Un lettore denuncia: “In Tribunale due pesi e due misure, a me hanno negato l’accesso in bermuda e ad altri no”

di 

18 agosto 2015

Dal lettore Luca de’ Carlo riceviamo, e pubblichiamo, la seguente segnalazione su un fatto accadutogli stamane in Tribunale a Pesaro:

Tribunale Pesaro

Il Tribunale di Pesaro

Gentile radazione,

Vi segnalo un piccolo fatto increscioso verificatosi questa mattina.

Verso le 10.45 di questa mattina 18 agosto, mi sono recato al tribunale di Pesaro con moglie e figlia, per delle visure, all’ingresso del tribunale stesso, la guardia con fare “superiore” mi chiede cosa dovevo fare, e dopo avergli spiegato il tutto mi comunica che con i pantaloncini corti non sarei potuto entrare (Faccio presente che avevo dei bermuda). Durante la breve chiacchierata la guardia era al telefono cellulare.

Compresa la direttiva mi metto seduto all’esterno senza neanche brontolare, lasciando proseguire moglie e figlia dopo aver depositato la borsa all’ingresso, fino a quando vedo entrare un altro maschietto anche lui con bermuda e quest’ultimo viene lasciato passare.

A questo punto mi dirigo verso la guardia, chiedendo spiegazioni, e la guardia mi dice più di una volta che il signore in bermuda era stato fatto uscire. Dato che ero davanti alla porta, e non era uscito proprio nessuno, chiedo alla guardia se crede che io sia scemo o se mi stesse prendendo in giro in quanto ero sicuro che non era uscito. Messo davanti all’evidenza, la guardia stessa innervosendosi, allora cambia versione e dice che il tipo in bermuda era autorizzato.

La spiegazione non mi era andata a genio e chiedo ulteriori spiegazioni, la guardia sempre più innervosita dice che non è tenuto a dirmi null’altro. Insistendo da parte mia, e dicendogli che senza nessun tipo di spiegazione mi sarei sentito libero di entrare anche io, la guardia mi minaccia di chiamare i carabinieri. Il tutto sempre tenendo il suo cellulare all’orecchio. Nel frattempo entra facendo suonare il portale di controllo e chiaramente senza depositare nulla una donna con pantaloncini cortissimi e cane al guinzaglio, senza colpo ferire.

Dato la minaccia, davanti alla guardia chiamo io il 112, e in questo caso mi sento di fare i complimenti al carabiniere che ha risposto per la gentilezza, la comprensione ed il modo di esporsi. Il carabiniere, dopo aver ascoltato le mie rimostranze, mi comunica che non è la prima telefonata che riceve per lo stesso motivo, e mi chiede se richiedo l’intervento di una pattuglia. Chiaramente per una cosa simile non mi sono sentito di far muovere dei professionisti che sicuramente hanno cose più serie e importanti della mia, quindi ci siamo lasciati.

Visto che nel frattempo stava uscendo mia moglie e stavo lasciando perdere la questione, la guardia sempre più boriosa e sempre al cellulare, quasi gongolante, esce dal tribunale per seguirmi con lo sguardo fino alla svolta in via La Marca.

Detto questo mi sorgono alcune domande:

1. il Tribunale non dovrebbe essere il tempio della giustizia? Amio modesto parere, stamattina non è stato così.

2. la guardia durante il suo turno di lavoro deve per forza stare sempre al cellulare?

3. Con che criteri vengono fatte passare alcune persone ed altre no, mi riferisco anche all’allarme all’ingresso.

4. la legge è uguale per tutti?

Cordiali saluti

Luca de’ Carlo

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