». Sui lavori del tetto dell’Adriatic Arena: «L’auspicio è che partano dopo la pausa estiva». Davide Manenti (Faro): «Voto a favore, ma con riserva: la situazione del verde urbano è sotto gli occhi di tutti. Si chiarisca sulla gestione operativa del servizio idrico integrato». E ancora: «Si insiste sempre più sull’attività dei volontari del verde. Non vorremmo che il loro ruolo, alla lunga, si riveli sostitutivo rispetto alle competenze dell’azienda. I volontari facciano i volontari, l’Apes faccia il suo. E si recuperi il controllo del Comune sulle partecipate». Fabrizio Pazzaglia (M5S): «Si amplia il bacino dei cimiteri serviti senza aumentare il personale. Significa che prima si lavorava poco? I numeri non vanno d’accordo». Marco Perugini: (Pd): «La linea è la riorganizzazione delle partecipate verso il miglioramento dei servizi, in primis il verde. Soddisfatti su impostazione complessiva e competenze della società».
Urbanistica. Passa la variante alle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore (si astengono Siamo Pesaro e Ncd, voto contrario di Fi e M5S). Approvati gli emendamenti presentati da Giovanni Dallasta (Siamo Pesaro) sugli edifici in muratura («chiediamo al professionisti, in fase di progetto, di segnalare la presenza di elementi di pregio all’interno e all’esterno degli edifici», dice il consigliere di minoranza) e dalla commissione urbanistica (il presidente Alessandro Pagnini: «Manteniamo le linee guida della parte iniziale: sono coerenti con gli obiettivi del piano. E valorizziamo alcuni luoghi nei centri periferici, anche su input del consigliere di Impegno Comune Giulia Vitali»). L’assessore Stefania De Regis: «La concertazione? Il provvedimento è stato discusso con gli ordini il 18 marzo, è stato inviato ai quartieri, c’è stato un incontro collettivo il 10 luglio. Sulla semplificazione non possiamo più perdere tempo: la città aspetta da anni». Nel dettaglio: «I princìpi della programmazione urbanistica sono cambiati. E il nostro piano ha un lessico antico. Così intercettiamo gli indirizzi programmatici della giunta: trasformazioni nel costruito e rivitalizzazione del centro». Il paradigma: «Diminuire il consumo di suolo, riqualificando l’esistente; aumentare le opportunità di sviluppo nel centro storico; favorire il recupero urbanistico di aree che hanno, attualmente, una limitata fattibilità di trasformazione d’uso. E accrescere la qualità degli interventi edilizi, oltre a ampliare la sostenibilità ambientale e idraulica, attraverso la riduzione di aree impermeabili». Specifica l’assessore: «Riorganizziamo e snelliamo la materia: una volontà espressa dagli stessi operatori e ordini professionali». La semplificazione ha riguardato, tra l’altro «gli articoli pensati nel 1999, aggiornati nel 2003 e superati, nel frattempo, da leggi nazionali e regionali». Mentre per incentivare la ripresa, prosegue De Regis, «si è allineato il Prg alle disposizioni nazionali e regionali sul commercio. Sia per gli standard di parcheggi prestazionali da cedere al Comune per gli interventi edilizi, sia in termini di possibilità di apertura delle attività». Il Comune, insomma, è favorevole al terziario produttivo nelle aree industriali e artigianali. «Ma anche alla flessibilità di destinazione nei centri storici per attività commerciali e terziarie. E al ritorno delle agenzie bancarie nel centro. La variante, invece, si oppone al maggiore consumo di suolo e ai parcheggi sovradimensionati». Sottolineatura: «Non è questo il Prg light: ci siamo solo concentrati sulle modifiche che possono favorire più movimento nell’ambito commerciale e artigianale. Eliminando la zavorra che ora impedisce attività e insediamento di nuove opportunità. Poi riprenderemo il Prg successivamente, per modificarlo dal punto di vista strutturale». Non si fa differenza di genere tra alimentare e non, «anche perché le opportunità che vogliamo dare sono a 360 gradi».
Dibattito. Dario Andreolli (Ncd): «Sbagliato il metodo sul mancato coinvolgimento di tutti i soggetti interessati dalla variante. I consiglieri hanno ricevuto il documento solo dopo il 10 luglio. Il grado di partecipazione? Non è sufficiente: la velocità deve essere il risultato della variante, e non risiedere nel dibattito. Il testo contiene anche buoni spunti, come le trasformazioni dei primi piani nei centri storici. Non è tutto da buttare, ma rappresenta un’occasione mancata: non coglie una serie di aspetti significativi per gli obiettivi di crescita e sviluppo che si pone. Serviva un’analisi più approfondita». Fabrizio Pazzaglia (M5S): «Dubbi sulla legittimità della procedura: la variante è ritenuta non sostanziale. Ma siamo certi che i carichi urbanistici rimarranno inalterati? Nella fase delle osservazioni si coinvolga la commissione allargata. Nella prima parte delle norme tecniche, che oggi la maggioranza elimina, ci sono elementi di democraticità e buon senso. Ora si modifica la filosofia del piano. Le associazioni di categoria? Mai consultate: è questa la condivisione?». Alessandro Bettini (Fi): «Il Comune spiega che favorirà le piccole attività commerciali e artigianali nel centro storico. Ma si mettono insieme le strutture artigianali con quelle commerciali di 2000 metri quadrati. Si eccepisce il regolamento regionale? E’ un’interpretazione soggettiva. La variante è una ‘mazzata’ per i centri storici e per le piccole attività. La giunta, in realtà, è a favore dei supermercati». Ilaro Barbanti (Pd): «Medie strutture commerciali? Sono favorevole: Perché Zara deve esserci a Rimini e a Ancona ma non a Pesaro?» Giovanni Dallasta (Siamo Pesaro): «Testo condivisibile per lo sforzo di semplificare. Ma non sufficiente per rispondere davvero al momento di crisi. In futuro si rivisiti davvero il Prg». Alessandro Pagnini (Pd): «Nella fase delle osservazioni tutti potranno confrontarsi, da parte della commissione non c’è nessuna chiusura». Roberta Crescentini (Siamo Pesaro): «La variante? E’ positiva per la città, per il rilancio della piccola edilizia ci vuole sburocratizzazione. Ma ci asteniamo perché il provvedimento non è stato condiviso». Per Matteo Ricci si tratta di una «delibera di semplificazione normativa: si è caricata di un significato eccessivo, ma è solo un passo verso la semplificazione dichiarata negli indirizzi di governo. La variante dà flessibilità, in modo pragmatico, e prova ad attrarre investimenti nel centro». Quindi: «Sono cose di buon senso: mi sarei aspettato una critica sul ritardo del provvedimento, non il contrario. Anzi: serve fare ancora di più per semplificare i tempi». Specifica: «Negli ultimi decenni si è esagerato con la grande distribuzione. Non servono nuove grandi aree commerciali nella città. Il punto è rendere il centro più attrattivo». Domanda il sindaco: «L’ex Cubo è un contenitore vuoto: vogliamo dargli un’opportunità d’investimento? Le grandi catene d’abbigliamento sono un problema per il centro? Più locali ci sono, meglio è per tutti. Il commercio non va visto come antagonismo. Così le strutture medie, fino a 2000 metri quadrati, potranno investire. Finora, invece, erano costrette a virare nei supermercati, fuori dal centro storico». Chiude: «Non appartengo al partito del rinvio. Sono per la politica che si prende le sue responsabilità nelle decisioni».

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>