Pollicino sotto la cintura? La sessuologa di De.Sidera parla della “Sindrome dello Spogliatoio”

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9 settembre 2015

Dott.ssa Arianna Finocchi*

Sindrome da spogliatoioLe richieste di “rimodellamento intimo” stanno aumentando a dismisura. La chirurgia genitale non conosce limiti e in questo periodo, in particolar modo quella maschile, sta raggiungendo le vette di quella che fino a poco fa era quasi totalmente appannaggio delle donne. Insieme alla vaginoplastica e al ringiovanimento vaginale, le operazioni ai genitali maschili sono la metodica chirurgica a più alto indice di crescita.

Ma perché l’uomo e soprattutto quello italiano vuole rifarsi il look genitale? Spesso dietro a una richiesta di questo tipo c’è un disagio e una problematica che riguarda la forma e/o le dimensioni del proprio pene, la voglia di fare bella figura, non tanto con la partner che anzi spesso è contraria all’intervento, quanto piuttosto nel gruppo dei pari.

Alcuni uomini ritengono di avere il pene diverso dalla norma, una convinzione, spesso immotivata, che causa ansie e timori; la convinzione di avere un pene troppo piccolo, ma anche troppo grande, troppo curvo oppure con anomalie legate al glande o al prepuzio. Questa condizione, chiamata popolarmente “Sindrome dello Spogliatoio”, ha un nome scientifico ed è Dismorfofobia Peniena.

Chi soffre di questa sindrome vive un senso di inadeguatezza riferente al proprio pene messo a confronto con quello degli altri in situazione di nudità sociale, per cui tende ad evitare di fare la doccia insieme ad altri uomini dopo l’attività sportiva nel timore di essere sottoposto a giudizio per via delle dimensioni o della forma dei propri genitali. A volte queste preoccupazioni non sono motivate dalla presenza di reali anomalie, ma ciò non impedisce ad alcuni uomini di diventare preda di idee ossessive e di comportamenti compulsivi, come il guardarsi continuamente allo specchio nel tentativo di confermare le proprie valutazioni o ricorrere a frequenti controlli medici per potere correggere il (presunto) problema.

Ma qual è la dimensione “normale” dell’organo genitale maschile? I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene hanno evidenziato alcune dimensioni di normalità statistica, ovvero relative alla media della popolazione; i dati evidenziano una normalità a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza pari a 11-12 mm.

Lo stato di flaccidità del pene ha una dimensione variabile che dipende essenzialmente da alcuni fattori:

– la struttura anatomica costituzionale dell’individuo;

– agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende); oppure troppo fredde (il pene si restringe);

– condizioni di “salute” dello stesso individuo.

La percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale può essere visivamente distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte. Infatti lo stesso pene può sembrare più grande o più piccolo in funzione della propria statura o del proprio peso, se si è obesi o molto muscolosi; gli uomini hanno l’abitudine di farsi un’idea del proprio pene abbassando lo sguardo e guardandolo, ma il pene così apparirà più piccolo di quanto sarebbe se lo si guardasse di fronte, allo specchio, o se qualche altra persona lo guardasse e lo valutasse per noi. L’insicurezza personale contribuisce ad aggravare queste “illusioni” ottiche; molti uomini che si convincono del fatto che i propri organi genitali siano differenti rispetto agli standard medi provano scarsa stima per se stessi. Le loro ansie diventano di frequente motivo di disagio, non soltanto nelle relazioni sessuali, ma pure nei rapporti sociali e professionali, nei casi più gravi spingendo i soggetti con dismorfofobia all’isolamento.

Anche la scarse conoscenze che si hanno in merito all’apparato genitale maschile possono essere la causa di tanto timore a confrontarsi con gli altri e delle convinzioni in merito alla normalità della propria forma.

Gli specialisti concordano nel ritenere che è opportuno parlare di micropene quando la sua lunghezza, in stato di erezione, è inferiore ai 7 centimetri. Condizione davvero molto rara. Questo è stato definito in base all’impossibilità, con tali dimensioni in erezione, di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm, quindi un pene che in erezione ne misura mediamente il doppio non avrà particolari difficoltà durante il coito.

Accennando alle caratteristiche dei genitali femminili è importante ricordare che la dimensione della larghezza vaginale può essere definita una cavità virtuale; a riposo le sue pareti sono normalmente unite e si adattano al pene durante il coito. Possiede una grande elasticità e si conforma a dimensioni diverse, non perde mai il contatto con il pene che la penetra. Spesso alcuni uomini durante la penetrazione hanno la convinzione che il loro pene non sia adatto per quella vagina. Questo avviene essenzialmente perché è presente un’abbondante lubrificazione vaginale. Sarebbe necessario ricordarsi che, se la vagina è particolarmente lubrificata, la donna sta vivendo un costante e piacevole stato di eccitazione e si dovrebbe godere di ciò, invece di farsi problemi sull’abbondanza del liquido vaginale e sulle dimensioni del pene.

Le misure – certo – contano, eccome, anche per le donne. Nei rapporti in realtà non sarebbe la lunghezza, come molti uomini credono, ma piuttosto la circonferenza del pene a influenzare la loro soddisfazione sessuale.

Una corretta diagnosi differenziale per comprendere il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale è indispensabile e utile.

Quando la richiesta di eventuali interventi di allungamento non sia direttamente correlata a una reale caratteristica di micropene, vi sarà una dismorfofobia peniena, che difficilmente si risolverà con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche.

E’ in questo caso che occorre l’intervento di un sessuologo o di uno psicologo che miri a lavorare sul vissuto problematico del soggetto e a trovare le cause di questo disturbo per approntare un corretto piano terapeutico.

Concludendo, l’intervento chirurgico va considerato solo se esiste realmente una qualche anomalia nella forma o nelle dimensioni del proprio pene : esso può rappresentare una soluzione capace di sollevare il paziente dalle sue preoccupazioni, restituendogli una normale vita sessuale e di relazione.

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

DeSidera

Chi siamo:
L’associazione di psicologia e sessuologia “de.Sidera” vuole essere uno spazio culturale di discussione di tematiche psico-sessuologiche, un momento per riflettere sulla propria sessualità, per rendersi consapevoli che il piacere, in ogni ambito, è accessibile, basta volerlo.

L’ associazione “de.Sidera” è formata da psicologhe e sessuologhe e si occupa inoltre di servizi alla persona attraverso consulenze all’individuo, alla famiglia e alla coppia e fornisce servizi di consulenze ai professionisti.

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Un commento to “Pollicino sotto la cintura? La sessuologa di De.Sidera parla della “Sindrome dello Spogliatoio””

  1. marco scrive:

    come sempre si tratta il tema a metà forse perchè è più comodo così. Qui si distingue chi è normale dai 12 cm in su a quelli handicappati sessuali che hanno meno di 7 cm. Bene, e quelli che vanno dai 7 cm agli 11 cm che cosa sono? Non sono handicappati sessuali anche quelli? Non sono soggetti incapaci di soddisfare una donna anche quelli? E perchè per i medici non esistiamo?? Perchè questo gruppo di soggetti appartenenti al genere maschile (che però non si possono definire uomini perchè non hanno il pene dai 12 cm in su) non viene mai considerato?? Noi non siamo affetti da dismorfofobia peniena perchè abbiamo il pene piccolo e non sufficiente a fare l’amore con una donna!! Ecco, quando si tratta un problema meglio trattarlo fino in fondo altrimenti è preferibile parlare d’altro.

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