Per Acacia Scarpetti (Idv) i ristoranti in spiaggia sono un errore: ecco perché

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22 agosto 2015

Luca Acacia Scarpetti*

PESARO – A chi non piacerebbe cenare in spiaggia? Ve lo dice uno che nel 2000 riuscì a far tornare le famose feste da ballo in spiaggia (con il voto contrario del nostro sindaco attuale). Le condizioni allora però erano ben diverse: in città non c’era un luogo ove poter ballare, e bisognava dare una risposta ai giovani.

Oggi pensare di concedere ai bagnini di poter fare un vero ristorante è una follia. Si ucciderebbe definitivamente il tessuto commerciale esistente, viale Trieste chiuderebbe per lutto, tutte le attività fisse soffrirebbero sino a mettere in pericolo la loro sopravvivenza, lasciando il deserto per i nove mesi non estivi.

I bagnini non hanno bisogno di fare anche un ristorante, già quella licenza che hanno è uno sfregio al commercio e ai ristoratori fissi. I bagnini hanno bisogno di acqua pulita e sabbia per i loro ombrelloni. Bisogna far arrivare in battigia i milioni di metri cubi di sabbie bloccati dalle dighe, bisogna completare gli allacci delle fogne al depuratore, operazione fatta da tutti i comuni limitrofi da oltre 20 anni, bisogna costruire porti che non blocchino il movimento delle sabbie.

Per fare questo però non servono annunci, boutade, e proclami. Non basta neanche accendere una pur simpatica candela. Bisogna lavorare sodo e saper cosa fare, con tecnici seri e competenti. Come concedere poi di realizzare nuovi volumi in spiaggia, in vigenza dell’articolo 32 del PPAR?

Cara giunta comunale, ripensate attentamente alle vostre scelte, a volte le buone idee costano poco, solo un po di umiltà.

*IDV

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