A Gabicce il mondo dell’adozione. Mazzarotto (Lazio): “Welfare di comunità e collaborazione pubblico-privato”

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27 agosto 2015

GABICCE MARE – Il freno alla fuga delle coppie dall’adozione internazionale è la creazione di un efficiente sistema di welfare basato sulla collaborazione tra pubblico e privato, che sappia accompagnare le famiglie nel loro percorso di accoglienza. È ciò che auspica Antonio Mazzarotto, dirigente delle Politiche Sociali della Regione Lazio, intervenuto mercoledì 25 agosto a Gabicce Mare, nel corso della prima giornata del convegno “Adozione  internazionale in cerca di futuro. La scelta politica dell’accoglienza”.

La sua Regione è una delle 4 che ha sottoscritto con l’Arai (Agenzia regionale per le adozioni internazionali, l’unico ente pubblico del settore, con sede in Piemonte) una convenzione per la creazione di un’agenzia regionale pubblica nel proprio territorio. Una scelta più volte criticata, in particolare su 3 aspetti. Perché in un momento in cui il welfare sociale diviene progressivamente appannaggio del privato, si decide si istituire un ente pubblico? Perché farlo proprio in un settore come quello delle adozioni internazionali, da sempre in Italia monopolizzato dal privato? Perché spendere risorse nella creazione di un ente pubblico, piuttosto che sostenere le famiglie o gli enti che seguono le coppie?

Domande a cui Mazzarotto risponde con precisione, partendo dalle ragioni che hanno provocato l’attuale crisi dell’adozione internazionale. “Non si tratta di una crisi congiunturale, legata alla crisi economica – sostiene il rappresentante della Regione Lazio -, ma di un blocco della crescita del sistema. In Italia abbiamo un’unica autorità centrale, la Commissione Adozioni Internazionali, dedicata soprattutto ai rapporti diplomatici con gli altri Paesi. Un’istituzione così può andare bene se gli enti e le famiglie sono poche. Se gli enti sono 62 e le famiglie migliaia, è ovvio che la Cai non riesce a reggere. Ciò che serve, a questo punto, è una nuova organizzazione istituzionale”.

È in quest’ottica che le Regioni possono far crescere il loro ambito di intervento nel settore. “Un sistema fondato sulle Regioni – spiega Mazzarotto – permetterebbe a queste ultime di esercitare le proprie funzioni regolatrici e di implementare un servizio pubblico diretto nei confronti di enti e famiglie, regolando l’attività dei primi e organizzando meglio il proprio know how”.

Si arriverebbe quindi a una maggiore uniformità all’interno di un sistema che vede attualmente 62 enti, “troppi”, agire senza regole comuni. “In tal modo invece – prosegue Mazzarotto – gli enti avrebbero l’’obbligo’ di mettersi d’accordo e seguirebbero standard procedurali comuni. All’estero potrebbero unirsi per risparmiare sui propri costi, e quindi permettere anche alle famiglie di spendere meno, pur mantenendo in Italia la propria identità associativa”. Quello che il dirigente della Regione Lazio chiede, insomma, è uno sforzo di umiltà che porti tutti gli attori del sistema a compiere un passo indietro e a fare rete. “Ciò che le famiglie chiedono – evidenzia Mazzarotto – non è solo una maggiore accessibilità economica all’adozione, ma soprattutto una maggiore trasparenza, soprattutto sui costi”.

Obiettivi raggiungibili solo con un rafforzamento dei rapporti tra enti e istituzioni, abbandonando le ideologie che immaginano un eterno dualismo tra pubblico e privato. “Un buon welfare ha bisogno di entrambi: un privato forte e un pubblico efficiente. Passando sempre da una precisa valutazione dei risultati raggiunti: solo così si potrà dare alle famiglie un’idea trasparente dei soggetti con cui dovranno relazionarsi nel loro percorso di adozione”. È proprio in questo quadro che Mazzarotto definisce “welfare di comunità” che si inserisce la scelta della Regione Lazio di aderire alla convenzione con l’Arai.

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