Viaggio nei problemi del basket italiano, seconda parte: riportare il pubblico nei palazzetti, la Nazionale, scarsa competitività in Europa

di 

18 agosto 2015

PESARO – Seconda parte della nostra analisi sullo stato di salute del basket italiano a 45 giorni esatti dall’inizio del campionato, dopo aver esaminato i difficili rapporti coi media e la situazione abbastanza rosea degli sponsor (per leggere la prima parte clicca qui), oggi sotto l’occhio di ingrandimento di Pu24.it ci sono la scarsa competitività delle squadre italiane nelle Coppe Europee, come riuscire a portare più pubblico nei palazzetti e la possibilità che sia la nazionale di Pianigiani a trainare la pallacanestro italiana fuori dalle sabbie mobili.

LE SQUADRE ITALIANE E LE COPPE EUROPEE:

Saranno otto le formazioni italiane impegnate nelle coppe europee 2015-16: In Eurolega a tenere alta la bandiera tricolore ci proveranno i Campioni d’Italia del Banco di Sardegna Sassari e l’Armani Jeans Milano, per cercare di riportare il trofeo in Italia quindici anni dopo l’ultimo successo targato Virtus Bologna, ma le speranze non sono molte contro corazzate come il Cska Mosca, il Maccabi Tel Aviv, il Barcellona e il Real Madrid, le due squadre ateniesi e la grande avanzata del basket turco, con tre squadre di Istanbul e il Karziyaka Izmir, senza contare i progressi compiuti in Germania, dove il Bamberg di coach Trinchieri e il Bayern Monaco saranno avversarie difficili da battere, l’Italia – persa Siena – si è ritrovata con la sola Milano ad avere in mano la licenza triennale, brutto segnale per un movimento che fino a qualche anno fa poteva contare su quattro formazioni, ma ormai per puntare alle Final Four, servono budget ben superiori ai 10 milioni annui, cifre che in Italia nessuno si può permettere e l’approdo di Milano e Sassari alle Top 16 sarebbe già un risultato apprezzabile.

In Eurocup saranno quattro le formazioni italiane impegnate, con l’ambiziosa Reggio Emilia che proverà ad entrare in Eurolega dalla porta di servizio – chi vince l’Eurocup si assicura un posto al piano di sopra – stesso obiettivo dell’Umana Venezia di coach Recalcati, con l’Enel Brindisi – inserita nello stesso girone degli emiliani – pronta ad essere la mina vagante, mentre la Dolomiti Energia Trento – debuttante assoluta – saggerà per la prima volta le sue ambizioni europee, ma l’Eurocup è un torneo molto competitivo, dove le quattro spagnole sono le favorite d’obbligo, senza dimenticarsi delle squadre dell’est europeo – Zenit San Pietroburgo e Unics Kazan – e anche in questo caso non nutriamo troppe speranze di un successo finale da parte di una delle nostre formazioni.

Ma la vera novità della stagione è il prepotente ritorno della Fiba – intenzionata a mettere i bastoni nelle ruote all’Euroleague del commissioner Jordi Bertomeu – con la creazione della nuova Fiba Europe Cup – ex Eurochallenge – competizione ad inviti, con Varese e Cantù che proveranno a ripetere i successi di un lontano passato in un torneo a 56 squadre senza una vera favorita.

Raggiungere le Final Eight nelle loro competizioni sarebbe già un grosso traguardo per le nostre otto rappresentanti, che pagano la mancanza di vere stelle in un campionato come quello italiano che non riesce più ad attirare e trattenere i suoi top player.

COME INCREMENTARE IL PUBBLICO DEL BASKET:

Kevin Costner nel film “L’uomo dei sogni” diceva: If you build it, he will come” che in italiano si può tradurre con la frase: se lo costruisci, saranno loro a venire da te”, ma di palazzetti nuovi all’orizzonte da riempire con nuovi affezionati, non c’è né nemmeno l’ombra e l’anzianità e la scarsa accoglienza dei nostri impianti rimane uno dei principali problemi del basket italiano. Al di là di qualche isola felice – Pesaro, Milano e Bologna, in palazzi comunque che sono già diventati maggiorenni – la situazione non è per niente rosea, con realtà come Cantù e Reggio Emilia che da anni aspettano nuovi impianti, costringendo le due squadre a traferirsi a Desio e Bologna per le partite di cartello, a Sassari si cercherà di guadagnare mille posti ampliando una curva, a Caserta minacciano di emigrare se non cesseranno i furti di rame al PalaMaggiò, Venezia gioca tutte le sue partite interne nel glorioso, ma vetusto Taliercio di Mestre, che avrebbe bisogno di un bel restyling, stessa situazione del PalaMasnago di Varese e del PalaBigi di Cremona, il PalaPentassuglia di Brindisi ricorda quei palazzi jugoslavi degli anni’70, Avellino, Capo d’Orlando e Pistoia fanno quello che possono per rendere funzionali i loro palazzetti, in una situazione per niente rosea dove si salva Trento – con un palazzo nato per il volley – e la neopromossa Torino che giocherà principalmente al PalaRuffini con la possibilità comunque di trasferirsi in palazzi da 10000 posto in caso di necessità.

