Mombaroccio, il grido di dolore del sindaco: “Poche risorse, bisogna fondersi con Pesaro”

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5 settembre 2015

Angelo Vichi

Angelo Vichi, sindaco di Mombaroccio (foto Danilo Billi)

Angelo Vichi*

MOMBAROCCIO – Poco più di un anno fa, alcuni amici e conoscenti mi hanno chiesto di candidarmi a sindaco di Mombaroccio, formando una lista civica per cercare di portare avanti idee nuove e diverse dal passato. Una sfida senza dubbio stimolante. Che però, come previsto, nel duro confronto con la realtà si è subito rivelata estremamente complessa, anche e soprattutto per l’eredità del difficile contesto storico.

Pendenze legali fuori bilancio; un depuratore comunale che stava per crollare; un centro medievale in declino. E, in aggiunta ai tanti problemi, il cappio al collo del patto di stabilità, con il continuo taglio delle risorse da parte dello Stato.

Fino a qualche anno fa – ed era vero – si diceva che fare il sindaco fosse il mestiere più bello del mondo. Oggi lo è ancora. Ma il quadro generale è profondamente cambiato. I sindaci sono lasciati soli, senza mezzi e risorse per rispondere alle esigenze dei cittadini. Insomma, come ha scritto la giornalista Concita De Gregorio, “ci mettono a fare qualcosa che poi ci impediscono di fare”.

Ma se sei il sindaco devi a tutti i cittadini delle risposte. Anche a chi non ti ha votato. Non puoi permetterti di aspettare la manna dal cielo. E allora ti guardi intorno e ti confronti con tutto e con tutti. I piccoli Comuni, in particolare, oggi sono più o meno nelle stesse condizioni. Anche da questo dato si comprende bene come la ricerca delle soluzioni non possa rimanere confinata all’interno di una singola cinta muraria.

I cittadini pagano le tasse e hanno diritto ai servizi, anche se le disponibilità finanziarie dei Comuni vengono continuamente tagliate dallo Stato per colmare il pozzo nero del debito pubblico. Con i nostri vicini – Gabicce Mare, Gradara e Pesaro – abbiamo intrapreso un percorso, quello dell’ “Unione dei Comuni del San Bartolo e del Foglia”, che sicuramente è valido e può aiutare Mombaroccio ad alleggerire il peso di un fardello pesantissimo. Credo però che, per noi, sia arrivato il momento di riflettere su soluzioni nuove. In grado veramente di rilanciare Mombaroccio, per uscire da una situazione di perenne precarietà.

Non è possibile rinunciare passivamente al miglioramento di servizi pubblici come viabilità, trasporti, impianti sportivi, sostegno alle famiglie e ai portatori di handicap.

Non è giusto rinunciare alla realizzazione di opere essenziali come una nuova scuola materna antisismica, una piazza a Villagrande che diventi un centro d’incontro e di socializzazione, una riqualificazione energetica delle scuole e degli immobili pubblici.

E’ sicuramente un grido di dolore. Ma perché rassegnarsi al progressivo decadimento di un centro storico unico, che potrebbe essere notevole polo attrattivo per attività culturali, turistiche e di promozione del territorio? Perché non stimolare la vitalità delle frazioni di Montegiano, Cairo e Villagrande?

Il recupero dell’intero Palazzo Del Monte, la sistemazione delle fognature e delle mura medievali, il rifacimento del chiostro e del Palazzo civico, l’ampliamento dei parcheggi e altre opere collegate non possono più aspettare.

Riusciamo solo a mettere qualche pezza qua e là – e solo quando ce lo possiamo permettere – ma non siamo in grado di fare investimenti durevoli, che scongiurino cedimenti strutturali su immobili storici e frane in siti a rischio nelle quattro frazioni.

Per questo è necessario che i cittadini e tutte le forze politiche di Mombaroccio ragionino su un tema nuovo che, andando oltre l’istituto dell’Unione, possa davvero garantire il nostro sviluppo e rilancio.

E’ urgente la necessità di fare insieme scelte importanti che, nell’interesse di tutti i mombaroccesi, possano dare veramente il segno di un cambiamento da condividere con tutti i cittadini di qualsiasi schieramento politico e, naturalmente, con i loro rappresentanti.

Un percorso che porti alla fusione col Comune di Pesaro.

Scelta che libera importanti risorse finora bloccate dal patto di stabilità e garantisce cospicui contributi statali almeno per i prossimi dieci anni, dando a Mombaroccio un’occasione unica per realizzare progetti altrimenti destinati a restare confinati nel mondo dei sogni.

Comuni vicini a noi come Serrungarina, Saltara e Montemaggiore al Metauro stanno già lavorando per fondersi. Altri, vedi Sant’Angelo in Lizzola e Colbordolo, l’hanno già fatto, ottenendo considerevoli benefici economici.

Con le opportune garanzie di rappresentanza politica e territoriale, Mombaroccio manterrebbe la sua identità e la sua storia uscendone con un’immagine rivitalizzata e con un futuro non più segnato, non per sua colpa, dallo spettro di un inevitabile declino.

Chiedo a tutti i cittadini di Mombaroccio di guardare avanti con serenità a un progetto che supera le attuali barriere, i confini del territorio, le limitazioni dei bilanci, per proiettare anche Mombaroccio e la sua storia nel terzo millennio.

*Sindaco di Mombaroccio

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