Cusin e Hackett ai tempi della Vuelle

Cusin e Hackett ai tempi della Vuelle

Bisognerebbe in questo caso seguire l’esempio del calcio, dove la Juventus è stata la prima a capire l’importanza di dotarsi di uno stadio di proprietà, esempio già seguito da Udine, con le milanesi e le romane pronte a fare il grande passo, il palazzetto dovrebbe diventare un luogo di aggregazione, con il pubblico che comincia ad arrivare anche due ore prima dell’inizio del match, attirato magari dalla possibilità di visitare un museo dedicato allo loro squadra del cuore od assistere alle partite degli juniores, che potrebbero giocare le loro partite casalinghe subito prima dei titolari, invece se il pubblico italiano parte due ore prima da casa, lo fa per trovare un posto macchina decente e non dover fare una fila chilometrica alla fine del match, a cui assisterà seduto su scomodi seggiolini che hanno visto tempi migliori, in palazzi dove si suda o si gela e dove trovare un megaschermo che trasmetta immagini e risultati dagli altri parquet sembra un’operazione troppo complicata per il 2015.

Nonostante tutto questo il pubblico italiano è in lento, ma costante aumento, segnale che la passione per la palla a spicchi è sempre ben radicata nel nostro paese, anche se è inevitabile un po’ di invidia per un campionato come quello spagnolo, dove si gioca prevalentemente in palazzetti di ultimissima generazione da oltre 10.000 posti e quasi sempre pieni.

LA NAZIONALE ITALIANA AGLI EUROPEI 2015

C’è chi dice che questa sia la Nazionale col maggior talento di sempre, difficile stabilirlo ma è innegabile che un quintetto composto da Hackett, Belinelli, Datome, Gallinari e Bargnani non tema troppi confronti, almeno a livello europeo, ma come ben sappiamo non conta solo il talento puro negli sport di squadra, dove a fare la differenza spesso sono l’abnegazione e la capacità di creare un gruppo omogeneo che vada per oltre due mesi d’amore e d’accordo e nella stessa direzione. Coach Pianigiani deve ancora scegliere i 12 – tra 16 – che prenderanno parte dal 5 settembre all’Europeo che Sky trasmetterà in esclusiva con un canale dedicato e anche questo è un segnale della profondità del nostro roster, perché gente come Peppe Poeta, Amedeo Della Valle, Achille Polonara o Riccardo Cervi ( i 4 probabili esclusi) in realtà come Pesaro, partirebbero tranquillamente nello starting five da protagonisti e far uscire dalla panchina atleti del calibro di Alessandro Gentile e Pietro Aradori è un lusso che non tutte le squadre si possono permettere, ma non pensate che l’Italia sia la favorita di questa competizione, perché per arrivare a disputare la finale nel mega impianto di Lione – 27.000 posti! – il prossimo 20 settembre, la nazionale di Pianigiani dovrà superare almeno tre grossi scogli:

Il primo è un girone di qualificazione infernale, dove oltre all’Islanda, l’Italia dovrà affrontare Spagna, Serbia, Turchia e Germania, e se è vero che passano agli ottavi quattro formazioni su sei, bisogna sempre tenere in considerazione gli incroci del turno successivo, con il pericolo di trovarsi subito di fronte la Francia o la Russia nell’eliminazione diretta.

Il secondo è la cronica mancanza di un centro puro di livello europeo, compito che Marco Cusin riesce a ricoprire solo a sprazzi, con Riccardo Cervi e/o Davide Pascolo ancora troppo acerbi, c’è sempre la possibilità di schierare Bargnani da cinque, ma la prima scelta assoluta del 2006 non ha la necessaria cattiveria difensiva per contrastare centri più massicci di lui e spesso coach Pianigiani dovrà ricorrere ai 205 cm di Nicolò Melli per risolvere i problemi, almeno in difesa.

Il terzo è la capacità di Andrea Cinciarini di diventare un playmaker di caratura internazionale, perché il futuro regista di Milano si troverà davanti avversari che hanno giocato centinaia di partite Nba e non sarà facile per lui trovare il suo spazio, rimane sempre l’opzione Hackett, ma forse ci vorrebbe un terzo play che uscendo dalla panchina, sia in grado di cambiare ritmo al match, compito che difficilmente Poeta o Vitali riusciranno a compiere.

La storia ci insegna che i successi della Nazionale sono sempre stati fondamentali per il futuro del basket italiano e mai come quest’anno l’Italia sembra in grado di ben figurare in un Europeo che qualificherà le due finaliste direttamente alle Olimpiadi di Rio, anche se l’obiettivo minimo rimane arrivare nelle prime sette, per partecipare al torneo preolimpico che qualificherà altre tre squadre europee ai Giochi Olimpici del 2016, dove l’Italia manca dal 2004.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>